Sofia è stata una scelta a caso di metà maggio, cioè quando ho scoperto che Massimo avrebbe avuto il 2 e il 3 giugno liberi.

Si parlava da qualche mese di provare a fare una di quelle gite di 24/48 ore basata sulla tariffa più low cost che avrei trovato, ed eccoci qua con Sofia depennata dalla lista delle capitali europee da visitare. Ecco com’è andata.

24 ore a Sofia

Come ricordo sempre a mia madre, Ryanair segue perfettamente il vecchio detto cinese sulle low cost: pagale poco, alzalsi plesto plesto. In questo caso specifico pagale poco, non dolmile un cazzo perché il volo di andata era alle 8 (→ sveglia alle 5.30) e quello di ritorno alle 6.40 (→ sveglia alle 4.15 *inserire imprecazione qui*).

Però devo dire che i voli al mattino presto per me hanno sempre un certo fascino. Li associo ai viaggi più fighi, non c’è traffico, c’è poca gente in aeropor… ah, no. Quello no. Non a Ciampino da quando c’è Ryanair. Mo se vai a Ciampino all’alba ti ritrovi in mezzo a un casino che pare di stare al mercato a mezzogiorno.

Di quel passaggio ricordo solo l’addetto alla sicurezza che mi ha fermata pensando che portassi uno spray nello zaino. Mentre ne svuotavo tutto il contenuto sul tavolo mi sono lanciata nella frase mafffigurati, non me so’ portata manco er deodorante, pensa se c’ho lo spray! E io intendevo dire che m’ero portata il deodorante in crema, ma mi rendo conto che il non specificare questa cosa mi ha fatto fare una leggera figura di merda.

24 ore a Sofia

Comunque, quando atterri a Sofia tocca mettere l’orologio un’ora avanti, e poi ti conviene cambiare subito gli euro in lev, la moneta bulgara, perché in città ci si arriva con la metropolitana o col taxi e un piccolo gruzzoletto serve subito. Per sapere dove è meglio cambiare i soldi, a quanti euro equivalgono e compagnia bella leggi → Sofia: 8 curiosità e informazioni pratiche.

In circa un’oretta di metropolitana si arriva a Serdika che, oltre ad essere uno dei vecchi nomi di Sofia (anche questo l’ho spiegato nell’altro post), è la fermata centrale delle due linee di metropolitana della città. Noi comunque avevamo l’hotel lì vicino e da lì ci siamo mossi solo a piedi.

24 ore a Sofia statua di Sofia

La statua di Sofia si trova proprio fuori dalla stazione di Serdika!

Lì a Serdika è successa una cosa stranissima.

A mezzogiorno in punto, mentre camminavamo in direzione dell’hotel, sono partite in contemporanea le campane di una chiesa lì vicino e una sirena, tipo quelle antiaeree, che sembrava provenire dalla moschea Banya Bashi. Tutti intorno a noi si sono fermati. TUTTI. Chi stava camminando si è fermato, chi stava salendo le scale è rimasto fermo sui gradini, chi guidava ha fermato la macchina, è sceso ed è rimasto in silenzio lì accanto.

Lì per lì ho detto “oddio, ma che c’attaccano?! Ma che stamo in guerra co’ qualcuno e non lo sapevo?!“, poi ci siamo fermati anche noi pensando che fosse collegato ad un qualche brutto episodio della storia bulgara, e abbiamo aspettato in silenzio insieme agli altri. E’ andata avanti per buoni cinque minuti, poi è tornato tutto normale e abbiamo ripreso il cammino. Cercando su Google abbiamo scoperto che la sirena viene suonata in giornate prestabilite e che serve a ricordare i caduti delle guerre bulgare.

24 ore a Sofia

24 ore a Sofia

Uno dei motivi che mi hanno spinta a scegliere di visitare Sofia è stato il suo essere relativamente piccola e facile da girare a piedi. E infatti l’unico mezzo che abbiamo preso è stato la metropolitana per arrivare in centro dall’aeroporto.

Prima di iniziare il giro, però, ci siamo fermati al negozietto di un tizio che vendeva cibo di vario tipo. Non avevamo nemmeno fatto colazione e iniziavamo a vederci doppio.

24 ore a Sofia

Io mi ero segnata qualcosina da provare, ma lo avevo segnato in alfabeto latino e non in quello cirillico, quindi abbiamo scelto a caso tre tipi di salsicce indicandole col ditino sulla vetrina.

Abbiamo pagato tre salsicce e due bottigliette d’acqua naturale 7 lev (sui 3,50 euro). Dovrebbe trattarsi di kebapche e nadenitsa, due tipi di salsicce bulgare piuttosto speziate. Il kebapche (la parola kebap non è messa a caso, viene da quello turco) è fatto con carne di manzo e maiale, mentre il nadenitsa dovrebbe essere tipo carne di maiale secca. Sono moooolto buone.

In Bulgaria si usa lasciare circa il 10% di mancia quando si compra qualcosa, ma dopo aver mangiato ci siamo resi conto di aver sganciato 10 lev senza aver ricevuto il resto.

24 ore a Sofia

24 ore a Sofia

Abbiamo iniziato il giro proprio dalla moschea Banya Bashi, letteralmente la moschea dei molti bagni, uno dei simboli musulmani della città.

La Bulgaria ha vissuto un lungo periodo di dominazione da parte degli Ottomani, durante il quale molti bulgari furono costretti a convertirsi all’Islam, ma dopo quel periodo molte moschee furono rase al suolo o trasformate in altri luoghi di culto. La moschea di Banya Bashi è quindi rimasta l’unica in cui è possibile praticare la religione musulmana.

Calcola che è stata costruita tra il 1576 e il 1587 da Mimar Sinan, lo stesso architetto che ha realizzato la moschea di Solimano a Istanbul e quella di Selim a Edirne.

L’ingresso è libero, ma noi non siamo entrati.

24 ore a Sofia Banya Bashi

Alle sue spalle sorge il complesso delle terme municipali di Sofia, realizzate su quelli che prima erano hamam turchi. Sono state loro a dare il nome alla moschea.

Io mi aspettavo di fare il bagnetto nelle terme come fanno a Budapest, ma purtroppo quelle di Sofia sono state chiuse nel 1986. So’ arrivata un po’ tardi, come dire.

Ora la struttura ospita il Museo Storico della città, e l’acqua te la puoi giusto bere da una delle fontanelle che sorgono lungo il suo perimetro. E’ acqua minerale termale, dicono che fa bene, ed è calda. Io l’ho assaggiata e non è stata il massimo coi 30°C all’ombra che c’erano quel giorno, però molti cittadini vanno a farne rifornimento per utilizzarla in casa.

Se ti interessa il Museo Storico: apertura da domenica a martedì dalle 10.00 alle 18.00, chiuso il lunedì, costo dell’entrata 6 lev.

24 ore a Sofia

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Terza tappa: la cattedrale di Aleksandr Nevskij, il simbolo di Sofia. E quando ci siamo arrivati ho capito che vederla in foto non rende per niente la sua bellezza.

E’ costruita in stile neo-bizantino ed è dedicata agli eroi russi – Aleksandr Nevskij in particolare – caduti durante la guerra contro gli Ottomani. Al suo interno sono dei grandi candelabri, il buio e l’oro a fare da padroni.

Io sono rimasta folgorata, davvero. Penso che al momento sia la cattedrale più bella che abbia mai visitato.

L’entrata è gratuita, ma se vuoi fare foto devi pagare 10 lev (5 euro). Non so quanto ti conviene, considerando che sei al buio e devi pure evitare il flash. Io infatti ho scattato foto solo dell’esterno.

24 ore a Sofia

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Vicino alla cattedrale si trova anche un mercato delle pulci dove è possibile trovare icone sacre, piccoli souvenir e oggetti militari, come medagliette e cappelli, forse anche dell’epoca comunista.

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A quel punto abbiamo proseguito in direzione di un localetto che in realtà avevo puntato per fare “colazione” e che si chiama Мекица и Кафе. Non chiedermi la traduzione in caratteri latini perché non ne ho idea, ma ti lascio l’indirizzo che è ulitsa Graf Ignatiev 28, 1000 Sofia. Si tratta di un forno in cui si può prendere un caffè accompagnato da una mekitsa (frittella bulgara zuccherata su cui si può mettere marmellata, nutella, o altre ciccionerie dolci) in tutte le salse possibili e immaginabili.

Dicevo, noi stavamo andando al forno, però ormai s’erano fatte le due del pomeriggio e sembrava più logico pranzare direttamente.

Ci siamo fermati nel primo ristorante decente che abbiamo trovato, e che penso faccia parte di una catena: Happy Bar & Grill Rakovska. Purtroppo non è un locale di cucina tipica, te lo dico subito. Le cameriere (tutte donne, gnocche e in minigonna!) sembravano abituate ai turisti e nel menù abbiamo trovato quasi esclusivamente hamburger, tortillas e carne in stile Roadhouse.

Abbiamo ordinato io una tortillas con carne panata e non ricordo quale altra diavoleria, mentre Massimo un piatto a base di manzo e patate. Gli unici tentativi che abbiamo fatto per provare qualcosa di bulgaro sono stati delle polpette di zucchine con salsa (la cucina bulgara ha alcuni piatti che ricordano quelli greci) e una ciabatta (si chiama così nel menù) riempita con formaggio bulgaro, forse il tipico sirene che è un formaggio di capra. Sirene o no, la ciabatta era bona da mori’, ma pure il resto non era male.

24 ore a Sofia

A quel punto siamo tornati in hotel a riposare un po’.

Sulla strada del ritorno abbiamo incrociato la chiesa russa di San Nicola, stupenda, costruita tra il 1907 e il 1914 sopra alle ceneri di una vecchia moschea.


24 ore a Sofia

24 ore a Sofia

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L’hotel si chiama Hotel Anel. L’avevo scelto per la sua posizione in pieno centro, per la possibilità di avere la navetta aeroportuale notturna (a pagamento) e perché pur essendo un cinque stelle costava “solo” 75 euro. Avevo uno sconticino da 15 euro da sfruttare su Booking (ne abbiamo raccolti diversi nel mio gruppo di viaggiatori su Facebook), e 60 euro per un hotel di quella categoria e in una posizione così comoda m’è sembrato un vero e proprio affare. I tre stelle che avevo trovato in zona costavano solo una decina di euro in meno.

L’ultimo motivo è stato la presenza della piscina coperta. Massimo lavora tantissimo nel periodo estivo e volevo fargli staccare un po’ la spina. E’ stata un’idea fantastica, me lo dico da sola.

In hotel un impassibile receptionist – un sorriso manco a pagarlo – ci ha regalato un upgrade della camera, non si sa bene perché, e siamo finiti in una suite costituita da camera da letto mansardata, salottino con divanetto in pelle, terrazzino con vista sul nulla cosmico visto che c’erano le siepi troppo alte, e bagno mooolto carino.

24 ore a Sofia

24 ore a Sofia

Abbiamo subito testato il bollitore – Massimo ha preso l’abitudine di prepararsi un Nescafé appena arriva negli hotel – e il letto gigantesco e morbidissimo. Subito dopo ci siamo fiondati nella piscina. L’acqua era un po’ fredda, ma ce la siamo goduti alla grande anche perché fuori diluviava.

Verso le nove siamo usciti per andare a procacciarci del cibo. Nella strada di fronte all’hotel avevo trovato due taverne bulgare che sembravano carine, ma dopo abbiamo scoperto che nella prima c’era la brutta abitudine di fumare all’interno del locale e nella seconda non amavano particolarmente gli stranieri. Benissimo.

Sulla strada per il terzo locale che m’ero segnata ci siamo un po’ cagati sotto, perché pur essendo sabato sera e pieno centro di Sofia, in giro c’era davvero poca gente e quei pochi che c’erano ci lanciavano strane occhiate. Mettici pure che la strada era scarsamente illuminata e te poi immagina’ il disagio.

Arrivati a Vitosha boulevard, la strada dei locali e dello shopping di Sofia, abbiamo finalmente trovato un ambiente animato. C’erano diversi ristoranti con i tavoli all’esterno, gelaterie, pizzerie, pub, vetrine dei negozi illuminate nonostante la chiusura. Mooolto meglio rispetto a qualche strada prima.

Arrivati davanti al The Hadjidragana Tavern abbiamo letto i prezzi del menù e ci siamo resi conto che non avevamo abbastanza lev in tasca per cenare. In Bulgaria, a differenza di molti altri Stati europei, è spesso difficile che ti lascino pagare col bancomat, quindi non avevamo neanche quel tipo di sicurezza.

E niente, ci siamo buttati nel Mc Donald’s.

 

L’avventura in terra bulgara si conclude qui 🙂 fammi sapere se anche tu hai visitato Sofia, com’è andata e se hai avuto le stesse sensazioni che ho avuto io. Ma soprattutto, tu dove caspita hai cenato?!