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9 usanze della cultura giapponese che ho scoperto viaggiando

Asia

lafolle 20 Novembre 2017 0

Prima di partire per il viaggio in Giappone, un po’ per l’ansia assassina che mi contraddistingue e un po’ per cercare di sopravvivere senza farmi arrestare, mi sono documentata tantissimo: ho letto decine di blog a tema, guide turistiche, siti specializzati e qualsiasi documento che accennasse anche solo minimamente alle stranezze giapponesi. Eppure ci sono nove cose della cultura giapponese che mi sono decisamente sfuggite.

Perché quando dicono che il Giappone è un altro mondo, non stanno mica scherzando. Il Paese del Sol Levante non è solo cartoni animati e sushi, ma ha una storia millenaria costruita su secoli e secoli di isolamento dal resto dell’Asia, vuoi per le guerre affrontate coi Paesi vicini, vuoi per motivi geografici. Eppure, questo arcipelago di ben 6.852 isole a mollo nell’Oceano Pacifico e rappresentato dal Monte Fuji ha molto da raccontare, fra tradizioni giapponesi antichissime e curiosità che farebbero impazzire qualsiasi occidentale. 

Vediamo le curiosità e le usanze giapponesi più particolari che ho scoperto durante il mio primo viaggio!

Giappone e viaggi: all’ingresso nel Paese devi dichiarare di non trasportare frutta

La prima delle stranezze giapponesi l’ho scoperta sul volo per il Giappone e mi ha fatta andare subito in paranoia. Sì perché devi sapere che, poco prima di atterrare in Giappone, gli assistenti di volo ti danno due moduli da compilare dettagliatamente e consegnare al banco per il controllo dell’immigrazione.

Io non ne sapevo nulla, non lo avevo letto su nessuno dei siti che avevo consultato perché, evidentemente, molti davano questa informazione per scontata. Il punto è che NIENTE E’ SCONTATO quando vai dall’altra parte del mondo per la prima volta, santo cielo. 

Hai mai visto Airport Security, con i poliziotti australiani che puntualmente si incazzano coi turisti cinesi perché quelli si portano i quintali di frutta e merce varia nella valigia? Ecco: appena mi hanno consegnato il modulo io mi sono rivista nella stessa scena, però con i poliziotti giapponesi.

In questi moduli bisogna dichiarare di non trasportare troppo denaro, merci non dichiarate o, appunto, merci pericolosissime che rispondono anche al nome di frutta fresca. Non che io sia una fan della frutta imboscata nella valigia eh, intendiamoci, ma la cosa mi ha lasciata piuttosto perplessa. Poi bisogna scrivere dove alloggerai in Giappone, con chi e fino a quando. E se disgraziatamente hai deciso di dormire in due o più posti differenti, ti finisce pure lo spazietto dove devi scriverli.

Allego prove fotografiche dei moduli. La voce relativa alla frutta fresca, purtroppo, si trova sul lato che non ho fotografato di questo modulo ma, fidati, c’è.

Stranezze giapponesi: il modulo di sbarco per gli stranieri in Giappone
Curiosità Giappone: custom declaration form

Bei momenti.

La prossima volta però ditemelo prima eh, che magari non rischio l’infarto prima di atterrare.

Il washlet e lo sciacquone: strana storia

Non si può parlare di curiosità sul Giappone senza nominare il washlet, il protagonista assoluto delle stranezze giapponesi. Si tratta di un tipo di wc dalle mille funzioni automatiche: dalla tavoletta riscaldata al bidet integrato, dal deodorante al… rumore di sottofondo. Sì, perché il washlet ha una funzione che ritengo piuttosto bizzarra: ogni volta che ti siedi sulla tavoletta parte uno sciacquone automatico che va avanti per buono un minuto. Così, a caso, senza che tu spinga niente.

Da qualche parte ho letto che lo sciacquone automatico serve a coprire i rumori della pipì per non far imbarazzare le donne. Del resto nella cultura giapponese è compresa anche una certa dose di pudore. E forse i giapponesi maschi al bagno si divertono a fare il casino che fa l’idrante dei pompieri, e al posto dello sciacquone automatico c’hanno la sirena dell’autopompa. Vai a sapere.

Il tasto per avviare lo sciacquone normale, invece, in Giappone è sempre un mistero.

Una volta ero in un bagno pubblico di Tokyo, avevo finito di fare quello che dovevo fare, e in mezzo ai centinaia di tastini e simboletti non trovavo lo sciacquone. PANICO VERO. Li ho spinti tutti, uno dopo l’altro: ho azionato il bidet davanti, il bidet dietro, il suono dello sciacquone, il suono delle cascate Vittoria, il deodorante ai ciclamini, il riscaldamento, lo Space Shuttle, ma lo sciacquone manco a pagarlo. Sul muro non c’era nessun altro tasto, solo una fotocellula che non serviva a niente. Dopo un quarto d’ora là dentro ero DI-SPE-RA-TA.

Curiosità Giappone: i tasti del washlet
I tasti del demonio

Come me la sono cavata?

Ho chiuso il coperchio del wc, e con la mia miglior faccia da schiaffi ho chiesto aiuto ad una gentil donzella che passava in quel momento davanti alla porta. Quella ancora sta a ride. In compenso ho capito dov’era il maledetto sciacquone, e grazie al cacchio che non lo trovavo: era una LEVA DI METALLO, senza simboli.

Forse quello è stato l’unico momento in cui ho odiato profondamente il Giappone.

Cultura nipponica is… le ciabatte per camminare nel bagno

Parlando di altre curiosità sul Giappone, sappi che in qualunque albergo o casa del Paese del Sol Levante ti daranno due paia di ciabatte a testa. Un paio di ciabatte sono da usare in tutte le stanze, e un altro paio si usano esclusivamente in bagno, anche se la superficie calpestabile di quest’ultimo dovesse essere di mezzo metro quadrato.

Nell’hotel di Tokyo in cui abbiamo passato cinque notti, il Mystays Asakusabashi, avevamo sempre un paio di ciabatte davanti alla porta del bagno. E quando dico che la parte calpestabile del bagno può essere di mezzo metro quadrato, non sto affatto esagerando: questo qui sotto era il nostro!

Curiosità Giappone: un minuscolo bagno giapponese col washlet
Bagni minuscoli e dove trovarli

Anche nel ryokan tradizionale ci hanno viziati per bene: avevamo un paio di ciabatte nere per scorrazzare sui tatami della stanza, e un paio di ciabatte bianche per entrare in bagno, anch’esso minuscolo.

In sostanza: se arrivi in Giappone e ti viene il cagotto, passi mezza giornata in bagno e l’altra mezza a cambiarti in continuazione le ciabatte.

Il grazie giapponese: non si dice solo arigato!

Una cosa che ho ritenuto fondamentale fare durante il viaggio in Giappone è stata provare ad immergermi nella cultura giapponese imparando qualche parola nella lingua locale. Inutile dire che la prima parola che avevo in mente di usare era proprio arigato, il grazie giapponese. Arigato di qua, arigato di là: io sono una che ringrazia sempre pure in italiano, e figurati se non lo faccio nel Paese della buona educazione per eccellenza.

Già.

Sei giorni dopo ho incontrato Stefania, una ragazza italiana che si è trasferita a Tokyo qualche mese fa. Le ho chiesto come mai, quando ringraziavo la gente con arigato, quelli mi guardavano quasi contrariati o non mi rispondevano proprio. La risposta mi è arrivata dritta sullo stomaco come una mazzata, ed è la seguente: in Giappone non si ringrazia con arigato e basta, se non ci si conosce.

La parola arigato, che suggeriscono spesso anche nelle guide turistiche, è in realtà un grazie confidenziale: lo usi quando c’hai confidenza con chi ti sta parlando. Di conseguenza, in Giappone è scortese usare arigato a caso per ringraziare dei perfetti sconosciuti. La forma corretta da utilizzare in questi casi è arigato gosaimasu, che si pronuncia senza la U finale e con la G muta. Perlomeno io l’ho sempre sentito dire “arigato-osaimas” e l’ho pronunciato così.

La metropolitana di Tokyo si può usare anche senza il Japan Rail Pass

Questa cosa del Japan Rail Pass mi ha triturato il cervello per mesi. Lo compro o non lo compro ‘sto Japan Rail Pass se non devo andare a Kyoto? Le sgancio o non le sgancio ‘ste due piotte per l’abbonamento? Non esiste un articolo, un sito, una frase sui mezzi pubblici di Tokyo che non contenga ‘ste tre magiche paroline del Japan Rail Pass.

Il Japan Rail Pass è un abbonamento dei mezzi pubblici che permette di viaggiare su tutte le linee JR del Giappone. Ha una durata variabile che parte dai sette giorni e il costo è dai duecento euro in su. Capirai da solo/a che non si tratta della scelta più economica se non bisogna affrontare un viaggio tra città giapponesi lontane, come Tokyo, Kyoto o Osaka.

La metropolitana di Tokyo infatti si può utilizzare anche senza il Japan Rail Pass: basta comprare un abbonamento a scelta tra la carta Pasmo e la carta Suica, e il gioco è fatto.

Mi rendo conto che queste due card hanno nomi imbarazzanti ma, oh, si chiamano così!

La Pasmo card per viaggiare in Giappone

Le carte Pasmo e Suica sono abbonamenti dei mezzi pubblici locali. Sono utilissime per evitare di calcolare il prezzo del biglietto tra le varie zone tariffarie della città perché il costo del viaggio viene addebitato ai tornelli. Se rimani a Tokyo, una card vale l’altra perché non c’è praticamente nessuna differenza. Non solo: sono riuscita ad utilizzare la Pasmo card anche sui mezzi pubblici di Kyoto, quindi se hai in mente di tornare in Giappone conviene conservarla.

Questo tipo di abbonamento, infatti, funziona come la Oyster Card di Londra: si compra una card magnetica che non ha scadenza e si può ricaricare alle casse automatiche delle stazioni della metropolitana. Per usarla sulla metropolitana è sufficiente passarla sul tornello di entrata e di uscita delle stazioni. Alla fine del viaggio si può restituire nei negozi che riportano il simbolo Pasmo o Suica, che si trovano nelle stazioni e negli aeroporti. E’ facilissimo, e zero sbattimenti.

Curiosità Giappone: i dolcetti con le patate dolci

In Giappone esistono dei dolcettini giapponesi tondi fatti con le patate dolci. Una volta superato lo strano concetto delle patate dentro ad un dessert, scoprirai che queste palline dolci sono davvero deliziose!

Ho trovato i dolci alle patate in un negozietto sulla Nakamise dori durante l’ennesima visita al tempio Senso-ji di Tokyo. Il negozio lo riconosci perché vende tutti dolcetti a forma di pallina, infatti io ci sono entrata convinta di poter comprare i mochi: dolci giapponesi colorati e rotondi fatti con riso glutinoso. Lì non li ho trovati, purtroppo, ma a Kyoto ho assaggiato i mochi al tè verde: spaziali!

Curiosità sulla cultura giapponese: dessert fatti con le patate dolci
Dolci alle patate giapponesi

La cultura giapponese e le regole: le rispettano, ma sono umani pure loro

Un’altra cosa che ho letto spessissimo sul Giappone è questa cosa del rispetto delle regole: “i giapponesi rispettano sempre le regole e i divieti“, “i giapponesi sono i tedeschi dell’Oriente“.

E’ vero: il Giappone è pieno zeppo di cartelli – adorabili e pieni di pupazzetti – che ricordano di rispettare regole più o meno particolari. Dal divieto di lasciare i rifiuti sul marciapiede, a quello di fumare e mangiare mentre si cammina per strada; dal divieto di indossare le scarpe in casa, a quello di visitare le sorgenti termali se si è tatuati.

In generale quando si viaggia bisognerebbe sempre far attenzione alle regole locali e cercare di rispettarle; se queste, poi, hanno a che fare con la cultura giapponese e un popolo così dedito al rispetto per il prossimo, bisogna fare attenzione il doppio.

Questo non vuol dire, però, che in Giappone non vedrai mai un giapponese fumarsi una sigaretta fuori dalle smoking area, o un vagone della metropolitana “women only” privo di maschietti. Anche i giapponesi sono esseri umani, perciò non impressionarti. E soprattutto non sentirti autorizzato ad ignorare le stesse regole!

Onsen e tatuaggi: perché coprire i tatuaggi nelle onsen è sbagliato

Le onsen sono i bagni termali giapponesi, pubblici o privati, che fanno parte della cultura giapponese da secoli. E’ possibile trovarle nelle campagne giapponesi sotto forma di stazioni termali pubbliche, oppure nelle locande tradizionali chiamate ryokan.

Se hai dei tatuaggi purtroppo scoprirai che l’ingresso in molte onsen pubbliche ti verrà negato. Il motivo è che nella cultura giapponese i tatuaggi sono visti come il simbolo distintivo della yakuza, la mafia giapponese, e l’ingresso di persone tatuate può dare luogo a spiacevoli malintesi e occhiatacce da parte, soprattutto, dei clienti più anziani della onsen.

Se hai visto Tokyorama, il mini documentario de La Pina e Diego su Tokyo, avrai visto loro due riempirsi di cerotti prima di entrare nella onsen di Odaiba, essendo tatuati dalla testa ai piedi. Io volevo visitare la stessa onsen e pensavo di poter fare la stessa cosa: il mio tatuaggio è uno e relativamente piccolo, e credevo bastasse coprirlo per non far sospettare nulla. Ma ho scoperto che questa cosa non si fa: i cerotti possono nascondere germi e batteri che non vedono l’ora di infettare le vasche comuni. Inoltre se entri in una onsen vietata ai tatuati e tu ne hai qualcuno coperto da un cerotto, molto probabilmente ti cacceranno lo stesso.

Esistono comunque onsen non turistiche che, incredibilmente, permettono l’ingresso alle persone tatuate: basta fare una ricerca su Google per trovarne qualcuna.

In alternativa puoi prenotare di una onsen privata all’interno di un ryokan, come ho fatto io: te la prenoti per un’ora e ci stai solo tu e il tuo compagno, o la tua famiglia, o i tuoi amici, e nessuno si prende la briga di chiederti se hai tatuaggi. ‘Na favola!

Cultura giapponese e sensi di marcia: in Giappone si sta a sinistra

Concludo la carrellata di curiosità giapponesi parlando di questo: in Giappone si sta a sinistra fermi sulle scale mobili, si sta a sinistra salendo o scendendo le scale normali, e si guida sul lato sinistro della strada. Praticamente devi tenere lo stesso senso di marcia che terresti durante un viaggio a Londra, solo che non sei a Londra.

Per fortuna non ho dovuto pure mangiare con la sinistra, perché ti sfido a usare le bacchette con la mano sbagliata!

→ Leggi anche: Cosa vedere a Tokyo in 3 giorni

→ Leggi anche: Curiosità finlandesi: 10 cose che non sapevi sulla Finlandia

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