Prima di partire per il Giappone, un po’ per l’ansia assassina che mi piglia puntualmente e un po’ per cercare di sopravvivere, mi sono documentata tantissimo. Ho letto blog, guide, siti. Eppure ci sono 9 cose che me so’ decisamente sfuggite: ecco quali.

cosa portare in Giappone

1. Prima di entrare in Giappone devi dichiarare di non trasportare frutta

Sul volo per il Giappone ti danno due fantastici moduli da compilare dettagliatamente prima di arrivare al controllo dell’immigrazione. E io non ne sapevo nulla.

Mortacci de pippo che paura.

Giappone customs declaration form

Modulo namber uàn

Hai mai visto Airport Security in televisione? C’hai presente i poliziotti australiani che puntualmente si incazzano coi turisti cinesi perché hanno la frutta fresca nella valigia? Ecco, appena mi hanno consegnato il modulo io mi sono rivista nella stessa scena, però con i poliziotti giappi.

Giappone disembarkation card

Modulo namber ciù

Il fatto è che te lo chiedono veramente, se c’hai la frutta fresca nella valigia. E se trasporti robe strane. E dove starai in Giappone. E con chi. E fino a quando. E se disgraziatamente hai deciso di dormire in due o più posti differenti, ti finisce pure lo spazietto dove devi scriverli.

Bei momenti.

La prossima volta però ditemelo prima eh, che magari non rischio l’infarto prima di atterrare.

2. Il washlet e lo sciacquone: strana storia

Il washlet, il modernissimo wc giapponese, oltre al bidet in 679894 velocità e punti differenti, fa anche un’altra cosa interessante: appena ti siedi parte uno sciacquone che ti fa compagnia per tipo un minuto. Così, a cazzo, senza che tu spinga niente.

Giappone washlet

Da qualche parte ho letto che serve a coprire i rumori della pipì femminile. Mi dicono solo quella femminile, e mo vai a capire perché solo la nostra. Forse i giapponesi maschi si divertono a fare il casino che fa l’idrante dei pompieri, e al posto del rumore dello sciacquone c’hanno la sirena dell’autopompa.

Il tasto dello sciacquone normale, invece, in Giappone è sempre un mistero.

Una volta ero in un bagno pubblico, avevo finito di fare quello che dovevo fare e in mezzo ai 215698 tastini non trovavo lo sciacquone. PANICO VERO. A una certa li ho spinti tutti, uno dopo l’altro. E’ partito il bidet davanti, il bidet dietro, il rumore dello sciacquone, il rumore delle cascate Vittoria, il deodorante, il riscaldamento, i fiorellini, lo Space Shuttle, ma lo sciacquone no. Sul muro non c’era nessun altro tasto, solo una fotocellula che non serviva a niente. Dopo un quarto d’ora là dentro ero DI-SPE-RA-TA.

Come me la sono cavata?

Ho chiuso il coperchio del wc, ho indossato la mia miglior faccia da culo e ho chiesto aiuto ad una gentil donzella che passava davanti alla porta, dicendo che ero una povera deficiente occidentale e che non capivo quale fosse lo sciacquone. Quella ancora sta a ride, in compenso ho capito dov’era il maledetto. Era una stronzissima LEVA DI METALLO, senza simboli, che io credevo non servisse a niente. Forse quello è stato l’unico momento in cui ho odiato profondamente il popolo giapponese.

3. Le ciabatte per andare al bagno

In Giappone ti danno un paio di ciabatte da usare in camera o in casa, e un altro paio di ciabatte da usare solo quando entri in bagno, pare per questione di igiene.

Nell’hotel in cui abbiamo passato cinque notti ( foto qui→primo giorno a Tokyo) avevamo un paio di ciabatte disposte davanti alla porta e una tesserina diceva che servivano per la toilette. Siccome ce pareva brutto usarle solo nel mezzo metro quadro del bagno, e girare scalzi negli altri due metri quadri dello sgabuzzino della camera, noi usavamo quelle dappertutto.

Nel ryokan invece ci hanno viziati per bene: un paio di ciabatte nere per scorrazzare sui tatami e un paio di ciabatte bianche per entrare in bagno.

In pratica se arrivi in Giappone e ti viene il cagotto passi mezza giornata in bagno e l’altra mezza a cambiarti in continuazione le ciabatte.

4. Non si ringrazia con arigato e basta. MAI.

Questa cosa, giustamente, l’ho scoperta durante il mio sesto giorno in Giappone parlando con Stefania, una ragazza italiana che si è trasferita a Tokyo qualche mese fa. Le ho chiesto come mai, quando ringraziavo la gente con arigato tirando giù la capoccetta, quelli mi guardavano quasi contrariati o non mi rispondevano proprio. Risposta: non si ringrazia con arigato e basta. 

In pratica credevo di fare la figa che ringraziava in giapponese, e invece ho collezionato figure di cacca per tre quarti del viaggio.

La parola arigato, che scrivono sempre anche sulle guide, è in realtà un grazie confidenziale. Lo usi quando c’hai confidenza con chi ti sta parlando. Di conseguenza, pare sia scortese usarlo random per ringraziare dei perfetti sconosciuti, tipo quando compri qualcosa o sei al ristorante. La forma corretta da utilizzare in questi casi, infatti, è arigato gosaimasu, che si pronuncia senza la U finale e, credo, anche senza la G. Perlomeno io ho sempre sentito dire “arigato-osaimas” e lo pronunciavo così. Nell’ultimo giorno e mezzo a Tokyo, intendo.

5. Puoi utilizzare la metropolitana di Tokyo anche senza acquistare il Japan Rail Pass. Non muori.

‘sta cosa del Japan Rail Pass mi ha triturato il cervello per mesi. Lo compro o non lo compro ‘sto Japan Rail Pass se non vado a Kyoto? Le sgancio o non le sgancio ‘ste due piotte per l’abbonamento? Perché praticamente non esiste un articolo, un sito, una frase sui mezzi pubblici di Tokyo che non contenga ‘ste tre magiche paroline.

E se io il Japan Rail Pass non lo voglio/posso fare? Mi rispediscono in Italia a calci e senza ricevuta di ritorno?

No raga’, tranquilli. Si sopravvive.

La metropolitana di Tokyo si può utilizzare anche senza il pass, basta comprare una card a scelta tra la Pasmo e la Suica. Mi rendo conto che hanno nomi imbarazzanti ma, oh, si chiamano così!

Giappone pasmo card

Se rimani a Tokyo una vale l’altra, mi dicono. Io ho comprato la Pasmo che funziona come la Oyster Card di Londra: la compri già carica, la passi quando entri ed esci dalla metropolitana e lei ti addebita il costo del biglietto. Quando finisce il credito vai all’apposito sportello e la ricarichi. Facilissimo, credimi.

6. Esistono dolcetti giapponesi a base di patate!

Esistono dolcettini giapponesi fatti con le patate dolci, e sono pure buoni!

Se ti interessa ne ho comprato uno in un negozietto sulla Nakamise dori, durante l’ennesima visita al tempio Senso-ji. Lo riconosci perché vende tutti dolcetti a forma di pallina, infatti io ci sono entrata convinta di poter comprare i mochi.

Giappone dolcetti di patate dolci

7. I giapponesi amano le regole e le rispettano, ma sono umani pure loro

Un’altra cosa che ho letto spessissimo sui siti dedicati al Giappone è ‘sta cosa delle regole: “i giapponesi rispettano le regole e i divieti“. Detta così sembrano i tedeschi d’Oriente, tipo che se ti parte una cartaccia dalla tasca come minimo ti girano la testa al contrario, invece i giapponesi sono tranquillissimi.

E’ vero che rispettano le regole, è vero che difficilmente trovi una cartaccia sul marciapiede, ma può capitare di vedere gente che fuma per strada, per esempio, e non succede niente. Non è che la gente che fuma fuori dalle smoking area implode tipo Trio Drombo, per capirci.

8. Se sei tatuato, non incerottarti per entrare nelle onsen.

In molte onsen pubbliche – le onsen sono una specie di terme giapponesi – è vietato l’ingresso a persone tatuate, perché in Giappone gli unici che si tatuano sono i mafiosi. Il divieto vale anche se sei chiaramente occidentale, e anche se hai solo un cuoricino sul polso delle dimensioni di una moneta da un centesimo.

Se hai visto Tokyorama, il mini documentario de La Pina e Diego su Tokyo, avrai visto loro due riempirsi di cerotti prima di entrare nella onsen di Odaiba, essendo tatuati dalla testa ai piedi. Io volevo visitare la stessa onsen e pensavo di poter fare la stessa cosa: il mio tatuaggio è uno e relativamente piccolo, e credevo bastasse coprirlo per non far sospettare nulla.

Ebbene, NON SE FA. Non ci si incerotta

  • A. perché il cerotto può nascondere germi e batteri che non vedono l’ora di infettare le vasche comuni, e
  • B. perché se entri in una onsen vietata ai tatuati e tu ne hai uno coperto, ti fanno il culo quadrato lo stesso.

Ecco, visto che prima parlavamo delle regole giappe, direi che questa dei tatuaggi rientra nelle regole da rispettare assolutamente.

Siccome ‘sta cosa mi sta particolarmente a cuore, a Stefania ho chiesto anche qual è il problema coi tatuaggi dei turisti occidentali.

Il punto non è dimostrare o meno che non fai parte della mafia giapponese (la yakuza): in Giappone, molte regole esistono “semplicemente” per non infastidire il prossimo. Non è che non ti fanno entrare perché pensano che tu faccia parte della yakuza, non ti fanno entrare per non disturbare la sensibilità degli altri clienti della onsen. I giapponesi fanno ancora fatica ad accettare i tatuaggi, specialmente quelli più anziani.

Esistono comunque onsen non turistiche che, incredibilmente, permettono l’ingresso alle persone tatuate: me ne hanno indicata una nel quartiere Asakusa, piccola e frequentata maggiormente da vecchietti giapponesi. Se ti interessa scrivimelo in un commento qui sotto, così ti raccatto il nome e l’indirizzo.

In alternativa puoi approfittare di una onsen privata all’interno di un ryokan come ho fatto io: te la prenoti per un’ora e ci stai solo tu e il tuo compagno, o la tua famiglia, o i tuoi amici, e nessuno si prende la briga di chiederti se hai tatuaggi. ‘na favola.

9. In Giappone si sta a sinistra

In Giappone si sta a sinistra fermi sulle scale mobili, si sta a sinistra salendo o scendendo le scale normali e si guida sul lato sinistro della strada come a Londra, solo che non sei a Londra.

Per fortuna non ho dovuto pure mangiare con la sinistra, perché te sfido a usare le bacchette con la mano sbagliata.

 

E queste sono tutte le belle scoperte che ho fatto andando in Giappone. Tu ci sei mai stato? Qual è il Paese che ti ha sorpreso di più con le sue particolarità?