Oggi ce ne andiamo all’estero e parliamo di un luogo molto particolare, anzi di un’isola che si chiama Guernsey. Come? Mai sentita nominare? Non sai dove sia? Beh, nemmeno io sapevo che esistesse, lo ammetto (shame on me), ma non c’è bisogno di spiegare di che sto parlando: sta per farlo Ludo del blog Angolo Giro!

Ah, che bello quando la gente scrive al posto tuo! ♥

[Se anche tu vuoi vedere un tuo articolo su Profumo di follia come guest blogger, scrivimi a misazoe13@yahoo.it!]

Per prima cosa voglio ringraziare questa nostra Folle che mi ha permesso di scrivere un articolo qui nel suo piccolo ma grande blog: grazie, sei davvero speciale.

Seconda cosa voglio spiegare a voi perché le ho chiesto di pubblicare un post. Facendola breve vi dico che io ho passato un mese e mezzo di questa mia estate – e di questa mia vita – a Guernsey e ho tenuto sul mio blog un diario di viaggio, ma non essendo il mio blog un Travel Blog ed essendo io molto sorpresa da tutto ciò che quest’isola ha da offrire, ho voluto dedicarle un articolo con cui voi lettori viaggiatori possiate conoscerla.

Iniziamo con le basi.

Guernsey è un’isola inglese, in cui si parla inglese, e che è sottoposta al dominio della Corona, ma NON si trova nel United Kingdom. Guernsey è infatti nello stato di Guernsey, conia la moneta di Guernsey – anche se le sterline valgono, eh – e il suo popolo possiede il passaporto di Guernsey. Non chiedetemi come si chiamino i suoi abitanti che non lo so, forse Guernseiani.

Guernsey è geograficamente parlando wired, sembra inglese ma si trova più vicino alla Francia, ha delle spiagge caraibiche ma con qualche difettuccio, la temperatura dell’acqua, ad esempio. È in un arcipelago, la città principale – e unica – è l’adorabile St. Peter Port, che ospita case con tetti a spioventi e simpatici negozi di diamanti.

Aldilà di tutte queste nozioni generiche voglio spiegarmi meglio, voglio spiegare meglio perché sento il bisogno di dirvi che quest’isola c’è, esiste, anche se in pochi lo sanno.

Guernsey mi ha sorpresa, nel bene e nel male mi ha sorpresa.

Tra tutte le cose che ho mangiato qui, ho provato i crabs serviti con della salsa rosa ed insalata di cucumbers. Sono dei granchi enormi e rossi, che per chi non ha mai visto un vero granchio ad eccezione di quelli marroncini e piccoli che saltellano sugli scogli della Sicilia, possono risultare davvero assurdi; inoltre sono deliziosi, dolci di sapore e salati di mare.

Ho assaggiato anche la zuppa in can, che avevo snobbato sin dal primo momento. In un giorno di pioggia in cui la mia voglia di cucinare era ripartita per l’Italia ho preso la decisione di tradire la cucina mediterranea, e tra tutte le lattine che ho trovato nella credenza ho scelto la zuppa della Heinz al pomodoro, perché faceva molto Andy Warhol. È deliziosa, qui lo dico e qui lo nego.

Il bagno al mare non l’ho mai fatto perché io sono una persona dal sangue del sud, freddolosa e amante dell’acqua brodosa; anyway ho passato più di un pomeriggio distesa in spiagge semideserte a mangiare scottish biscuits e a sfilarmi e a rinfilarmi la maglietta ogni due minuti. Il tempo qui è molto mutevole, un minuto prima c’è il sole bollente, un attimo dopo il vento del Nord, questione di secondi.

La vita mondana non l’ho molto assaporata, ho assaporato perlopiù brownies ricoperti di cioccolato fuso e vanilla ice cream, ciononostante una sera sono andata ad un concerto all’aperto, molto indie e molto folk. La location era Castel Cornet, bellissimo: un castello medievale che i tedeschi della seconda guerra mondiale avevano ristrutturato come base militare; adesso è un museo, ma in estate Guernseniani di tutte le età per quattro sere si accampano sul prato del castello con sedie pieghevoli e cestini da picnic per ascoltare musicisti indipendenti, che tra l’altro sono molto bravi.

Avete presente quando nei film ambientati nel Tennessee o nel Wyoming ci sono le fiere in cui partecipa chiunque di qualunque età per ballare e ascoltare o musica country? Ecco. È la stessa cosa in versione inglese, con musica folk, patate dolci e accento British.

Un pomeriggio ho preso un autobus che faceva il giro dell’isola costeggiando le spiagge, del mare ho già parlato e non voglio dilungarmi troppo; ma le case, le case sono qualcosa di meraviglioso.

Nella parte sud dell’isola si concentrano i ricchi, Guernsey è un’isola con molti ricchi e ogni giorno tra le strade si vedono passeggiare oziose almeno sei decappottabili. All’inizio mi stupivo di quante Lamborghini circolassero in una town di sedicimila abitanti, ora ci ho fatto l’abitudine, più o meno.

La maggior parte dei ricchi davvero ricchi non vive a St.Peter Port, ma nel south side in cui davanti alle più belle spiagge inglesi – vedere per credere – si erigono splendenti case. Le case più pretty secondo me sono quelle in periferia della città, con i tetti a spioventi e davanti alla porta di casa dei piccoli portici – porch – due metri per tre costruiti interamente di vetro, davvero davvero pretty.

Ma i porch di periferia non sono niente rispetto alle case del sud, le quali vogliono riprendere lo stile di Guernsey con i tetti a spioventi e i portici di vetro per mescolarlo allo stile di Beverly Hills: immense ville con intere stanze dai muri vetrati, giardini sconfinati e accessi privati alle spiagge.

Io lo so, lo so, che tra tutte i luoghi del mondo questo non è nelle wishlists più comuni, ma vi giuro che ne vale la pena, anche solo per un fine settimana lungo in primavera, ne vale la pena.

Io credo che la meraviglia sia qualcosa che capiti sempre più raramente, perché oggi tutto così è veloce ed immediato che in qualche modo si conosce già ciò che si desidera scoprire. Io credo la meraviglia e la sorpresa valgano la pena di essere vissute. Vi giuro infatti che Guernsey sorprende e a tratti meraviglia.

 

Ed eccoci qui, con questa bella infarinata su questo posto chiamato Guernsey. Chi non vorrebbe dargli un’occhiata, dopo un post così? Lasciami un commento qui sotto se ci sei stato o se sogni di andarci, o se ancora non sapevi dell’esistenza di questa graziosa isoletta!