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A spasso per Roma: la mia giornata a Castel Sant’Angelo

Scoprire Roma mi fa quasi lo stesso effetto che mi fa visitare per la prima volta una nuova città. Nonostante io abbia sempre odiato Storia come materia scolastica (me chiamavano 5 fisso pure se studio), mi piace vedere e toccare con mano i resti che testimoniano la grandezza dell’Impero Romano, la storia della città e i suoi legami col Vaticano.

Castel Sant’Angelo mi incuriosisce da sempre e ancor di più da quando ho visto il film Angeli e demoni. Quel dannato film mi ha fatto vedere Roma e il Vaticano da un altro punto di vista, non avevo mai considerato il loro lato misterioso e invece ora mi sono fissata. Fatto sta che un bel giorno ho raccattato mia madre e siamo andate a visitare Castel Sant’Angelo.

Prima di dirti com’è andata vorrei buttar lì due righe per farti capire cos’è che sono andata a vedere.

Castel Sant’Angelo nacque come sepolcro dell’imperatore Adriano nell’anno 125 – infatti si chiama anche Mausoleo di Adriano – e ospitò i resti degli imperatori Adriano, Antonino Pio, Marco Aurelio, Commodo, Settimio Severo, Geta e Caracalla e delle loro famiglie; successivamente divenne una residenza adibita alla protezione dei papi (il Passetto di Borgo, il ponte che collega il castello alla Basilica di San Pietro, fu costruito per questo motivo) e più avanti anche prigione di Stato e carcere politico col nome di Forte Sant’Angelo. In seguito fu riconvertito in museo.

La statua di bronzo in cima al castello rappresenta l’arcangelo Michele, che è il motivo per cui Castel Sant’Angelo si chiama così. Nel 590 Roma fu colpita da una grave pestilenza e, durante una processione nei pressi del castello, papa Gregorio I ebbe la visione dell’arcangelo che rinfoderava la spada. La visione fu interpretata come un segno celeste che annunciava la fine imminente dell’epidemia, e la cosa successe veramente.

Non mi andava di visitare il castello da sola. Avevo in mente di andare pure a fare colazione e pranzo in alcuni localini tanto carini, ed ecco perché alla fine ho convinto la mia adorabile mammina ad accompagnarmi.

Questa però devo raccontartela.

I localetti che volevo vedere erano tre e il mio programma prevedeva colazione nel locale x, spuntino nel locale y e pranzo nel locale z, poi a piedi fino a Castel Sant’Angelo e visita per digerire quella barca di roba.

Niente male, no? Già. Infatti è intervenuto il mio amico Murphy. Locale x, locale y e pure locale z chiusi per ferie. D’accordo, era metà agosto e la gente normale va in ferie, ma il fatto è che avevo scelto quei tre posti proprio perché i loro siti non riportavano avvisi di chiusura estiva. Mettiamoci pure che stanno tutti e tre a Monculo del Grappa, e che abbiamo fatto ventordici chilometri per arrivarci. Mia madre voleva offrirmi direttamente in sacrificio all’arcangelo.

Devo dire che ho una certa abilità nello scegliere locali che vanno in ferie o che devono essere ristrutturati proprio quando voglio andarci io. Tipo a Bruxelles. Tipo a Helsinki.

Sfighe a parte, torniamo alla visita al castello.

Siamo arrivate a Ottaviano con la metro A e abbiamo preso l’autobus n°982 fino a Piazza Pia, praticamente sotto Castel Sant’Angelo. Qualche foto a Ponte Sant’Angelo e agli artisti di strada, e poi dentro a fare la fila.

Il biglietto costa 10,50 euro a coccia, 7,50 euro quello ridotto. Non ci abbiamo messo molto ad entrare, considerando che abbiamo fatto solo una mezz’oretta di fila, ma erano pure le due del pomeriggio di metà agosto. Se devi andarci, quindi, ti suggerisco di prendere il biglietto online, così puoi fare la fila dedicata che è molto più veloce. Il biglietto costa un euro in più e lo trovi qui.

La parte visitabile del castello è formata da sei piani: già al piano terra, appena entri e giri intorno al castello, puoi raggiungere il Cortile delle Fucilazioni, dove avvenivano le esecuzioni dei condannati che non morivano in prigione. Sul muro ci sono proprio i buchi. Non ho fatto foto perché c’avevo i giapponesi photobomber.

Quando siamo entrate nel mausoleo di Adriano, scendendo lungo la scala di ferro, mi sono sentita molto Alberto Angela che si infratta in qualche grotta. Non so se hai presente. Pure l’odore secondo me è lo stesso delle grotte, quelle che non ho mai visitato. Sssì.

A seguire una serie di atri romani e scale bastardissime, di quelle che sali di due centimetri per volta ma, non si sa perché, fai una fatica della madosca. Mia madre ha iniziato commentando entusiasta ogni finestrella e sassetto che vedeva, ma è arrivata al primo piano che già gna faceva più. E avevamo appena cominciato.

Il passatoio nella Sala delle Urne, sala destinata alle ceneri dell’imperatore Adriano

Dopo abbiamo percorso la rampa elicoidale senza capire che era una rampa elicoidale, nel senso che ormai ero entrata nella parte di Alberto Angela nella grotta e mi son detta adesso faccio un video e mi riprendo mentre cammino e scopro cosa c’è dietro la curva, che figata, solo che cammina cammina e ‘sta cosa dietro la curva non arrivava mai, continuavamo a girare in tondo come due cretine e niente, alla fine riprendevo solo turisti che mi guardavano storto e ho smesso di registrare.

Al terzo piano ci sono gli appartamenti papali che sono appartenuti a Clemente VII, Clemente VIII e Paolo III. Belli soprattutto gli affreschi di Perin del Vaga. Io non lo conosco ma boh, sono carucci.

Cortile dell’Angelo

Al piano superiore c’è il Giretto Coperto e il Giretto Scoperto di Alessandro VII, due bellissimi passaggi che affacciano sul Tevere e su Roma, uno coperto e affrescato e l’altro no. Da lì siamo andate anche a vedere la Loggia di Giulio II.

Io avevo fatto anche una bella foto, da dentro a fuori con l’arco e il Ponte Sant’Angelo che sbucava dalla finestra, tutto molto bello. Poi sono tornata a casa e mi sono accorta che tutti i progressi che ho fatto in questi mesi con le foto storte non sono serviti a una beata mazza.

Sempre al quarto piano abbiamo fatto una pausa al bar. Abbiamo preso due succhi di frutta al bancone, anche se c’erano i tavolini affacciati su Roma. Non volevamo lasciare due reni ai baristi, sai com’è. Però la vista merita parecchio.

Infine siamo salite sulla Terrazza dell’Angelo. Questa qui sotto è una delle sette – dico sette – foto che mi ha fatto mamma. Sette perché evidentemente ho preso da mia madre pure il talento nel fare foto storte.

Come vedi ero in compagnia di quel ganzo di Michele, che non è quello della pubblicità scema con Alessandro Gassman.

La vista dalla terrazza comunque è impagabile.

Quando siamo uscite abbiamo beccato due centurioni e io mi sono decisa a fare la foto con loro, anzi direi che mi sono letteralmente lanciata a fare la foto con loro. Pensavo di farla con uno solo e invece si sono messi lì tutti e due, e io ah, famo l’ammucchiata? Ma sì, daje co’ ‘sta ammucchiata. Mi hanno messo una corona di plastica in capoccia e taaac.

Mentre facevo cheese m’hanno chiesto in inglese di dove fossi. Li ho guardati malissimo e loro m’hanno chiesto se fossi francese. Li ho guardati ancora peggio e loro ah, quindi sei di Roma?

Comunque pensavo che coi centurioni si facessero foto normali, del tipo io qui e tu lì, sorridi, sganci i soldi e ciao. Invece no. Di foto ne ho fatte cinque o sei. Prima mi hanno sedotta, poi uno dei due mi ha chiesto la mano, poi l’altro voleva un bacino e infine volevano tagliarmi la testa tutti e due con le spade di legno. Direi che come storia ha senso. A un certo punto io stavo accartocciata per terra a ridere, mentre mia madre faceva finta di non conoscermi, nascosta dietro la bancarella di un marocchino. Vedi, il lato deficiente mi sa che non l’ho preso da lei.

 

Tu sei mai stato a Castel Sant’Angelo? Conoscevi la sua storia? Hai mai fatto foto coi centurioni romani? Lasciami un commento, e condividi se il post ti è piaciuto!