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Friday Talk #2: un mix letale di domande sui viaggi

E’ da ‘na cifra che non rispondo ai blogger award e loro derivati, quindi ho pensato di approfittarne per un nuovo Friday Talk, il venerdì di chiacchiere a vanvera.

Il blogger award è un post pieno di complimenti, stelline ed unicorni che ogni tanto riciccia fuori allo scopo di premiare far girare i link dei blogger. Ci si inventa un qualche tipo di premio, si inventano delle domande e poi bisogna nominare dei disgraziati che dovranno rispondere e nominare a loro volta altri disgraziati, altrimenti il cagotto del viaggiatore si abbatterà sui loro intestini. Quest’ultima parte non la dice nessuno, ma è sottintesa.

Io in quasi sette anni di blog ho scansato il cagotto varie volte, ma a una certa le domande sono sempre le stesse e anche basta.

Questo finché non vengo nominata da persone che seguo da tempo o che mi stanno simpa, e che fanno domande interessanti. Allora ce ricasco.

Quest’anno il premio si chiama er Sunshine Blogger Award. Qualcuno mi dica da chi è partito perché non ne ho idea.

Siccome la noia per le solite domande rimane, e il tempo per le stelline e gli unicorni a gratis da queste parti è finito, ho deciso di rispondere ad un mix delle domande più interessanti prese da tutti quelli che mi hanno nominata (ve possino).

Cominciamo con Cinzia di Più mondo possibile, che me spara undici domande a bruciapelo ma io famo che ne scelgo tre e sto.

  • Sei riuscita a far diventare il tuo blog il tuo vero lavoro?

No. Non è il mio obiettivo e anzi, sto lavorando sulla cosa opposta: tornare a scrivere di getto, raccontando ciò che ho voglia di raccontare e cercando di essere meno guida turistica. Scrivere per essere trovata su Google mi ha portata ad essere troppo simile ad altri, e ‘sta cosa mi sta sul cazzo. Inoltre sto pensando di togliere la possibilità di chiedermi collaborazioni, perché non voglio che il mio blog diventi una vetrina per chi vuole farsi pubblicità, né viaggiare per lo stesso motivo.

  • C’è stato un viaggio che ti ha deluso?

Sì, l’ultimo capodanno a Stoccolma. Penso che la foto sotto renda l’idea.

Prima di Stoccolma mi ha delusa Bruxelles: ho trovato la città sporca e il popolo belga non troppo amichevole. Ci ho anche scritto un post coi motivi per non andare a Bruxelles.

  • Hai mai fatto un viaggio da sola? Ti piacerebbe?

Sono stata da sola a Djerba, ma era per lavoro e non conta molto.

La prima esperienza di viaggio da sola è stata a Firenze, dove sono andata per la collaborazione con Weekendesk. La più lunga invece c’è stata ad agosto scorso: sono stata a Helsinki per una settimana, per frequentare un corso di finlandese all’università locale, ed ero da sola. Direi che quella è stata la mia prima, vera esperienza di viaggio in solitaria. Poteva sicuramente andare meglio, ma ne ho parlato in modo approfondito nel post.

Una ragazza, Alessia, mi ha fatto i complimenti perché ho detto che non era stata un’esperienza rosa e fiori, girl power e compagnia bella. Io credo che chi affronta questo genere di esperienza non dovrebbe aver paura di dire come si sente. Su Internet si dice ciò che si vuole, e secondo me c’è troppa tendenza a dipingersi come dei supereroi. Va benissimo raccontare il bello di un’esperienza per incoraggiare il prossimo a dare il meglio di sé, ma secondo me non fa male parlare anche del rovescio della medaglia. Siamo umani, un’esperienza non è meno imperdibile se comprende anche dei possibili lati negativi. In fondo sono quelli ad insegnarci come siamo fatti e come va la vita, se va tutto bene cosa cacchio impariamo?

Tipo io, col Capodanno di merda appena trascorso, ho imparato che partire per una località qualsiasi, sotto le feste, senza sapere gli orari di apertura dei posti in cui mangiare mi fotte la vacanza. Per dire.

Io ogni volta che andavo a cercare un ristorante aperto a Stoccolma.

Ora come ora, comunque, non sento l’esigenza di fare altre esperienze da sola. In futuro chissà.

Passiamo alle domande di Celeste di Be Right Back, che non c’ha voglia e mi rimpalla le undici domande che hanno fatto a lei. Io ne scelgo sempre tre.

  • Quali Paesi d’Oriente ti affascinano di più?

Al momento l’unico posto in cui vorrei andare è il Giappone, che però ho già visitato.

Altri Paesi che, in un futuro per ora lontano, conto di visitare sono la Cina, Taiwan e l’Uzbekistan. Ho letto racconti e visto varie foto, ho appena comprato un libro che parla dell’ultimo dei tre. Sono posti che potrebbero sorprendermi. Ho solo paura di non apprezzare particolarmente la parte gastronomica cinese, ho veramente paura.

  • Cosa ti spinge a viaggiare?

Principalmente viaggio per sete di conoscenza, mi piace sapere come è fatto il mondo e imparare da ciò che non conosco, ma soprattutto mi piace vedere come me la cavo in contesti così diversi dal mio. Ultimamente male, ma sorvoliamo.

  • Hai mai fatto viaggi last minute?

No, credo che morirei d’ansia, ma mi piacerebbe un sacco provare e vedere com’è. Anzi, se conosci dei siti affidabili che offrono ‘sto tipo di servizio senza spedirti in una bettola del Ghana a tradimento, io accetto suggerimenti.

Ora tocca alla Simo di Gattosandro Viaggiatore. Anche lei sgancia una serie di domande, io sempre tre ne scelgo.

  • Come esprimi la tua creatività?

Scrivendo, anche qui sul blog. Uso la scrittura per fare una marea di roba: per organizzarmi le cose in testa, per fissare concetti e per ragionare, a volte anche per sbollire la rabbia.

Uguale ma col portatile.
  • Libri in viaggio: carta o digitale?

Carta a palla, però sono una di quelli che non portano mai libri in viaggio. Durante il giorno ho altro da fare, in aereo o in treno tempo cinque secondi russo come un camionista, e la sera sono troppo stanca. Preferisco leggerli prima di partire.

  • Consigliami un film.

Sissignora! Però non ti consiglio un film ma una serie che comunque, per ora, è composta da una sola stagione: Bordertown.

Praticamente è CSI, la serie sulla polizia scientifica americana, ma in versione finlandese e con meno manie di onnipotenza. E’ ambientato a Lappeenranta, una cittadina finlandese al confine con la Russia. I personaggi non sono modelli che risolvono un omicidio in mezza giornata, ma personale normali con la panza e le occhiaie che ci mettono due mesi. Non nel senso che sono cessi, nel senso che la faccenda è un pochino più credibile.

Pensa che Kari Sorjonen, il poliziotto protagonista di Bordertown, non usa occhiali da sole e riesce a guardare gli altri personaggi rimanendo dritto con la testa.

Ogni riferimento a Horatio Caine è puramente casuale.

A me sono piaciuti un sacco anche la colonna sonora e gli ambienti. La versione italiana si trova su Netflix, so che a breve uscirà la seconda stagione.

Infine tocca a Tiz di La valigia in viaggio, che sgancia delle domande davvero particolari. Non a caso l’ho lasciata per ultima. Ne scelgo… indovina? Esatto, sempre tre.

  • Ti rendi conto che i tuoi racconti di viaggio e i tuoi scatti fotografici ispirano altri viaggiatori?

In realtà no. Cioè, è evidente che scrivo le mie cose pubblicamente su Internet per ispirare altri, ma quando mi ringraziano per una dritta o mi dicono che sono stati in un posto di cui ho parlato nel blog io mi sento sempre lusingata. Ovviamente sono contentissima quando succede, e spero di fare sempre meglio.

  • I blog prima e i social poi, hanno rivoluzionato il mondo del lavoro. Fingiamo che tu riesca a vedere il futuro attraverso una sfera magica, cosa credi che ci sarà dopo i blogger/influencer?

A me sembra che i blog stiano lentamente lasciando il posto all’immediatezza e alla finta perfezione di Instagram, e temo che il futuro ci vedrà sempre più pigri.

Penso che “l’intrattenimento” del domani (perché in fin dei conti è questo che facciamo noi blogger, instagramer, youtuber: intratteniamo) punti sempre più a far viaggiare la gente lasciandola comodamente seduta sul divano. Mi immagino un nuovo social basato su qualcosa come la realtà virtuale, che ti faccia vedere e sentire ciò che vedresti e sentiresti se fossi in un altro Paese o dall’altra parte del mondo, solo che non ti muovi da casa tua. L’influencer sarebbe, in quel caso, colui che ti permetterebbe di fare le esperienze più fighe. Dici che è così impossibile?

  • Da visionaria quale credo che tu sia, cosa potrà cambiare nel modo di viaggiare? Io, per esempio, penso che prima o poi avremo tutti delle macchine volanti, proprio come nei film di fantascienza. Se poi si viaggiasse con il teletrasporto sarei la persona più felice della Terra.

Sì, anche io credo che il futuro siano la macchina volante e il teletrasporto. Ma a me scoccerebbe parecchio perché una delle cose che amo di più quando viaggio è volare, odierei un mondo in cui si farebbe a meno degli aerei. Oltre al fatto che perderei il lavoro, tipo.

No, non nomino nessuno, ma invito chiunque abbia letto questo post a scegliere una o più domande, tra queste che mi sono state fatte, e a rispondere nei commenti. Vediamo un po’ cosa esce fuori!

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