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Chiacchiere

Il 2019 che vorrei, in viaggio e nella vita vera

Ed eccoci al meraviglioso momento in cui tocca tira’ le somme di un anno appena passato.

Iniziamo a chiederci quanti chili abbiamo preso, quanti soldi in abbonamenti della palestra abbiamo perso, cominciamo a contare i caduti dove i caduti sono gli “amici” che ci hanno o abbiamo amorevolmente sfanculato. 

A me poi succede una cosa strana. Inizio l’anno in maniera ottimista, arrivo a febbraio ancora ottimista – tranne due anni fa, perché a fine gennaio m’è toccata ‘na gastroscopia e col cazzo che ero ottimista – poi proseguo tra soddisfazioni fotoniche e legnate sui denti e arrivo a Capodanno che non mi ricordo nulla. N-U-L-L-A. Giuro, mi succede sempre così.

Di quest’anno mi ricordo solo che ho vinto la borsa di studio di finlandese, che sono stata zoppa per due mesi, che mi sono fatta la macchina nuova e che ho ripreso i chili che avevo perso l’anno scorso. E poi ho ricominciato a guardare Uomini e donne, ma dubito che quella sia una cosa positiva.

Ti dico un segreto: io i diari di viaggio li scrivo perché se no me scordo pure quelli. Mica per Google. Chi se ne fotte di Google.

Torniamo all’argomento del post, maledetto il mio vizio di perdermi in cazzate. 

Quest’anno ho deciso di fare un post ammucchiata di propositi. Nel senso che ci metto ‘na cifra di roba tutta insieme, non nel senso che dobbiamo essere in venti per leggerlo.

Cominciamo dai viaggi.

Propositi per il 2019: i viaggi che farò (se me danno le ferie)

Sì, i viaggi che farò e non che vorrei fare perché gli psicologi dicono che uno deve essere convinto delle robe che dice.

Uno se la deve senti’ calla per arrivare ai suoi obiettivi. Mai iniziare le frasi con se, tocca iniziarle con quando. Non “se andrò in Giappone…” ma “quando andrò in Giappone…

Nel mio caso specifico purtroppo le devo mettere entrambe: se e quando avrò le ferie, vorrei tornare in Giappone.

I miss you, Tokyo!

Perché l’anno prossimo verrò trasferita in una nuova sede, lavorerò di più e programmare le ferie, nonché averle, sarà molto più complicato di adesso. Hai presente quel meme di Babbo Natale con la tipa che gli chiede un drago? Ecco, io è meglio se comincio a trovargli un posto in garage.

L’anno prossimo io e Massimo festeggeremo anche dieci anni insieme, e per l’occasione ci piacerebbe tornare nel Paese del Sol Levante per far star zitti tutti quelli che vabbe’ ma un figlio? Vabbe’ ma perché non vi sposate ché è ora?  Vabbe’ ma un pacco di cazzi tuoi quando?

L’anniversario è a metà ottobre e se non vogliamo portarci sfiga direi che se ne parlerebbe per novembre. Non azzardo a dire più di una settimana, ma stavolta l’idea sarebbe quella di passare i primi due giorni a Tokyo per poi spostarci in altre località. Kyoto è la più quotata, sempre se non ci partono i miliardi per arrivarci in treno. L’ultima volta se non erro partivano qualcosa come duecento euro!

Un’altro posto che mi auguro fortissimo di vedere l’anno prossimo è l’Islanda. E pure qui c’è una motivazione.

Foto di Roan Lavery

C’è un mio carissimo amico che qualche mese fa se n’è uscito chiedendomi di aiutarlo a realizzare il suo sogno di fare una kayakata (si dirà così? Boh) tra le orche. Sì, se non so’ matti non li voglio.

Zio Google mi ha permesso di scoprire che il luogo in questione si trova a Vancouver, in Canada. Tempo un mese, e giusto perché nel frattempo sono stata un attimo in Grecia, gli avevo già preparato tutto il viaggio su Word. E siccome questo mio amico farà parte dei colleghi che non verranno con me nella nuova sede – me sto a senti’ male solo a pensarlo – ho deciso che, se riuscirò a spedirlo in Canada e pure a farlo tornare sano e salvo (ma soprattutto contento), vorrei andarci insieme in Islanda.

Perché l’Islanda? Perché il mio amico non sopporta le temperature superiori ai 15°C e tutti i sinonimi delle parole turistico, caldo, ma soprattutto gente. Inutile dire che su quest’ultimo punto è come se c’avessero separati alla nascita. A noi la gente ce fa schifo, punto. E quale posto meglio dell’Islanda, dove in certi punti la cosa più vicina ad un essere umano è ‘na foca?

Infine ci infilo una ventiquattr’ore in una città europea della durata di una domenica, o di un sabato sera+domenica. Un po’ come ho fatto a Sofia o l’ultima volta a Praga.

Questo desiderio è nato quando Massimo, dopo aver visto un video di Human Safari, se n’è uscito con un “oh, una volta dovremmo prenotare il primo volo da dieci euro che ci capita a tiro e andare da qualche parte per un giorno solo“.

Io quando si parla di viaggi registro ogni sillaba detta da Massimo. Ti basti sapere che ‘sta frase l’avrà detta un mese fa e lui manco se ricorda. Ma io sì. Certo che io sì.

Quindi Ryanair, ocio perché ti controllo. Minchia se ti controllo. Ogni santo giorno ti controllo.

Propositi per il 2019: vita vera e io speriamo che me la cavo

  • Devo organizzare una cena di Natale coi miei colleghi entro la fine di gennaio. Che si chiama di Natale solo perché m’è venuto in mente di organizzarla quando era quasi Natale ed ormai era troppo tardi per mettere d’accordo venti persone.
Vorrei ‘sto mood, possibilmente
  • Non devo piangere troppo il giorno in cui mi diranno quand’è che passerò nella nuova sede. Ma tanto lo so che farò un casino. Sono quattro anni che c’è il trasferimento nell’aria, avrò quattro anni di stress accumulato e il fatto che non potrò più sparare cazzate col mio amico tutti i giorni. Affogherò tra le lacrime, alla faccia della me che da piccola piangeva giusto se si chiudeva il pollice nel portone di casa.
  • Devo ricominciare ad utilizzare il Five Minutes Journal.  
  • E continuare ad usare il Bullet Journal per gestire il blog.
  • Devo riuscire a fare pace col cibo per dimagrire ‘na volta per tutte.
  • Devo estorcere il certificato di sanità mentale sana e robusta costituzione alla dottoressa, per poter tornare in piscina. Quando gliel’ho chiesto m’ha rifilato una supercazzola che manco Antani con doppio scappellamento a destra, ma sono abbastanza sicura che finisse con “e poi sono trenta euro“.

A me non preoccupano i trenta euro e manco il dover fare esami. Mi preoccupa il dover stare allo studio medico tre ore prima dell’orario di apertura a causa delle vecchie di merda.

La dottoressa arriva alle nove e mezza di mattina? Loro stanno lì alle sette e mezza. Arriva alle quattro e mezza? Le vecchie stanno lì a mezzogiorno col panino al prosciutto del marito. Quindi tu arrivi alle tre e sei la numero diciassette, e se ti va bene esci dallo studio alle sette di sera. Maledette stronze. Io piuttosto che fare la fila dal medico vado al lavoro con la tosse e i polmoni a tracolla, per dire.

Ecco un altro desiderio per il 2019: la prossima volta che vado dal medico vorrei che le vecchie schiattassero una dopo l’altra con l’effetto domino. Tanto lo so che sono sempre le stesse.

E poi… e poi niente, vorrei riuscire a scrivere post più brevi ma tanto l’abbiamo capito che quando me parte ‘a ciavatta c’è poco da fare.

Quali sono i tuoi propositi per il 2019? Famme sogna’.

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