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Il mio bagaglio per. . . il Capodanno a Stoccolma!

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Se mi segui su Facebook, forse no.

Se mi segui solo sul blog sei cattivo e te lo sto a di’ mo: passerò il Capodanno 2019 al caldo, precisamente in Svezia, e pe’ esse’ ancora più precisi a Stoccolma.

Con questo post ti voglio parlare del bagaglio che sto preparando e voglio approfittare dell’iniziativa #Ilmiobagaglioper dell’Orsacchiotta, iniziativa che mi piace un sacco sia leggere che scrivere.

Anzi, mi chiedo come mai io abbia partecipato solo col Capodanno a Varsavia di due anni fa. Mica lo so perché. In genere quando mi piace scrivere un post il cervello mi si incaglia tipo Sgarbi quando dà della capra a qualcuno, e colgo ogni occasione per partecipare. Lo scriverei pure quando devo andare alla sagra della porchetta di Ariccia e il bagaglio non mi serve, per dire.

Vabbe’, il primo proposito del 2019 ce l’abbiamo: scrivere più post sui bagagli.

Io e Massimo saremo a Stoccolma poco più di due giorni, dal 30 dicembre al 1 gennaio. Lo so, è poco, ma una delle regole che governano la mia vita è meglio starci poco che non andarci affatto. Vedi il viaggio in Giappone di una sola settimana. Quando uno c’ha poche ferie tocca accontentasse, c’è poco da fa’. Ché mica viviamo tutti di blog qui, eh.

Se è per questo ho anche in programma di spararmi una meno-di-ventiquattr’ore in una città europea, ma ancora non dico niente. Shhh.

Dicevo, Stoccolma. A Capodanno. Temperatura stimata: da 0° a -10°C. Un freddo porco. E speriamo pure la neve, ché già a Varsavia me so’ morta di freddo senza vedere manco un fiocco, poi sono stata a Praga a gennaio apposta e l’ho lisciata pure lì, se non la becco nella terra dei vichinghi posso anche spararmi.

Programma del viaggio: nessuno, niente, nada, nichts.

Lo so che è Capodanno. Lo so che la gente normale va alle cene vestita da Ferrero Rocher, o nei pub per bere al punto da scordarsi pure come si chiama la madre, ma io non bevo e non ho vestiti di carta stagnola al momento.

Scherzi a parte, mi piacerebbe cenare in un posticino tipico e scoprire cosa diavolo fanno mangiano i vichinghi a Capodanno, ma non ho ancora trovato il locale giusto. Giuro, ho spulciato Tripadvisor e ho pure scritto all’ente turistico svedese. Sul primo non ho trovato nulla di interessante, mentre il secondo mi ha risposto con una sfilza di locali gourmet di quelli che per 100 euro ti servono un piatto gigantesco con dentro una testa di aringa guarnita da una cosa che pare bava di lama. Grazie ma anche no.

Ho letto di un’isola di Stoccolma dove c’è un museo all’aperto, Skansen, e pare che per Capodanno si siano inventati una sorta di evento con musica, un buffet e fuochi d’artificio. Me la tengo come alternativa alla cena da Mc Donald’s. L’idea mi piace, ma devo ancora capire come funziona perché stare in un luogo aperto con quel freddo non sembra il massimo. Al momento comunque Skansen rimane l’opzione migliore.

Sì ma… Anna, occhi a me! Miicio micio miiiicio! *schiocca le dita* Il bagaglio. Il post è per il bagaglio. Parliamo del maledetto bagaglio.

. . . Il mio bagaglio per Stoccolma, appunto

Pardon, m’ero ‘n attimo persa.

La mia roba dovrà stare tutta in un bagaglio a mano, gente. Perché voleremo con Finnair, facendo pure scalo a Helsinki, e il bagaglio da stiva costa ‘na cifra.

In realtà me ne sono resa conto solo negli ultimi giorni, perché io in teoria dovevo andare a Stoccolma con Norwegian, ma quella stronza m’ha alzato i prezzi proprio il giorno in cui dovevo prenotare e in un raptus omicida ho prenotato la Finnair che per puro culo offriva quasi il vecchio prezzo, solo con lo scalo e ad orari più umani. Ovviamente la tariffa era per quelli che muoiono in Titanic (cit. di Serena) e quindi già è tanto se ho il posto sull’aereo, figurati il bagaglio.

Per fortuna si tratta di un piccolo trolley, e in genere non porto cose che non riescono a starci dentro. Dunque porterò con me oltre al portafoglio, ai documenti, al dentifricio con lo spazzolino e a cose tipo le mutande che mi sembrano abbastanza fondamentali, queste cose qui: 

  • La mini guida della Lonely e la guida personalizzata che sto riempiendo di informazioni utili (stai raccogliendo le cartoline del calendario dell’avvento per fare la tua, vero?);
  • Niente asciugamani compressi, perché a Varsavia non mi sono serviti ad una cippa;
  • La cazzutissima giacca Triclimate della North Face, presa su Amazon dopo aver analizzato tutti i consigli di amici che vanno sulla neve e blogger che sono stati in Scandinavia&friends: impermeabile, antivento e aggiungerei antistupro perché ammazza se è brutta, ma sicuro mi tiene al caldo perché ha un morbidissimo pile all’interno (che si può anche staccare). Dicono che in Nord Europa il problema non sia tanto il freddo, quanto il vento e l’umidità. Io ci credo tantissimo perché a Varsavia e a Praga ho patito più il vento che il resto, quindi quest’anno ho deciso di attrezzarmi. 

[Immagine di proprietà di Amazon, trovi la giacca qui. Ps. non sono affiliata con Amazon e questo post non è una sponsorizzata!]

  • Siccome la giacca Triclimate esiste anche col piumino sotto al posto del pile, ma costa tipo 100 euro in più e non mi trovavo con le misure del sito, il piumino ce l’ho comprato a parte da Decathlon. Per vedere se le due giacche andavano d’accordo mi sono presentata al negozio con la giacca antivento, ma non c’entrava un cacchio con l’abbigliamento che portavo sotto e quindi parevo ‘na scappata de casa. Quel giorno avevo anche usato lo shampoo secco senza rendermi conto di averne ancora residui sulla testa, quindi penso di esser stata particolarmente credibile come barbona. Anyway, ho preso un piumino leggerissimo (intendo di peso) della Forclaz a 49,99 euro. E’ idrorepellente e si richiude nella tasca sinistra diventando un pratico sacchettino. Cioè, capito? Quando serve lo tiri fuori dalla sua stessa tasca, e ammetto che è stato questo il dettaglio che mi ha fuso il cervello e spinta all’acquisto. Sognavo di fare come i maghi che tirano fuori cose gigantesche da una sacchetta microscopica. Se non fosse imbottito di piume d’oca sarebbe davvero il piumino perfetto, dettaglio che ho scoperto solo a casa e con l’etichetta bella che rimossa. E’ questo qui
  • Gli altrettanto cazzutissimi pantaloni antivento presi al Decathlon: idrorepellenti, con la cintura a fibbia che ti fa sentire uno zaino Invicta coi piedi, sempre antistupro. Li ho trovati nella sezione dedicata alle escursioni. Perché se c’hai la giacca antivento ma sotto c’hai il jeans, il freddo e l’umidità li senti uguale in my modestissima opinion;

[Immagine di proprietà del sito Decathlon, trovi il pantalone qui]

  • Maglioni di lana vera (nel senso che sto schifando l’acrilico);
  • L’intimo termico;
  • Calze termiche o calzini di lana (devo ancora decidere);
  • Il micro ombrello, perché metti che me dice sfiga e piove invece di nevicare (impreco già adesso)?
  • Le scarpe snow contact che m’ero portata pure a Varsavia;
  • Le solette chiodate da agganciare sotto alle scarpe, perché le mie saranno pure snow contact ma sul ghiaccio è un attimo che t’ammazzi (già testato, purtroppo). Diciamo che è la versione soft dei ramponi da ghiaccio:
  • Il cappello, i guanti e la sciarpa;
  • Il caricabatterie portatile rosa, sempre lui. E pure quello normale, ma rientra nelle cose fondamentali;
  • Trucco ridotto al minimo indispensabile per non spaventare i regazzini svedesi e non far incazzare quelli del varco di sicurezza: fondotinta Benefit che spalmo con le dita, cipria Too Faced in formato travel size, l’eyeliner con punta in feltro della Kat Von D, il mascara di Benefit perché boh ho quello, ma giuro che non me pagano anzi io pago loro e pure tanto, mortacci. Infine un buon burrocacao per non farmi cascare le labbra, forse lo stesso che ho preso per un paio di złoty a Varsavia e che ormai sarà scaduto;
  • Salviette struccanti antiscartavetramento della faccia, e ho quindici giorni di tempo per trovarle perché non ho più negozi Wycon a tiro;
  • Il deodorante in crema, e fortuna che non parto da Ciampino altrimenti la figura di merda era di nuovo dietro l’angolo (qui se non te ricordi cos’era successo);
  • Campioncini per fare la doccia, ché col calendario dell’avvento di Sabon ho fatto il pieno (se mi segui sulle Storie lo sai, altrimenti gnè). Viva me!
  • Lo zaino, che non è lo stesso di Varsavia perché quello me s’è suicidato, forse ne prenderò uno di quelli che si richiudono e pesano niente in valigia. 

E basta, direi che porterò questo.

Credo che tornerò ad assegnare un hashtag ai miei viaggi per farteli trovare più facilmente sui social, dunque direi che per Stoccolma ci sta tutto un #profumodistoccolma sia su Instagram che su Facebook. Su Instagram c’è una sola foto con questo hashtag, ma non è mia. Ignorala. 

Ah, quasi dimenticavo: se ti fa piacere vedere cosa combino durante il viaggio segui le mie Storie su Instagram dal 30 dicembre al 1 gennaio. Di solito ne faccio un po’ 😀

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