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Själö, l’isola delle anime di Johanna Holmström

Voglio raccontarti una storia. La storia di una pacifica e tranquilla isoletta finlandese dal passato burrascoso, che ha ispirato il libro “L’isola delle anime” di Johanna Holmström. Sto parlando di Själö, o Seili, l’isola dove venivano mandati i lebbrosi e le donne malate di mente a partire dal Seicento.

Ho pensato di pubblicare questo post proprio oggi, che siamo di nuovo in una sorta di lockdown, perché per ora non si può viaggiare, ci si può muovere a malapena da casa, ma se c’è un buon libro come questo a farci compagnia… possiamo andare dove ci pare. E Själö merita decisamente una visita.

Panorama dall'alto di Själo, l'isola delle anime
L’isola di Själö [Photo by Visit Seili]

La storia di Själö o Seili, in Finlandia

Sielu e själ in finlandese e svedese significano la stessa parola: anima. Forse non è un caso, dato che sull’isola di Själö di anime innocenti ne sono passate parecchie.

L’isola è nota soprattutto per aver ospitato un ospedale per lebbrosi tra il 1600 e il 1700, opera del re svedese Gustavo Adolfo II. Fu convertito successivamente in manicomio, il più grande della Finlandia. Qui finivano i pazienti che secondo i medici dell’epoca non avevano speranze di tornare ad avere una vita normale, le cosiddette “menti deboli”; dal 1890 al 1962, data della chiusura del manicomio, le pazienti furono esclusivamente donne.

Che soffrissero di depressione o di schizofrenia, il destino per quelle donne era lo stesso: venivano allontanate con la forza dai loro mariti, dai loro figli e dalle loro città natali per passare il resto della loro esistenza su un’isola sperduta nel Mar Baltico. Spesso arrivavano dall’ospedale St. Göran di Turku, dove i dottori le consideravano troppo pericolose per avere rapporti sociali. Infatti, una volta arrivate a Själö non c’era modo di ribellarsi o scappare, a causa dell’inaccessibilità dell’isola e degli scarsi collegamenti con Turku e Nagu.

Tramonto sull'isola di Själo, l'isola delle anime
[Photo by Visit Seili]

Oggi il manicomio è diventato una delle sedi dell’Università di Turku, in particolare dell’Istituto di Ricerca e Sviluppo Ambientale dell’Arcipelago di Turku, ed è uno dei monumenti più importanti del Paese.

Dal 2017 i visitatori possono partecipare a dei tour alla scoperta dei luoghi storici dell’isola, sono stati costruiti ristoranti e strutture ricettive. Anche i collegamenti sono migliorati, soprattutto in estate. Trovi tutte le informazioni per organizzarti sul sito dell’ente turistico ufficiale Visit Seili.

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“L’isola delle anime” di Johanna Holmström: recensione del libro

L’autrice Johanna Holmström è una finlandese di lingua svedese originaria di Sipoo, un comune della regione dell’Uusimaa.

Il titolo originale del libro è Själarnas ö, tradotto letteralmente dallo svedese in “L’isola delle anime” ed è ispirato dalla storia vera di Amanda, una dei centonovantadue pazienti ricoverati a Själö per malattia mentale, di cui la Holmström ha trovato una testimonianza. Sui registri medici del manicomio sono appuntati minuziosamente tutti i sintomi e le caratteristiche fisiche della donna, giorno dopo giorno, poi gli appunti iniziano a farsi sempre più rari. Quelle righe lasciano intendere che Amanda, col tempo, si è trasformata in uno dei fantasmi di Själö.

Copertina del libro L'isola delle anime di Johanna Holmstrom

Passiamo, ora, alla trama del libro: è il 1891 e la prima protagonista è Kristina che, una notte, mentre torna a casa remando faticosamente contro la corrente del fiume Aura di Turku, stremata dal lavoro di contadina e da un marito che le rende la vita impossibile, fa scivolare con sorprendente lucidità i due figli addormentati nelle gelide acque sotto di lei, per poi tornare a casa a dormire. L’incubo inizia la mattina seguente, quando Kristina capisce di aver ucciso i suoi bambini e finisce in prigione, poi dalla prigione all’ospedale, e dall’ospedale viene trasferita a Själö.

Il destino di Kristina si incrocia con quello della diciassettenne Elli, finita nell’ospedale di Kakola per comportamenti violenti, ninfomania e furti ripetuti. Elli sente le voci e vede gli uccelli volare nella sua stanza, ma è convinta che quella a Själö sarà un’esperienza breve. Sarà la sua mamma, la sua adorata mamma, a portarla fuori da lì. C’è anche Karin, che provoca le altre pazienti insieme a Martha e poi migliora, e si trasforma nell’amante di una di loro. E poi ci sono le infermiere Sigrid e Manna che, a differenza delle loro colleghe, sono nate fuori dall’arcipelago di Nagu e amano coccolare le pazienti, mentre intorno all’isola infuria la guerra.

Una finestra aperta sul prato a Seili, l'isola delle anime
[Photo by Visit Seili]

Non esagero quando dico che questo libro ha segnato la mia estate del 2019 e mi ha fatto trattenere il fiato fino all’ultimo. In alcuni momenti, le emozioni delle pazienti di Själö mi sono entrate dritte nello stomaco e mi hanno strappato qualche lacrima amara.

Leggendolo mi sono resa conto, ancora di più, di essere stata estremamente fortunata a nascere nel periodo storico giusto: dal romanzo si intuisce che molte delle pazienti dell’epoca finivano in manicomio perché nessuno si occupava delle loro necessità e delle loro emozioni, che finivano col schiacciarle; l’universo femminile era ancora un mistero e motivo di preoccupazioni, le mestruazioni stesse secondo i medici erano motivo di instabilità mentale. Erano donne sole ed incomprese che spesso finivano nella disperazione più nera a causa delle aspettative della società in cui vivevano, che le vedeva contemporaneamente madri amorevoli, mogli devote e grandi lavoratrici, ma anche anime misteriose e fuori controllo.

Questo è un argomento a me molto caro visto che, anche oggi, una donna che non segue i dettami di una mentalità retrograda e patriarcale diventa quella sbagliata, quella che “non può capire”, quella che deve avere qualche rotella fuori posto. Io inizio ad essere tra quelle, avendo da un po’ superato i trenta e non avendo intenzione di metter su famiglia, né di giustificare con chiunque la mia scelta.

Inoltre, io stessa ho sofferto di una lieve depressione e non posso fare a meno di paragonare quel brutto senso di impotenza ed angoscia alle sensazioni delle pazienti di questo splendido e potente romanzo, che è decisamente da leggere.

L’isola delle anime: i film

Ebbene sì, c’ho avuto la soffiata: L’isola delle anime sta per diventare un film. Anzi, in realtà saranno due, perché uno è già uscito. Si tratta di un film documentario uscito nel 2020 in Finlandia chiamato Själö – Island of Souls, diretto dalla regista Lotta Petronella. Puoi vedere qualche immagine del film sul suo sito ufficiale.

Il vero e proprio film però sembra essere quello che uscirà, in teoria, nei primi mesi del 2021 e sarà diretto da Aku Louhimiehi, il regista noto per aver diretto The Unknown Soldier (2017). Si chiamerà Odotus, e spero di trovare un modo per vederlo anche dall’Italia!

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