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Un mese in otto punti: novembre 2016

E anche novembre ce lo siamo (quasi) tolto dai maroons.

Ora posso iniziare ufficialmente a disperarmi per i regali e per l’albero di Natale che, come ogni anno, non so mai dove piazzare. Sì, perché casa mia è piccolina e per farci entrare l’albero ogni anno devo spostare i mobili e incastrarli tipo Tetris.

Questi sì che sono problemi.

 

Musica del mese

Un mese senza fisse musicali, come lo scorso ottobre, è sempre una catastrofe. Un mese senza una canzone fissa mi destabilizza, mi scombina i neuroni, e mi tocca bilanciare con una marea di canzoni a caso per tutto il mese successivo.

Quello che voglio dire è che a novembre di canzoni ce ne sono state pure troppe, e purtroppo l’emozione parte, ma mi scavalla. Ciao Morgano.

Solo un video è riuscito a emozionarmi un pochettino, più che la sua canzone: Up In The Air, sempre dei Thirty Seconds To Mars. La canzone è caruccia, ma il video è qualcosa di spettacolare.

Film e serie TV del mese

Solo Grey’s Anatomy. Sono arrivata all’ultimo episodio prima della pausa invernale, il 13×09.

Se il mese scorso odiavo Amelia, ‘sto mese non ne posso più della perenne faccia da Bambi bastonato di Jo Wilson. Sa fare altro a parte trascinarsi in giro facendo la vittima? Il suo personaggio ormai è di un’inutilità assurda.

E, visto che ci sono, direi pure BASTA a tutte quelle che seguono le pagine Facebook dedicate a Grey’s Anatomy e si lagnano sotto ogni foto di Derek.

Raga’, Derek è MORTO, è morto decenni fa e i morti SPARISCONO dalle serie perché sono MORTI e i morti MUOIONO, ok? Fatevene una ragione e RIPIGLIATEVI!

[Btw io sono rimasta più male quando se n’è andata Cristina. Amavo quella donna!]

Fonte: www.ctv.ca
Questo è il punto esatto in cui me parte regolarmente la lacrima. [Fonte: www.ctv.ca]

Libri del mese

Questo mese ho letto parecchio. Due libri e mezzo, e ho qualcosa da dire anche su diversi altri titoli. Du’ applausi ce li mettemo?

Ho scoperto Valentina D’Urbano col libro Il rumore dei tuoi passi, e poi ho letto Alfredo che è il libro seguente. La storia è la stessa, ma nel primo libro la racconta Beatrice, mentre nel secondo è Alfredo a dire la sua.

Provo a spiegarti la storia in breve: si parla di un quartiere di case popolari occupate chiamato la Fortezza, di persone che non hanno niente se non botte, alcool e droga, di chi tutti i giorni cerca di sopravvivere alla fame e al freddo e non se ne fa niente del resto. Beatrice vive in una casa occupata abusivamente, Alfredo scappa da un rifugio fatto di fango e lamiere e diventa il suo nuovo inquilino del piano di sopra.

E’ una storia di amicizia, di amori contorti e di vita vera. Fredda, disillusa, cruda. Mi ha rapita completamente.

Fonte: Amazon
Fonte: Amazon

Per certi versi mi ricorda lo stile di scrittura di Raffaella Silvestri in La distanza da Helsinki, che è uno dei miei libri preferiti in assoluto e non per la città.

Dopo questi due libri, che sono i più famosi di Valentina D’Urbano, ho scaricato gli estratti degli altri che ho trovato della stessa autrice, ma non mi hanno colpita allo stesso modo. Ne ho preso solo uno, Quella vita che ci manca. La storia è ambientata sempre all’interno della Fortezza, ma racconta della famiglia Smeraldo e più o meno si parla di situazioni simili a quelle di Beatrice e Alfredo.

Se fossi in grado di scrivere storie (e no, non sono in grado) mi piacerebbe imparare a descrivere le cose con questo realismo. Adoro lo stato d’animo che mi mette addosso, anche se forse è un po’ da masochisti.

Ho iniziato a leggere anche Tutta la verità su Alice, di Jennifer Mathieu. Cercavo lo stesso tono spiazzante della D’Urbano in un libro adolescenziale, ma il problema è che ‘sto libro è troppo adolescenziale.

Hai mai visto il film Mean Girls, dove c’è lei che all’inizio è una sfigata e va dietro alle tre tipe lobotomizzate per avere un po’ di popolarità a scuola? Ecco, immagina la storia di questa Alice raccontata dalle tre genie e dai fidanzati giocatori di football. Soprattutto immagina il linguaggio col quale tre tipe del genere possono raccontarti qualcosa.

L’ho odiato già dalla prima pagina, ma ogni tanto ci ritorno per vedere se migliora. Vedremo.

Fonte: Amazon
Fonte: Amazon

Viaggio del mese

Nessun viaggio, MA ho provato un ristorantino adorabile che tratta cucina nordica. Sì, intendo qua a Roma. Probabilmente te ne parlerò in un post.

Figura di cacca del mese

Sono un po’ giù di tono ‘sto mese, non ho fatto grosse figuracce. Strano, eh? Come per la musica dovrò compensare sotto Natale, probabilmente.

Riassunto del mese

La prima cosa che mi viene in mente è il compleanno di Massimo, che il 12 ha compiuto trent’anni!

Sono diventata imbecille per il regalo, per la “festa” e pure per la torta. I primi dieci giorni di novembre li ho passati vivendo nell’ansia, in pratica. Io i compleanni della gente li passo sempre così. Ecco perché ho pochi amici.

La big festa lui non la voleva per motivi che qui non sto a spiegarti, e io non sapevo proprio dove sbattere la testa per fare qualcosa di carino. Poi, la svolta. Una sera, proprio mentre cercavo un modo delicato per invadere casa di mia suocera e organizzare una cenetta tra noi…

Suocera: “Ma se per il compleanno del flagello di Dio facciamo una cena da me?

Io:Oh! Ma certo, hai avuto una bellissima idea! Non ci avevo proprio pensato, braviiiiissima!”

Minchia se sono falsa.

Poi ho scoperto cosa vuol dire farsi preparare una torta dalla pasticceria. Vuol dire decidere quanti chili di torta vuoi, scegliere cosa devi metterci dentro pure se sai fare un tiramisù a puzza, capire che non puoi uscirtene con una torta millefoglie due giorni prima dell’evento perché poi la sfoglia ti viene sminchiata.

Ho scoperto pure che se fai fare una torta senza liquore, perché a me il liquore nei dolci fa schifo, poi gli strati di pan di Spagna si sbragano che è un piacere. Però la torta era buona lo stesso. Viva me.

Ah, un’altra cosa che ho fatto questo mese è stata rendermi conto che, nonostante io non sia più adolescente da un bel po’, continuo ad essere la secchiona sfigata che all’occorrenza aiuta i fighetti a studiare per il compito in classe.

Sì, perché il mio capo ha introdotto un esame per la verifica delle competenze mie e dei miei colleghi, e se non lo passiamo ci spediscono al Nord a fare mea culpa ad un corso di addestramento completo.

Due mie amabili colleghe, che potremmo chiamare La Bionda e La Mora e che sono famose per il loro fancazzismo sfrenato, mi si sono attaccate come cozze per ripassare insieme. Perché io sono più fresca, anche se loro hanno quasi il doppio della mia anzianità di servizio. Sono solo più giovane, capito? Non è che io lavoro e loro no.

Ho accettato pensando che un ripasso in fin dei conti servisse anche a me, ma la sera, mentre tornavo a casa, mi sono sentita proprio come ci si sente ad aiutare i fighetti a scuola che ti pigliano per il culo e si fanno vivi solo quando c’è il compito di matematica. Una perfetta adolescente sfigata.

App del mese

Snapchat, ma è l’ultima volta che lo nomino perché l’ho disinstallato almeno due settimane fa.

I motivi? Mi ciucciava un sacco di Internet e mi sono resa conto che tenevo il muso sullo smartphone tutto il giorno per colpa sua, anche se stava diventando noioso e alla fine si dicevano sempre le stesse cose. Non mi piace l’idea di diventare smartphone-dipendente, Instagram e Facebook bastano e avanzano.

Scoperte del mese

Ho scoperto che le candele del Tiger si sciolgono sulla torta dopo venti secondi. Non comprarle.

E ho capito che vorrei iniziare a parlare di altri argomenti qui su Profumo di follia, devo solo capire in che modo. Qualcuno ha già storto il naso perché, a quanto pare, se parli di viaggi devi scrivere sempre e solo di quelli. Gente che manco mi conosce, eh. Io però tutti ‘sti bloggers che hanno sfondato seguendo le regole degli altri mica li vedo.

 

Come ti è andato ‘sto novembre? Per cosa lo ricorderai? Quali canzoni hai ascoltato? Lasciami un commento!

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