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ChiacchiereLibriRubricheUn mese in otto punti

Due Mesi in 8 Punti: gennaio e febbraio 2018

Non è abitudine mia pubblicare un Mese in 8 Punti all’inizio del mese successivo, ma dovevo pure scegliere un post per tornare a scrivere e farlo col “riassunto delle puntate precedenti” mi pareva la cosa giusta.

Oggi ti racconto un po’ come mi sono andati febbraio e gennaio.

 

Le canzoni del periodo

Dopo uno scazzo iniziale che si è ripercosso anche sulla musica, nel senso che per varie settimane non ho proprio aperto Spotify, sono andata abbastanza in fissa con la splendida Whatever It Takes degli Imagine Dragons. Sarà che adoro tutto ciò che spinge ad agire e a trovare il coraggio di cambiare le cose.

Non è il testo più brillante che abbia mai letto, ma mi piace un sacco.

Ho sempre avuto paura di essere ordinario
Guardando il mio corpo, sentendomi miserabile
Aggrappato al visibile
Voglio essere invisibile
Guardando ai miei anni come fossero un martirio
Tutti hanno bisogno di far parte del gruppo
Mai abbastanza, sono il figlio prodigo
Sono nato per correre, sono nato per questo

Ciò che è necessario
Perché amo l’adrenalina nelle vene
Faccio ciò che è necessario
Perché amo come ci si sente a rompere le catene
Ciò che è necessario
Tu portami in cima, sono pronto
Ciò che è necessario
Perché amo l’adrenalina nelle vene
Faccio ciò che è necessario

Un’altra che ho sentito parecchio è dei Depeche Mode e si tratta di Where’s the Revolution. Stavo notando il fatto che le canzoni dei Muse che amo di più parlano, curiosamente, di rivoluzioni e complotti, come questa dei Depeche. Giuro che non sono una complottista, è solo la musica che è figa.

Serie TV e film del periodo

Di film praticamente non ne ho visto nemmeno uno negli ultimi due mesi, solo serie tv e tra l’altro pure le solite: Grey’s Anatomy, Reign, Scrubs e sto guardando di nuovo Stranger Things in attesa che esca la terza stagione.

Grey’s Anatomy ho notato che si è un po’ ripreso rispetto alla noia mortale dell’inizio della 14esima stagione. Jo e Alex hanno smesso di sfrangiarci le palle con le loro paranoie (soprattutto lei), idem Jackson e April (soprattutto lui e la sua faccia priva di espressioni), Meredith ha smesso di fare l’eroina di ogni cazzo di situazione difficile. Nelle ultimissime puntate ho apprezzato particolarmente April in modalità fuck-the-system, ma nonostante stia cercando di evitare gli spoiler su Instagram (hai presente Neo di Matrix che scansa le pallottole piegandosi come un origami? Ecco, stessa fatica. Mortacci vostra, spoileroni del cazzo che non siete altro) ho letto di striscio che… anzi, non te lo dico, altrimenti divento una spoilerona del cazzo pure io.

Andiamo avanti.

Libro del periodo

Non so bene perché, ma ultimamente sono andata in fissa con la storia dei Paesi dell’Ex Unione Sovietica e forse è perché sto leggendo, con fatica ma con enorme soddisfazione, il mio primo libro di Sofi Oksanen, che è una scrittrice finlandese. Il titolo è Le vacche di Stalin.

Immagine di proprietà del sito www.ibs.it

La Oksanen è in realtà famosa per un altro libro che si chiama La Purga, ma non ho trovato nessuno dei due in libreria e su Amazon Kindle l’unica versione che ho trovato de La Purga era in spagnolo. No, non lo parlo lo spagnolo, quindi ho preso quest’altro che comunque è il suo romanzo di esordio.

La trama in brevissimo: siamo negli anni Settanta, Katariina e la figlia Anna vivono nell’Estonia entrata a far parte dell’Unione Sovietica e sono costrette a dividersi fra il loro paesino vicino Tallinn, ormai costretto a dipendere totalmente dalle regole di Mosca, e la capitalista e ricca Finlandia, patria del marito di Katariina. Una vita fatta di bugie, sussurri, file alla dogana, regole e bulimia, quella di Anna.

La moglie di Voldemar ha sistemato davanti alla parete del salone un tavolo dove mette in mostra tutto quello che il marito le ha portato. […] In fondo alla fila degli scontrini c’è un rotolo di carta igienica, e tutti si avvicinano per toccarlo. E’ tutto a fiori! […]

Katariina si vergogna, anche se il suo finlandese non è lì a vedere. […] Tutti i conoscenti sono stati invitati ad ammirare gli oggetti portati da Voldemar e a sentire come vanno davvero le cose “di là”.

Viaggio del periodo

Oltre a Praga, l’unico altro “viaggio” è stato il weekend che ho passato ad Arezzo, ma non si è trattato di un viaggio di piacere perché ho passato tutti e due i giorni chiusa dentro all’ospedale in cui si è operata mia madre.

Io gli ospedali li odio con ogni cellula del mio corpo, ma il mio non è un odio normale – chi cazzo li ama gli ospedali? – io li subisco proprio, divento intrattabile appena ci metto piede, mi manca l’aria. Non svengo giusto perché mi rimane la lucidità necessaria per decidere di non crollare in un posto come quello.

Comunque ti puoi immaginare che bel weekendino ho passato, anche se per fortuna mia madre era lì per un’operazione che ha voluto fare per ridurre alcuni problemi di salute, e non per qualcosa di grave.

Figura di cacca del periodo

Ne ho fatte di peggiori, ma questa merita una menzione d’onore.

Centro analisi della zona, prendo il numeretto e mi metto seduta sulla panca ad aspettare il mio turno. Ore 11 del mattino, sala piena di gente, soprattutto vecchiette.

Per passare il tempo mi viene la geniale idea di giocare a Simon’s Cat sul telefono, un giochino di quelli che devi incolonnare le pallette di colori uguali in una tabella, ma questo si ispira al Simon’s Cat di Youtube. Il suddetto giochino ha un’allegra musichetta che parte a palla appena dopo il caricamento, tant’è che quando sono a lavoro e lo uso, mi assicuro più volte di aver abbassato TUTTO il volume prima di giocarci.

Manco te lo sto a di’ che io lì dentro, in mezzo alle vecchiette, preoccupata del misto di numeri e lettere che uscivano per indicare i turni di chi doveva entrare, me so’ dimenticata della musichetta subito dopo aver avviato il gioco. E quella giustamente è partita a manetta in mezzo a tutti i presenti.

Io, faccia di pietra per fingere tranquillità assoluta, in realtà avrei preferito che la vecchia accanto a me si alzasse e mi tramortisse con una stampellata in mezzo agli occhi.

Però posso dire che a forza di figure di merda una cosa l’ho capita. Se non è un problema per me, non lo diventa per gli altri. Se io non mostro di aver capito che ho fatto una figura di merda – cioè mantenere la faccia da “che c’è? Non posso giocare con le pallette colorate, signora?” – gli altri passeranno oltre con facilità. O almeno, questo è quello che mi ripeto ogni volta che compro i preservativi insieme alla carta igienica, e il tizio sulla quarantina in fila dietro a me – ce n’è sempre uno – mi fissa come se avessi intenzione di fare una cosa a tre con Rocco Siffredi ed Eva Henger.

Riassunto del periodo

L’ho già detto che gennaio è iniziato di merda, vero? C’è stata mia madre in ospedale, al lavoro mi sono incazzata perché siamo in vena di trasferimenti e girava voce che sarei finita praticamente in Burkina Faso, e pure la dieta è andata a farsi friggere. In più un collega che reputavo onesto ed affidabile mi ha fatto un brutto scherzetto con i turni: ho affrontato il capo chiedendo spiegazioni, lui si è incazzato pure con me, il collega se n’è lavato le mani e io dopo quasi tre mesi non l’ho ancora mandata giù.

Come? Non ti sembro una che porta rancore? AHAHAHAHAH.

Tutt’apposto.

Febbraio è andato un po’ meglio: il trasferimento è diventato (quasi) realtà, ma per fortuna il mio sindacalista di fiducia è un grande ed è riuscito a spedirmi ad *aeroporto romano fighissimo che ho chiesto per quattro anni di fila, dico quattro*. Verrò trasferita entro l’anno prossimo, ho già la lettera che lo conferma e davvero, non vedo l’ora. Odio solo l’idea di dovermi separare da alcune persone che ormai erano diventate amiche, e che hanno chiesto altre sedi. L’idea sarebbe quella di mantenere i contatti, ma si sa che spesso queste cose vanno a finire nel dimenticatoio. Spero che non sarà così. Intanto questa grossa, grossissima soddisfazione è arrivata. Farò più chilometri, più turni, lavorerò anche di notte e in un posto molto più stressante, ma so che ne varrà la pena.

Al corso di finlandese va tutto benissimo. Per festeggiare il Carnevale, la nostra insegnante ci ha preparato dei dolcetti chiamati laskiaispullat (li ho descritti nell’#HelloSuomi di quella settimana, su Facebook). Mi è piaciuto un sacco quel momento, anche perché è successo durante un giorno particolarmente pesante: avevo preso delle ferie orarie al lavoro per partecipare al corso, ci ero arrivata coi mezzi e la collega mi aveva fatto problemi. Sai quelle cavolate che ti cambiano la giornata? Ecco, il dolcetto mi ha fatto quell’effetto. 🙂

Ho scritto i primi due testi interamente in finlandese e, a parte qualche errore di distrazione e qualche altra minchiata, la mia insegnante si è detta fiera di me. Mi ha detto che se fossimo a scuola, il mio voto sarebbe 9-. Io il 9 l’ho preso una volta sola in vita mia, in quarto superiore, e l’ho preso pure perché il mio professore ci aveva aiutati. Stavolta l’ho preso scrivendo un testo in finlandese. Io.

Lo so che sono ripetitiva, ma per me è ancora impensabile ‘sta roba che riesco a combinare qualcosa in questa lingua.

Altre belle cose sparse:

  • La neve a Roma! E’ stato bellissimo svegliarsi e vedere tutto bianco! Io e Massimo abbiamo fatto colazione e poi siamo andati in giro a piedi tirandoci palle di neve. Io ho fatto un pupazzo di neve e l’ho chiamato Franco.
Io, Franco a destra e Marino, il pupazzo di Massimo, a sinistra.
  • Acquisti seri vintage: ho comprato un cappotto di vero montone e un chiodo di vera pelle, uno di seconda mano e l’altro vintage degli anni ’80, a prezzi ridicoli. Sono stata per la prima volta in alcuni negozi di vintage romani (avrei qualcosina da dire sui soggetti che li gestiscono, che sono dei veri personaggi) e ho scoperto che esiste una vera e propria “zona del vintage” dentro Roma!
  • Ho trovato un buchetto graziosissimo, a Campo de’ Fiori, dove ho potuto pranzare con una zuppa calda di verdure, fatta con ingredienti coltivati personalmente dal cuoco;
  • Ho trovato un altro buchetto dove io e Massimo abbiamo assaggiato l’okonomiyaki giappo, il ramen e i takoyaki col tonnetto secco sopra; <3
  • L’adorabile Meira – che oggi compie gli anni, auguri di nuovo my darling! – mi ha fatto scoprire una catena di ristoranti che propone cucina fusion brasiliana/giappa: piatti leggeri ma da leccarsi i baffi!

Scoperte web del periodo

Sulla scia dello shopping consapevole, le mie scoperte web più grosse non possono che essere:

  • il sito www.ilvestitoverde.com, dove c’è una lista di e-commerce sostenibili che vendono merce di tutti i tipi (abbigliamento, casa, intimo, accessori, uomo, donna, bambino, ecc);
  • Mia Moltrasio e le sue ballerine fatte a mano, che medito di comprare appena farà abbastanza caldo (www.miamoltrasio.com);
  • Una ragazza veronese che realizza ciondoli di collane e spille in legno. I soggetti sono i fiori e io, avendo una forte dipendenza da tutto ciò che raffigura fiori rossi, ho perso la testa per i suoi anemoni. Il punto è che ho una collana simile e non indosso spille, ma prima o poi qualcuna delle sue creazioni diventerà mia. La trovi sul sito Etsy e se non sbaglio anche su Instagram, il nome è Insunsit.
Immagine presa dalla pagina Insunsit sul sito Etsy

Commento del periodo

Stavolta salto, anche perché ho pubblicato ben poco!

 

Se ti va fammi sapere con un commento scoperte, vittorie, libri, viaggi e film degli ultimi due mesi 🙂 

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