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Diario di viaggio: la mia prima volta a Barcellona (parte 2)

Seconda parte del diario del viaggio a Barcellona, si riparte dal terzo giorno. Se non ricordi cosa è successo nei primi due, ecco il link per leggere la prima parte del diario di viaggio.

Enjoy!

Terzo giorno a Barcellona

Il programma del terzo giorno prevedeva principalmente la visita alla Sagrada Familia.

Siamo usciti dall’hotel intorno alle dieci di mattina e abbiamo avuto la malsana idea di andare a fare colazione in uno dei numerosi bar e pasticcerie che affollavano la strada di fronte all’albergo. Siamo entrati in una di queste e abbiamo chiesto un cappuccino, un caffè ed un cornetto a caso.
Quando sono arrivata al tavolo col mio bel cornetto Massimo aveva già iniziato a bere il suo caffè. La sua reazione? Esattamente questa.

Diciamo che non si trattava proprio di caffè come lo intendiamo noi, ecco. Avremmo potuto definirlo affettuosamente acqua colorata, e c’aveva pure un sapore strano. Il mio cappuccino era quasi normale, un pò annacquato pure quello ma comunque accettabile. Il cornetto no comment. Era praticamente fritto.

Dopo mangiato ci siamo diretti verso la fermata della metropolitana per arrivare a Plaça Catalunya: volevamo fare una passeggiata e visto che la Sagrada Familia sembrava vicina abbiamo deciso di arrivarci a piedi, passando anche per Casa Battlò e Casa Milà, anche loro opere di Gaudì. Nel frattempo ci siamo anche messi a cercare uno sportello ServiCaixa per ritirare i biglietti d’ingresso per la Sagrada Familia, che avevamo acquistato sul sito ufficiale, impresa che si è rivelata tutt’altro che semplice.

Cos’è il ServiCaixa?

E’ un tipo di sportello automatico come quelli del bancomat, solo che giallo e con diverse funzioni, tra cui quella di stampare i biglietti per teatri e monumenti spagnoli prenotati su Internet. Si trovano un po’ dappertutto a Barcellona.
Il problema infatti non è trovarli, ma riuscire a farsi dare i biglietti senza prendere lo sportello a picconate. Perché? Perché ‘sti benedetti sportelli sono solo in lingua spagnola, catalana (sono due lingue diverse) ed inglese, solo che per determinate funzioni l’inglese non c’è e quindi non capisci più una beata mazza. Inoltre la Postepay, col quale avevo pagato i biglietti, non entrava nello sportello e non c’era nessuna indicazione in una lingua comprensibile.

Al terzo ServiCaixa che non collaborava abbiamo chiesto aiuto ad una coppia che stava passando in quel momento. Il tizio parlava sia inglese che italiano, ed è bastato che inserisse la mia Postepay per far stampare i biglietti. Cioè, capito? L’ha inserita lui e non ci sono stati problemi. Mi è caduta la mascella come fanno i personaggi dei cartoni animati. Sbem.

Insomma, figura di cacca again ma biglietti fatti, e abbiamo proseguito verso la Sagrada.

Lungo la strada volevo dare un’occhiata a qualche bel negozietto spagnolo, ma era tutto bello che chiuso. Il lunedì in Spagna non si lavora? Mistero.

Arrivati davanti a Casa Battlò (consiglio: se devi andarci a piedi passa su Passeig de Gràcia, perchè riconosci Casa Battlò solo per la folla. Se arrivi da un’altra strada è più difficile vederla) ho scattato questa bella foto con albero in primo piano, che immagino ormai faccia parte del monumento. Il biglietto di entrata costava un sacco (19 euro a cranio) e per noi era troppo, quindi non siamo entrati.

casa battlo barcellona

Dopo Casa Battlò siamo andati a vedere Casa Milà (o La Pedrera), sempre di Gaudì e sempre sulla stessa strada (altri 19 euro per entrare, sempre con Mastercard col cacchio).

casa milà barcellona

Infine, dopo chilometri e chilometri macinati a piedi, eccola lì: la Sagrada Familia! *coro angelico di sottofondo

sagrada familia barcellona

Devi sapere (ATTENZIONE: momento Superquark in arrivo, scappa finchè puoi) che la Sagrada Familia è una basilica minore tutt’ora in costruzione, iniziata nel lontano 1882 da Francisco de Paula del Villar y Lozano, continuata da Gaudì fino al 1940 e attualmente portata avanti da altri quattro architetti. Il completamento è previsto, udite udite, a partire dal 2026! O_O

sagrada familia barcellona

Lo so, in questa foto sembro lui.

Qui la storia è la stessa del museo, ovvero IO non compro MAI biglietti per entrare nelle chiese, però la Sagrada Familia mi aveva davvero incuriosito. In più avevo letto che la costruzione della basilica va avanti unicamente con i soldi dei biglietti e con le donazioni volontarie all’associazione che se ne occupa, senza finanziamenti dello Stato, e mi sembrava carino contribuire alla realizzazione. Oh, tra vent’anni potrò dire che la Sagrada Familia sarà stata completata anche grazie ai miei soldi, mica pizza e fichi!

Fortunatamente la faticaccia fatta per ritirare i biglietti era servita a qualcosa: abbiamo saltato tutta la fila, talmente lunga da circondare tutto il lato destro della basilica, e siamo passati direttamente dalla seconda entrata, dove non c’era un’anima.

interno sagrada familia barcellona

I nostri erano i biglietti di sola entrata da 13 euro, senza visita al museo di Gaudì e audioguida. Siamo entrati, abbiamo guardato la basilica in lungo e in largo scattando un paio di foto e siamo usciti. L’interno è davvero molto bello, ti consiglio una visita se vai a Barcellona, anche tocata y fuga come abbiamo fatto noi

Siamo andati a pranzare al Burger King lì vicino, poi abbiamo preso la metropolitana direzione Barceloneta, dove c’è il porto, l’Aquàrium di Barcelona e il centro commerciale Maremagnum.

Siccome sono un genio, uscendo dalla metropolitana ho deciso di aspettare l’autobus per arrivare all’Aquàrium. Massimo insisteva per andarci a piedi ma io niente, volevo proprio andarci col 40. Abbiamo preso ‘sto 40 e, siccome oltre ad essere pigra e genia sono pure piuttosto sveglia, non mi sono accorta che il senso di marcia era quello inverso. Ce ne siamo accorti solo quando abbiamo riconosciuto la torre di Agbar, una torre molto molto lontana da Barceloneta. Pensa dove cavolo eravamo finiti. Siamo scesi e siamo arrivati a piedi alla fermata della metropolitana più vicina, Glòries, per tornare di nuovo a Barceloneta.

Dopo aver vinto un abbonamento a vita alle frasi “ci siamo persi per colpa tua gnè gnè“, “io te l’avevo detto gnè gnè” e “ti sei sbagliata tu gnè gnè” di quel rosicone di Massimo (che dice così perché in giro ce lo porto sempre io, altrimenti riusciremmo a perderci pure negli ascensori) siamo andati a piedi fino al Port Vell. La zona è davvero bella perché ricorda un pò le città di mare americane. Davvero carina.

barceloneta

barceloneta

Anche il prezzo dell’Aquàrium è 19 euro a coccia, ma noi avevamo prenotato i biglietti sul sito Barcelona Turisme risparmiando un pochino (lì il biglietto costa 17,10 euro).

Che c’è nell’Aquàrium di Barcellona?

Beh, se si chiama Aquàrium un motivo ci sarà. Ci sono principalmente una serie di grandi acquari con diverse specie di pesci all’interno, dai pesci tropicali a quelli più conosciuti, dagli squali alle seppie alle meduse. Tutti che non se stanno fermi un attimo quando fai le foto, uff.

aquarium barcellona

La vera attrazione però è l’Oceanario, dove vivono specie di pesci come squali enormi, razze, pesci luna, murene. Questo Oceanario si può osservare sia dalla galleria dove sono gli altri acquari, sia da un tunnel subacqueo che lo attraversa da parte a parte. Quello è davvero bello perché sembra di stare davvero nell’oceano, i pesci ti passano a pochi centimetri di distanza e tu ti caghi in mano perché lo squalo ti sorride e ti fa “ciao bella bambina, sorridi che mo me te magno“.

Molto molto bello.

La visita nel tunnel dura 4 minuti, perché lo giri su un tappeto mobile. Finito il tunnel, finito l’Aquàrium.

Gelatino alle bancarelle, poi siamo andati a farci un giro al Maremagnum (che mi sembra un centro commerciale come tanti altri, non ha niente di speciale) e siamo tornati verso Barceloneta. Per strada abbiamo anche incrociato un gruppo di musicisti jazz che si esibivano sul marciapiede di fronte al porto, bravissimi!

Per cena siamo tornati nell’ormai nostro ristorantino preferito, quello di fronte all’hotel. Il proprietario ha iniziato a fare battute in italiano per scherzare con noi, io mi sono guadagnata l’appellativo di guapa e Massimo ha imparato a chiedere la cuenta per pagare. Fighissimo.

I menù fissi erano solo due e li avevamo già provati, così abbiamo scelto dei piatti a caso dal menù. Abbiamo assaggiato lo jamòn, che pensavamo fosse il famosissimo prosciutto spagnolo e invece anche no (jamòn vuol dire solo prosciutto, quello famoso si chiama Pata Negra ed è uno dei prosciutti più cari del mondo) e lo abbiamo preso con un po’ di funghi per antipasto, poi una bella paella mixta (paella a base di pesce e carne) servita col suo tegamino di coccio a duemila gradi Celsius (però buona da morire ♥) ed infine crema catalana, che però non mi è piaciuta. In più ho voluto fare la coatta e da bere mi sono presa una cerveza (una birra), io che la birra non la bevo mai. Ero curiosa di assaggiarla, solo che ne ho assaggiato un goccino e mi si è girata la testa al contrario, perché non sono proprio abituata a berla.

Massimo: “Non riuscirai mai a finire tutto il bicchiere.”

Ti dico una cosa. Non dirmi mai una cosa del genere. MAI. Perché io ce vado in puzza, come si dice dalle mie parti, e accetto la sfida. Infatti la birra l’ho finita. TUTTA. Ho rischiato di implodere nel ristorante e ho ruttato per due giorni di fila, ma l’ho finita tutta. Così impari.

[leggi la terza parte ]

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