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Diario di viaggio: a zonzo per Barcellona (pt. 2)

Europa / Spagna

lafolle 10 Giugno 2013 0

Seconda parte del diario di viaggio di Barcellona: si riparte dal terzo giorno. Se non ricordi cosa è successo nei primi due giorni, clicca su → viaggio a Barcellona

→ Leggi anche: luoghi di interesse a Barcellona

Viaggio a Barcellona, terzo giorno

Il programma del terzo giorno prevedeva principalmente la visita alla Sagrada Familia.

Siamo usciti dall’hotel intorno alle dieci di mattina e abbiamo avuto la malsana idea di andare a fare colazione in uno dei numerosi bar e pasticcerie che affollavano la strada di fronte all’albergo. Siamo entrati in una pasticceria e abbiamo chiesto un cappuccino, un caffè ed un cornetto a caso.

Quando sono arrivata al tavolo col mio bel cornetto Massimo aveva già iniziato a bere il suo caffè. La sua reazione? Esattamente questa.

Diario di viaggio Barcellona - reazione ad un caffè disgustoso

Diciamo che non si trattava proprio di caffè come lo intendiamo noi, ecco. Avremmo potuto definirlo affettuosamente acqua colorata, e c’aveva pure un sapore strano. Il mio cappuccino era quasi normale, un po’ annacquato pure quello, ma comunque accettabile. Il cornetto no comment, era praticamente fritto.

Dopo mangiato ci siamo diretti verso la fermata della metropolitana per arrivare a Plaça Catalunya: la Sagrada Familia sembrava piuttosto vicina e abbiamo deciso di arrivarci a piedi, passando anche per due opere di Gaudì: Casa Battlò e Casa Milà. Lungo la strada ci siamo anche messi a cercare uno sportello ServiCaixa per ritirare i biglietti d’ingresso per la Sagrada Familia, acquistati sul sito ufficiale, impresa che si è rivelata tutt’altro che semplice.

Se ti stai chiedendo cos’è il ServiCaixa, te lo spiego subito: è un tipo di sportello automatico di colore giallo e con diverse funzioni, tra cui quella di stampare i biglietti per teatri e monumenti spagnoli prenotati su Internet. A Barcellona si trovano un po’ dappertutto.

Il problema infatti non è trovarli, ma riuscire a farsi dare i biglietti senza prendere lo sportello a picconate. Perché? Perché ‘sti benedetti sportelli sono solo in lingua spagnola, catalana (sono due lingue diverse!) ed inglese, solo che per determinate funzioni l’inglese non c’è e quindi non capisci più una beata mazza. Inoltre la Postepay, col quale avevo pagato i biglietti, non entrava nello sportello e non c’era nessuna indicazione in una lingua comprensibile.

Al terzo ServiCaixa che non collaborava abbiamo chiesto aiuto ad una coppia che stava passando di lì in quel momento. Il tizio parlava sia inglese che italiano: ha inserito la mia Postepay e quella ha stampato i biglietti. Cioè, capito? L’ha inserita lui e non ci sono stati problemi. Mi è caduta la mascella come fanno i personaggi dei cartoni animati. Sbem.

Insomma, figuraccia again ma almeno avevamo in mano i biglietti.

Arrivati davanti a Casa Battlò, celebre opera modernista di Antoni Gaudì, ho scattato questa bella foto scegliendo di mettere un bell’albero in primo piano. Del resto, non c’era altro modo per inquadrare tutto l’edificio…

Il biglietto di entrata costava un sacco (19 euro a cranio). Trovi altre informazioni sul sito ufficiale.

Casa Battlò - diario di viaggio Barcellona

Dopo Casa Battlò siamo andati a vedere Casa Milà (o La Pedrera), sempre di Gaudì e sempre sulla stessa strada (altri 19 euro per entrare, un po’ tanti).

Casa Milà - diario di viaggio Barcellona

E poi, dopo chilometri e chilometri macinati a piedi, eccola lì: la Sagrada Familia! Sempre con gli alberi davanti, perché adoro la natura, ma ci mettiamo pure due gru.

Diario di viaggio Barcellona, Sagrada Familia

ATTENZIONE: momento Superquark in arrivo, scappa finchè puoi!

La Sagrada Familia è una basilica minore tutt’ora in costruzione, iniziata nel lontano 1882 da Francisco de Paula del Villar y Lozano, continuata da Gaudì fino al 1940 e attualmente portata avanti da altri quattro architetti. Il completamento è previsto, udite udite, a partire dal 2026!

La Sagrada Familia di Barcellona e io su una panchina

Lo so, in questa foto non ho gli occhi. Pazienza.

Qui la storia è la stessa del museo Cosmocaixa, ovvero IO non compro MAI biglietti per entrare nelle chiese, però la Sagrada Familia è davvero troppo particolare. In più avevo letto che la costruzione della basilica va avanti unicamente con i soldi dei biglietti e con le donazioni volontarie all’associazione che se ne occupa, senza finanziamenti dello Stato, e mi sembrava carino contribuire alla realizzazione. Oh, tra vent’anni potrò dire che la Sagrada Familia sarà stata completata anche grazie ai miei soldi, mica pizza e fichi!

Fortunatamente la faticaccia fatta per ritirare i biglietti era servita a qualcosa: abbiamo saltato tutta la fila, talmente lunga da circondare tutto il lato destro della basilica, e siamo passati direttamente dalla seconda entrata, dove non c’era un’anima.

L'interno della Sagrada Familia - diario di viaggio Barcellona

I nostri erano i biglietti di sola entrata da 13 euro, senza visita al museo di Gaudì e l’audioguida. L’interno della Sagrada Familia è davvero molto bello, ti consiglio assolutamente di visitarlo. Anche tocata y fuga come abbiamo fatto noi!

Siamo andati a pranzare al Burger King lì vicino, poi abbiamo preso la metropolitana direzione Barceloneta, dove c’è il porto, l‘Aquàrium di Barcelona e il centro commerciale Maremagnum. Quest’ultimo era rimasto impresso nella memoria di Massimo, perché c’era stato durante la gita delle superiori.

Siccome sono un genio, uscendo dalla metropolitana mi sono messa ad aspettare l’autobus per arrivare all’Aquàrium anche se ci si poteva arrivare a piedi. Massimo insisteva per proseguire a piedi ma io niente, volevo proprio andarci col bus n.40. Abbiamo preso ‘sto 40 e, siccome oltre ad essere pigra e genia sono pure piuttosto sveglia, non mi sono accorta che il senso di marcia era quello inverso. Ce ne siamo accorti solo quando abbiamo riconosciuto la torre di Agbar, una torre molto molto lontana da Barceloneta. Pensa dove cavolo eravamo finiti. Siamo scesi e siamo arrivati a piedi alla fermata della metropolitana più vicina, Glòries, per tornare di nuovo a Barceloneta.

Dopo aver vinto un abbonamento a vita alle frasi “ci siamo persi per colpa tua gnè gnè“, “io te l’avevo detto gnè gnè” e “ti sei sbagliata tu gnè gnè” di quel rosicone di Massimo (che dice così perché in giro ce lo porto sempre io, altrimenti riusciremmo a perderci pure negli ascensori) siamo andati a piedi fino al Port Vell. La zona è davvero bella perché ricorda un po’ le città di mare americane. Davvero carina.

Diario di viaggio Barcellona: Barceloneta
Museo d'Historia de la Catalunya, a Barcellona

Anche il prezzo dell’Aquàrium è 19 euro a coccia, ma noi avevamo prenotato i biglietti sul sito Barcelona Turisme risparmiando un paio di euro.

Cosa c’è di interessante nell’Aquàrium di Barcellona?

Beh, se si chiama Aquàrium un motivo ci sarà: ci sono principalmente una serie di grandi acquari con diverse specie di pesci all’interno, dai pesci tropicali a quelli più conosciuti, dagli squali alle seppie alle meduse. Tutti che non se stanno fermi un attimo quando fai le foto, tra l’altro.

L'Aquarium. Diario di viaggio Barcellona

La vera attrazione è l’Oceanario, dove vivono specie di pesci come squali enormi, razze, pesci luna, murene. Questo Oceanario si può osservare dalla galleria dove sono gli altri acquari, oppure da un tunnel subacqueo che lo attraversa da parte a parte. Quello è davvero bello perché sembra di stare davvero nell’oceano, i pesci ti passano a pochi centimetri di distanza e tu ti caghi in mano perché lo squalo ti sorride e ti fa “ciao bella bambina, sorridi che mo me te magno“.

Squalo che sorride. Diario di viaggio Barcellona

La visita nel tunnel dura 4 minuti, perché il giro lo fai su un tappeto mobile e, siccome non avevo niente di meglio da fare, l’ho cronometrato. Finito il tunnel, finito l’Aquàrium.

Per cena siamo tornati nell’ormai nostro ristorantino preferito, quello di fronte all’hotel. Il proprietario ha iniziato a fare battute in italiano per scherzare con noi, io mi sono guadagnata l’appellativo di guapa e Massimo ha imparato a chiedere la cuenta per pagare. Fighissimo.

I menù fissi erano solo due e li avevamo già provati, così abbiamo scelto dei piatti a caso dal menù. Abbiamo assaggiato lo jamòn (prosciutto crudo) con un po’ di funghi per antipasto, una bella paella mixta (paella a base di pesce e carne) servita col suo tegamino di coccio a duemila gradi Celsius (però buona da morire) ed infine una crema catalana, che però non mi è piaciuta. Ho voluto fare la coatta prendendo una cerveza, io che la birra non la bevo mai. Infatti ne ho assaggiato un goccino e mi si è girata la testa al contrario.

Massimo: “Non riuscirai mai a finire tutto il bicchiere.”

Ti dico una cosa: non dirmi mai una cosa del genere, MAI. Perché io ce vado in puzza, come si dice dalle mie parti, e accetto la sfida. Infatti la birra l’ho finita. TUTTA. Ho rischiato di implodere nel ristorante e ho ruttato per due giorni di fila, ma l’ho finita tutta.

[continua a leggere!]

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