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Diario di Viaggio: i miei primi tre giorni a Dublino (parte 3)

Terzo giorno a Dublino, quello dedicato allo shopping compulsivo, altro vantaggio del viaggiare con le donne. Muahahah!

Ti lascio i link della prima parte, col primo giorno in Irlanda, e della seconda parte del diario col primo giro a Dublino e i tre locali in cui abbiamo mangiato.

Diario del viaggio a Dublino

Obiettivo della giornata: Penneys, un negozio che si trova sempre su O’Connell Street e che vende abbigliamento e accessori a prezzi low cost.

Siamo state lì dentro per due ore. Quando siamo uscite lei aveva due buste piene di maglie e magliette, io una busta piena di… pigiami. Pigiami con mucche e gattini. Guarda che sono proprio cretina, eh. Se ci penso mi prendo a manate. Ma si può visitare un negozio di abbigliamento all’estero e tornare a casa con una serie di pigiami?! Si può?!

Penneys a Dublino

Però abbiamo fatto una roba strabella. Io e Amelia ci siamo innamorate di un borsone da viaggio, lì da Penneys. Costava una sciocchezza e il colore era piuttosto discutibile, visto che era rosa fosforescente con zebrature nere ed un’enorme stella di plexiglass trasparente appesa sui manici. Non andava d’accordo nè col mio modo di vestire nè con quello di Amelia, ma abbiamo perso la testa e alla fine ne abbiamo comprati due uguali. Il mio borsone s’è fatto tutti i viaggi successivi, sparaflashando chiunque si trovasse entro un chilometro dalla sottoscritta. Lo amo.

Dopo Penneys è iniziato il souvenir tour nel quale ho dato il meglio di me stessa quanto a cretinaggine acuta: ho comprato un souvenir per OGNI parente stretto, in preda a non so quale raptus spendereccio – forse era proprio il concetto di guadagnare soldi miei che ancora non mi era chiaro. Ho comprato, nell’ordine:

– n°1 tazza per mio fratello;
– n° 3 portachiavi per n°3 cugini di primo grado che poi me se offendono (in realtà non gliene può fregar di meno dei viaggi che faccio, NdA);
– n°1 coordinato da cucina strofinaccio/presina a tema trifoglio irlandese, con ricetta di irish coffee ricamata sopra, per la mia cara nonnina che l’inglese sa a malapena cos’è. Però era tanto carino!
– n°1 statuetta di Molly Malone per i miei;
– n°1 tazza per gli zii, i genitori dei cugini di primo grado che citavo prima;
– n°1 tazza per l’altro nonno, che credo nemmeno sappia dell’esistenza dell’Irlanda;
– n°1 ciondolino per il mio cellulare (quello mi piace un sacco, ce l’ho ancora);
– n°2 portafoto per la mia camera (come sopra);
– n°1 portachiavi con leprechaun, sempre per me (quello s’è rotto);
– n°1 cubo di vetro col claddagh ring disegnato dentro col laser, perché comprarci il famoso anello di fidanzamento irlandese da sole ci pareva brutto.

Quando ho detto che volevo comprarmi pure le cartoline c’è mancato poco che Amelia non mi desse un calcio rotante sulle gengive, visto che lei s’era limitata a comprare un portachiavi per la mamma. E me lo darei pure adesso, il calcio rotante. Sembravo Babbo Natale quando sono tornata in Italia!

La sera abbiamo deciso di provare il ristorante dell’albergo. Non ricordo com’erano i prezzi, comunque Amelia ha ordinato una specie di crema di gamberi, io mi son data all’anatra con patate e verdure che era la fine del mondo!

Cena a base di anatra

Il giorno dopo dovevamo tornare in Italia.

Ricordo solo di aver passato la mattinata nel giardinetto dell’albergo a scrivere minchiate sulle cartoline per l’amico di Bergamo a cui vogliamo taaanto bbbene, e l’amica di Catania che sta più fuori di testa di noi due messe insieme. Tutti conosciuti in chat.
Imbucate le cartoline abbiamo preso il taxi per andare in aeroporto. Una tristezza incredibile. Alla radio hanno messo una canzone alla radio dei R.E.M., Everybody Hurts, che prima di allora non avevo mai sentito e ora associo a quel viaggio. Davvero bellissima.

E siamo alla fine! Spero che ti sia piaciuto questo diario un po’ matto della mia prima esperienza in Irlanda 🙂 lasciami un commento e condividi sui social se ti ho fatto venire voglia di prendere l’aereo!