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Diario di viaggio Dublino: in Irlanda con una sconosciuta

Europa / Irlanda

lafolle 6 Agosto 2013 0

Il mio primo viaggio a Dublino è durato in tutto quattro giorni ed è stato uno dei più belli della mia vita. La coloratissima capitale dell’Irlanda ti accoglie con un’atmosfera vivace e gentile, è facile da girare tutta a piedi – e lo abbiamo fatto! – e i dublinesi che abbiamo incontrato erano tutti meravigliosi. In questo diario di viaggio di Dublino ti racconterò soprattutto la parte emozionale di quei giorni, unita alla meraviglia della scoperta di una città nuova che è entrata di diritto tra i miei posti preferiti al mondo.

Nel blog trovi anche dei post di informazioni per organizzare al meglio un viaggio a Dublino in autonomia, come quello su Dublino, cosa vedere nella capitale dell’Irlanda.

Ho parlato di emozioni perché a Dublino ci sono stata con Alice, una ragazza con cui mi sentivo online – chi è nato negli anni Ottanta come me ricorderà sicuramente l’era delle chat su MSN… – e che fino ad allora non avevo mai incontrato di persona.

Io e Alice ci siamo conosciute in una chat circa otto mesi prima del viaggio, a gennaio del 2008. Chattavamo tutte le sere e, nonostante non ci fossimo mai incontrate, il feeling che c’era tra noi era incredibile. Una sera di luglio stavamo parlando di viaggi e di uomini e… mezz’ora dopo stavamo prenotando il volo per il nostro primo viaggio insieme in Irlanda.

Se ti interessa l’argomento sappi che ci sono altri diari di viaggio in Irlanda, perché poi a Dublino ci sono pure tornata, tipo questo → Dublino a Novembre

Diario di viaggio Dublino: insegne stradali che indicano Temple Bar

Diario di viaggio Dublino: l’arrivo in Irlanda

Amo iniziare il racconto di un viaggio partendo sempre dal volo. Noi siamo partite di lunedì, il 22 settembre 2008, lei da Bologna e io da Roma. Lei con Ryanair, io con Aer Lingus perché con Ryanair non ci avevo mai volato, e… piuttosto mi sarei costruita una zattera e me la sarei fatta così fino in Irlanda.

I nostri voli di andata avevano orari coincidenti, e siamo arrivate a mezz’ora di differenza una dall’altra.

Quando io e lei ci siamo viste, al terminal degli arrivi dell’aeroporto di Dublino, ci siamo corse incontro rischiando una sonora capocciata. Ancora me la ricordo: io che esco dal controllo passaporti, e lei che mi corre incontro sventolando un fogliettino con su scritto il mio nickname.

Abbiamo preso un taxi e ci siamo fatte portare al Trinity City Hotel, il nostro hotel a cinque minuti da O’Connell Street e a cinquecento metri dal Trinity College.

Fatto il check-in e scoperto le coordinate geografiche esatte di macchinetta delle bibite, giardino dell’hotel, ristorante dell’hotel e ascensore parlante, siamo andate a cercare la nostra camera e abbiamo perso un buon quarto d’ora a cercare di capire il funzionamento della tessera magnetica. L’ho detto che in due facevamo un cervello solo? Per fortuna alla fine abbiamo risolto, altrimenti saremmo ancora qui a prendere la porta a testate.

E insomma, eccoci a Dublino!

Diario di viaggio Dublino, statua di Charles Stewart Parnell

Il primo incontro con la cultura irlandese è stata in un Despar, un supermercato che io non avevo ancora mai visto in Italia. Ero convinta che il Despar fosse molto irlandese. Ci siamo fiondate dentro con l’intenzione di comprare qualcosa per cena e siamo uscite con, nell’ordine:

– un tramezzino
– una confezione di insalata russa
– decine di sacchetti di caramelle gommose
– due bottigliette d’acqua da mezzo litro

Il tutto senza busta perché non sapevamo come si dice busta in inglese, e per evitare figuracce ce ne siamo andate con tutta la roba in mano, salvo poi arrivare in albergo col dubbio che la receptionist c’avrebbe guardato malissimo.

E infatti la receptionist ci ha guardato malissimo.

Piastrella dedicata all'Ulysses sul marciapiede, a Dublino, con i nostri piedi vicino

La nostra prima giornata a Dublino termina così: in camera ci siamo messe il pigiama e abbiamo cenato mangiando l’insalata russa con la mano a coppetta, perché tra le altre cose c’eravamo dimenticate di comprare anche le posate. Quindi c’era lei che cercava di mangiare, e io che rischiavo il soffocamento ogni due secondi perché ridevo come una scimmia urlatrice impazzita.

Una scena che ci ha perseguitate a lungo: lei che mi chiede come si dice acqua del rubinetto in inglese, perché ha intenzione di chiedere alla receptionist se è potabile, e io che dico water of … e mimo l’apertura dei pomelli del rubinetto. Epica.

Diario di viaggio Dublino: parte l’esplorazione

Siamo state solo quattro giorni in Irlanda e prima di partire avevamo deciso che, togliendo il giorno di andata e quello di ritorno, avremmo trascorso il primo giorno a visitare Dublino e il secondo a fare shopping compulsivo. Voglio dire: è questo il bello di un viaggio tra donne, o no?

Ma il primo obiettivo della nostra prima giornata a Dublino era la colazione.

Ci siamo fermate al Cafe Kylemore, un bar di O’Connell Street che offre una colazione self-service. Non so se siano aperti anche per pranzo e cena, ma se ti capita di andare a Dublino è una buonissima soluzione per evitare di pagare il buffet in qualche hotel!

Abbiamo preso due vassoi e ci siamo avventate sul buffet: frittate, bomboloni, toast… abbiamo preso un po’ di tutto. Certo, il caffè irlandese somiglia più all’americano che all’espresso e per i miei gusti sa troppo d’acqua, ma il pasto è stato più che soddisfacente.

Diario di viaggio Dublino: colazione al Cafè Kylemore con omelette, toast, dolce e caffè

Proprio di fronte al Cafe Kylemore c’è una statua di James Joyce. Io e Alice ci siamo fatte la foto di rito. Appena mi sono messa in posa accanto a Joyce un simpatico vecchietto s’è seduto sul piedistallo della statua a leggersi il giornale, e non c’è stato verso di farlo alzare.

Quindi eccoci qui: io, James Joyce e il sederone del nonnetto.

Io accanto a James Joyce, col vecchietto di spalle che si legge il giornale

Da lì ci siamo girate Dublino a piedi, e se dico a piedi intendo a piedi, senza prendere neanche un autobus. E’ stata un’esperienza abbastanza piacevole, Dublino è una città piccola e facile da girare!

Ecco qualche foto:

Irish Government Building a Dublino
La statua di Sir Benjamin Lee Guinness a Dublino
Edifici colorati a Temple Bar, a Dublino

In realtà Alice, che a Dublino c’era già stata, aveva un obiettivo ben preciso in mente: voleva farmi vedere la cattedrale di St. Patrick, Árd Eaglais Naomh Pádraig in gaelico (la lingua nazionale irlandese).

C’è voluta mezza giornata per arrivarci a piedi, ma quando siamo arrivate l’abbiamo trovata piena di ponteggi. Mai ‘na gioia!

Una torre della cattedrale di San Patrizio a Dublino

Per pranzo abbiamo pensato bene di pranzare in un ristorante giapponese che abbiamo trovato in un centro commerciale, che poi è stato il mio primo ristorante giapponese con relativo primo ramen e relativa figuraccia intitolata “ma che ce devo fa co’ sto mestolo?”

Il ristorante si chiama Wagamama, credo sia una catena.

Non ricordo altre situazioni comiche da raccontarti se non il fatto che i semafori irlandesi ti fanno il conteggio dei secondi che mancano al semaforo verde per i pedoni, e che gli irlandesi attraversano comunque col rosso per principio. A una certa l’abbiamo fatto pure noi e ci siamo dette di essere molto irlandesi solo per quello.

A cena Alice mi ha portata in un altro posto fantastico: Eddie Rocket’s. Mi sono sentita subito catapultata in Grease.

Eddie Rocket's a Dublino
Panini con insalata russa da Eddie Rocket's

Diario di viaggio Dublino: la giornata shopping!

Obiettivo della giornata: Penneys, un negozio che vende abbigliamento e accessori a prezzi low cost. Siamo state lì dentro per due ore.

Quando siamo uscite lei aveva due buste piene di maglie e magliette, io una busta piena di… pigiami. Pigiami con mucche e gattini. Guarda che sono proprio cretina, eh.

Diario di viaggio Dublino: entrata nel negozio Penneys

Ci siamo innamorate di un borsone da viaggio, lì da Penneys. Costava una sciocchezza e il colore era piuttosto discutibile: rosa fosforescente con zebrature nere, e c’era un’enorme stella di plexiglass trasparente appesa sui manici. Non andava d’accordo né col mio modo di vestire, né con quello di Alice, ma abbiamo perso la testa e alla fine ne abbiamo comprati due uguali. Il mio borsone s’è fatto tutti i viaggi successivi, sparaflashando chiunque si trovasse entro un chilometro dalla sottoscritta. Lo amo.

Dopo Penneys è iniziato il souvenir tour nel quale ho dato il meglio di me stessa quanto a cretinaggine acuta: ho comprato un souvenir per OGNI parente stretto, in preda a non so quale raptus spendereccio.

Quando ho detto che volevo comprarmi pure le cartoline c’è mancato poco che la mia amica non mi desse un calcio rotante sulle gengive, visto che lei s’era limitata a comprare un portachiavi per la mamma. E me lo darei pure adesso, il calcio rotante: sembravo Babbo Natale quando sono tornata in Italia!

L’ultima sera abbiamo deciso di viziarci e provare il ristorante dell’albergo.

Alice ha ordinato una specie di crema di gamberi, io mi son data ad un piatto di succosissima anatra con patate e verdure che era la fine del mondo!

Diario di viaggio Dublino: cena al Trinity Hotel con un piatto di anatra e verdure

Abbiamo passato l’ultima mattinata delle nostre vacanze a Dublino nel giardinetto dell’albergo a scrivere minchiate sulle cartoline da inviare agli altri nostri amici della chat. Altre persone mai incontrate, ovviamente.

→ Leggi anche Diario di viaggio: 24 ore a Praga

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