Primo proposito del 2018: finire di raccontarti il viaggio in Giappone. Quindi eccoci qua.

Siccome è passato un po’ di tempo dall’ultima volta che ne abbiamo parlato, eccoti i link per rinfrescare la memoria: partenza e scalo a Doha, primo giorno a Tokyo e secondo giorno a Tokyo 🙂

tempio meiji jingu

Tokyo, 28 settembre 2017, giovedì.

Oggi, per la prima volta da quando siamo arrivati in Giappone, se semo dati ar sushi. Ma mica un sushi normale, io volevo il meglio del meglio di Tokyo. E qual è il posto migliore in cui mangiare del sushi fresco senza accendere un mutuo? Facile, si va a Tsukiji, il mercato del pesce di Tokyo.

Tutti ci vanno, tutti lo vogliono, e ce semo annati pure noi. A digiuno. Perché prevedevo di mangiare un botto di sushi, io, e fare colazione me pareva brutto.

Già.

Partiamo dal fatto che non ci siamo svegliati all’alba e non abbiamo assistito all’asta dei tonni. L’asta mi sembrava una cosa davvero troppo turistica, e l’idea di svegliarmi prestissimo per stare fra le balle dei pescivendoli solo per fare qualche foto non me piaceva. Inoltre ho sentito dire che l’accesso ai turisti è stato vietato prima delle dieci di mattina, quindi ‘ndo vai?

Siamo arrivati al mercato con calma, intorno alle undici, e ci siamo buttati in mezzo alle bancarelle esterne del mercato.

tempio meiji jingu

tempio meiji jingu

tempio meiji jingu

E ora parliamo del pesce che vendono in Giappone. Perché quello sì che è strano, il pesce giappo è strano forte.

Per esempio il calamaro che s’è mangiato Massimo, i granchi grossi come la mia testa e le cozze giganti che ho assaggiato pure io, e che c’hanno un sapore completamente diverso da quello delle cozze nostre. Erano grosse come il palmo della mia mano, e ammetto che mangiarle mi ha fatto un po’ impressione! O_O

tempio meiji jingu tsukiji

Questo calamaro è stato cotto sulla fiamma e poi cosparso di salsa di soia.

tempio meiji jingu tsukiji

tempio meiji jingu tsukiji

Cioè, ma stai a vede’ quanto so’ grosse?!

Dopo un bel giretto e i due “antipastini”, chiamamoli così, abbiamo deciso di fermarci a mangiare il sushi.

Molti consigliano di mangiare nel Sushi Zanmai lì vicino, molti altri dicono che il sushi nella zona del mercato ittico è buono ovunque perché è davvero appena pescato. Noi ci siamo fidati della seconda, e nello specifico ci siamo fidati di un vecchiettino che ci ha fermati rivolgendoci un meraviglioso buongiorno in italiano. Lì per lì ci siamo chiesti come cacchio avesse fatto a capire che eravamo italiani, visto che non stavamo parlando prima di arrivare da lui, poi niente, c’ha fatto troppa simpatia e siamo entrati nel suo ristorante.

Ci hanno fatti accomodare ad un tavolo sul retro – io speravo di sedermi al bancone di fronte allo chef come gli altri clienti, sob – e hanno preso la nostra ordinazione, che consisteva in un semplice vassoio di sushi misto da 2000 yen (14,74 euro).

tokyo sushi mercato tsukiji

Insieme al sushi è arrivata una ciotolina con una zuppa di pesce, e un bicchiere di tè verde che, purtroppo devo dirlo, io c’ho provato ma a me non piace proprio.

E purtroppo anche questo sushi, il fantastico, vero sushi giapponese, non mi è piaciuto proprio. O meglio, non è che non mi sia piaciuto, il tonno per esempio si scioglieva letteralmente in bocca. E’ che mi è rimasto tutto sullo stomaco. Poi quello con l’anguilla mi ha uccisa, aveva un sapore davvero troppo forte e mi è praticamente rientrata la faccia.

Ci sono rimasta malissimo! 🙁

Dopo ‘sta botta de vita – oddio, in realtà c’ho ancora ‘na pesantezza… – abbiamo ripreso la metropolitana e siamo andati a Shibuya. Sì, è dove c’è l’incrocio più incasinato del mondo. Sì, è dove c’è Starbucks e sì, è dove c’è la statua del fedelissimo Hachiko.

Hachiko era il cane del professor Hidesaburo Ueno, e ogni giorno andava davanti alla stazione di Shibuya ad aspettare che il suo padrone tornasse dal lavoro. Un giorno il professore morì improvvisamente, e Hachiko continuò ad andare ad aspettarlo alla stazione per oltre dieci anni, finché non morì anche lui. 🙁

Avvicinandoci abbiamo notato un micio accoccolato tra le zampe della statua. Sul momento ho temuto che fosse morto anche lui, giuro. Stava su un cuscinetto e indossava un collarino col merletto, e se ne stava lì immobile a sonnecchiare con la gente che si faceva le foto a pochi centrimetri da lui.

Ovviamente la foto ce la siamo fatta pure noi, quindi ecco me, Massimo, Hachiko e il micio misterioso.

tempio meiji jingu shibuya hachiko

E poi che fai, non te ce butti nell’incrocio più grande del mondo? Certo che te ce butti, mica che stiamo qui a pettinare i pelati.

Mentre passavo dall’altra parte e cercavo di non scontrarmi con nessuno – non è esattamente facilissimo quando attraversi una strada insieme a qualche centinaio di persone – mi chiedevo cosa succederebbe in Italia con un incrocio del genere. Perché nell’incrocio di Shibuya c’è gente che attraversa in orizzontale, in verticale, in diagonale, e se potessero farlo uscirebbero pure dai tombini, ne sono sicura. Sai cosa vuol dire questo? Che se stai andando al lavoro in macchina e ti scatta il rosso a Shibuya sei fregato per un quarto d’ora. Fai in tempo a scendere e a prenderti un caffè prima di ripartire.

Secondo me è pure colpa di Shibuya se a Tokyo ci sono poche macchine. E dei parcheggi. Perché io e Massimo abbiamo notato che a Tokyo ci sono pochissimi parcheggi. Certo che, con una rete dei trasporti figa come quella tokyese, chi cacchio la prende più la macchina? Che Paese fantastico il Giappone.

Tornando a Shibuya, dopo l’incrocio siamo andati a dare un’occhiata al 109.

Il 109 è un centro commerciale gigantesco dedicato quasi esclusivamente all’abbigliamento femminile. Il problema è che dovrebbero vietare l’ingresso alle donne. Perché tu entri lì dentro e l’autostima ti guarda, ti prende a schiaffi, chiude baracca e burattini e te saluta definitivamente. Dentro il 109 ci sono commesse che non sono fighe, di più. Sembrano visioni, giuro. Sono bellissime, sono altissime (indossano tacchi talmente alti che secondo me sono illegali), sono truccate benissimo e vestite ancora meglio. Io sono entrata per comprare qualcosa, ma alla fine mi sono vergognata talmente tanto che sono solo andata al bagno. Io e quelle lì non sembravamo neanche della stessa razza.

Entrando nell’antibagno ho visto due ragazze adolescenti e ho chiesto loro se fossero in fila, ovviamente non in inglese perché non lo capivano, ma a gesti come i babbuini. Le due mi hanno guardata strano e poi son scoppiate a ridere. Io me so’ messa a ride appresso a loro, ma mica ho capito che c’era di divertente. Boh.

tempio meiji jingu shibuya

L’incrocio e, in fondo a sinistra, il malefico 109.

Terza tappa della giornata: il tempio Meiji Jingu, un tempio shintoista dedicato all’imperatore Meiji e a sua moglie Shoken. E’ uno dei templi più famosi di Tokyo e si trova all’interno di un enorme parco a circa un chilometro e mezzo di cammino da Shibuya. E’ uno dei posti in cui è più facile vedere un matrimonio tradizionale shintoista, ma noi non abbiamo avuto questa fortuna.

Io manco te lo sto a dì che prima di arrivarci ci siamo persi due volte. Tu dallo sempre per scontato.

Comunque una delle cose più belle di Tokyo è che si passa con estrema facilità dai grattacieli ai templi sacri. Anche il parco di Ueno, di cui parlerò nei prossimi post, si trova in un’area modernissima e piena di palazzi ed è pieno di templi.

Tornando al Meiji, se ci arrivi a piedi come abbiamo fatto noi sappi che devi camminare un bel po’ in mezzo alle frasche prima di arrivarci, ma ne vale la pena. E comunque tutto sta ad arrivare al parco, poi basta seguire il sentiero un po’ a caso e prima o poi ci arrivi.

tempio meiji jingu torii

Il primo dei ventordici torii del tempio Meiji

tempio meiji jingu barili sakè

Le frasche del tempio Meiji

tempio meiji jingu barili sakè

Il muro dei barili di sakè all’entrata del tempio. Ogni anno ne viene offerto uno al tempio.

tempio meiji jingu
tempio meiji jingu

Devi sapere che in tutti i templi giapponesi, o almeno in tutti quelli che ho visto io a Tokyo, ci sono almeno tre tipi di portafortuna:

  • gli omamori, cioè gli amuleti a forma di sacchettino che non vanno MAI aperti;
  • gli omikuji, bigliettini con delle predizioni divine che estrai a sorte e che, se te dice male, devi legare ad una fune vicino ad un pino del tempio per far sì che la sfigaccia predetta rimanga lì e non ti segua forevah;
  • gli ema, delle tavolette di legno su cui va scritto un desiderio o una preghiera, e che vanno lasciate al tempio.

Io li volevo tipo tutti, ma alla fine ho preso solo qualche bellissimo omamori.

tempio meiji jingu ema

Gli ema del tempio Meiji Jingu

Mi è venuta la brillante idea di fare una capatina pure a Shinjuku, un altro dei quartieri famosi di Tokyo, ma arrivata lì eravamo troppo stanchi e non me ricordavo cosa dovevo vedere a parte, beh, Shinjuku stessa che comunque è figa parecchio. Adesso ti dico che lì c’è il Golden Gai, una zona con tipo 200 bar minuscoli di quelli che ospitano al massimo cinque o dieci clienti.

Ah, a Shinjuku c’è pure la stazione ferroviaria di Shinjuku, famosa perché come te perdi lì dentro non te perdi da nessun’altra parte. Interi quarti d’ora passati in giro e poi ci ritrovavamo sempre nello stesso punto senza capire dove fosse il binario che ce serviva. -_-

tempio meiji jingu shinjuku

tempio meiji jingu shinjuku

tempio meiji jingu shinjuku

Ultima tappa della giornata: la cena a base di shabu-shabu. M’è partita la scimmia guardando La Pina e Diego cenare con lo shabu-shabu in Tokyorama, e ho dovuto per forza cercare un ristorante che lo facesse. Stavolta non ti dico niente, scriverò tutti i nomi e i dettagli nel post sui ristoranti da provare a Tokyo ché se no ce famo notte.

Per ora ti lascio questa foto.

tokyo tempio meiji jingu shabu shabu

 

→ [Presto il seguito.]