Seconda parte, anzi secondo giorno del viaggio tra Londra e Parigi.

Se te sei perso la prima parte, clicca su prima parte del diario di viaggio: Londra e Parigi.

Diario di viaggio: Londra

Londra 27 ottobre 2015, martedì.

Seconda puntata di Questo hotel NON e’ fantastico.

Massimo: “Oh amo’, fai attenzione perché la doccia non scarica bene l’acqua.”

natural history museum londra

Io: “Ah, pure?

No comment.

Per fortuna almeno il Common Room, il localino di fronte all’albergo che ci aveva consigliato la receptionist per fare colazione, si è rivelato una buona scelta.

Piccolissimo, colorato, col menù scritto sulla lavagna e tre lanterne turche appese in un angolo che mi hanno letteralmente mandato in pappa il cervello (ora le sto cercando identiche ma non troppo per casa mia, e non mi darò pace finché non saranno mie). Offre cappuccini decenti, spremute d’arancia appena fatte e soprattutto vari tipi di colazioni, tra cui due versioni di quella inglese, cioè quella normale e quella large per i wannabe Peppa Pig.

Quel martedì però ci siamo dati alla prova del cappuccino e basta.

L’obiettivo principale della giornata era il Natural History Museum, il museo delle scienze naturali. L’entrata è gratuita e gli interni con lo scheletro del diplodoco (per gli amici Dippy, e non me lo sono inventata io) mi avevano affascinata, quindi era entrato da subito nella lista dei posti da visitare a Londra.

Natural History Museum londra

natural history museum londra

La fila per entrare al museo iniziava già uscendo dalla fermata South Kensington della metropolitana, fila che comunque è scorsa liscia come l’olio, senza nessuno che spintonava o sorpassava, insomma proprio come si fa da noi, sssì. Poi siamo entrati e, cavolo, dentro è davvero bello. Non so perché, ma mi fa tanto scuola di Harry Potter e ‘sta cosa mi piace ancora di più.

Al centro c’è lo scheletro del diplodoco e ai lati ci sono delle stanzette con i resti di altri dinosauri. Per continuare la visita devi entrare nel serpentone che gira intorno a Dippy e lì, al contrario della fila che fai fuori, ci metti davvero una vita per fare pochi metri. Oddio, non so se noi ci abbiamo messo tanto perché è così o perché c’avevamo un’esaurita davanti che ad un certo punto ci ha fatto pure incazzare.

Rapido identikit della tipa: mora; mediamente gnocca; età stimata: 25-27 anni; nazionalità stimata: inglese con partner italiano della peggior specie (dopo capirai perché); madre di due marmocchi di età compresa fra i quattro e i sei anni e di un terzo più piccolo sistemato sulla pancia tramite porta bebè; proprietaria di uno smartphone perennemente incollato alla mano destra.

Il motivo di tanto odio?

Tanto per cominciare aveva portato le sue due furie e mezza in un cazzo di museo, all’interno di una cazzo di fila intorno a un dinosauro, e invece di tenerli per la collottola e/o fargli vedere il fantastico dinosauro, teneva incollata la faccia al suo cazzo di smartphone rallentando la gente in fila dietro a lei (leggi: me, Massimo, un altro migliaio di persone) e limitandosi ad un Santinou, Lorenzou ogni tanto, proprio con la u di chi si sente figo a chiamare il proprio figlio con un nome straniero che non sa nemmeno pronunciare.

E già questo basterebbe per ucciderla dopo dieci secondi netti, però no, bisogna esagerare.

Lei, il suo amico smartphone e i suoi tre microumani sono arrivati davanti al dinosauro, dove il serpentone faceva una curva, sono praticamente usciti dalla fila, i marmocchi si sono messi a fare casino davanti al dinosauro e lei s’è messa a telefonare.

Cosa fa una persona normale che vede ‘sta scena? Prosegue nella fila, sperando pure di toglierseli tutti e quattro dalle scatole. Lei invece, l’esaurita, è partita de testa. Ha afferrato me per una spalla facendo esattamente questa faccia, poi ha afferrato Massimo e ha strillato YOU’RE WALKING IN FRONT OF ME! FUCK! (mi stai passando avanti! Cazzo!).

Io e Massimo ci siamo guardati perplessi e l’abbiamo ignorata, come si fa in genere coi casi umani di questo tipo ma lei, ormai di nuovo in fila avanti a noi, che ha fatto? Ha continuato. Si è girata a guardarci, ha fatto questa faccia e ha strillato CAZZO! VAFFANCULO!

Sì sì, proprio in italiano. Ecco perché dicevo che sta con un connazionale. Roba che l’avrei pestata di mazzate anche subito, ma io sono una per bene e ‘sta gente è capace di far partire una rissa per niente.

Roba da matti.

Finito il serpentone siamo entrati in altre due sale piene di scheletri di altri dinosauri, tra cui un triceratopo e vari pezzi di tirannosauro sparsi qua e là, giusto per farti capire quanto era grande rispetto ad altre specie.

Infine una galleria con un tirannosauro animatronico che si muoveva e sembrava vero.

Dinosauri natural history museum londra

Tirannosauro natural history museum londra

Uscendo nel corridoio ci sono altre sale dedicate alle specie animali.

La sala blu è dedicata ai rettili e ai mammiferi e al suo interno abbiamo trovato le ricostruzioni di molti mammiferi terrestri e acquatici, tra cui quella di una gigantesca megattera, purtroppo coperta da impalcature.

La sala rossa è dedicata ai terremoti: al suo interno trovi l’unico fossile di stegosauro rimasto intero.

Infine la sala verde, una sala dedicata agli insetti, e quella l’ho girata molto molto velocemente perché c’erano le riproduzioni giganti di molti insetti e mica vuoi che muoro?

Dopo siamo finiti in una parte del museo dedicata alla struttura del corpo umano e agli esperimenti coi cinque sensi. La parte che ci è piaciuta di più è stata senza dubbio quella degli specchi deformanti. Non ti dico le risate.

natural history museum londra

natural history museum londra

Uscendo dal museo abbiamo trovato la fermata South Kensington chiusa e così ci siamo avviati a piedi alla fermata più vicina, che onestamente non ricordo quale fosse (forse Knightsbridge), per raggiungere il secondo obiettivo della giornata: Covent Garden.

natural history museum londra

natural history museum londra

natural history museum londra

I motivi per cui volevo vedere Covent Garden erano due, il mercatino e gli artisti di strada, a cui se n’è aggiunto un terzo, ovvero pranzare (ed erano già le quattro del pomeriggio).

Il mercatino c’era, anche se saranno state dieci bancarelle in tutto. Di artista ne ho visto solo uno, un signore che cantava tra i tavoli di un ristorante, elegantissimo e bravissimo.

Riguardo il cibo, dopo aver visto un paio di prezzi (in particolare quelli del ristorante italiano di Jamie Oliver) ci stavamo dando all’ippica, poi abbiamo visto un posticino chiamato The Pie Station e siamo andati lì. Il nome non ti sarà nuovo, visto che ne ho parlato nel post su come risparmiare a Londra.

E’ un fast food che serve le british pie, cioè queste. Una pie di qualsiasi tipo costa intorno alle 5£ e come prezzo è ottimo, così ne abbiamo assaggiate due (per me quella con pollo e funghi, per Massimo quella con manzo e cipolle), senza contorno perché sembravano pesantucce, ed erano davvero ottime. Non ho capito cos’è la salsa rossa che ci hanno dato da metterci sopra, però era buona e va bene così.

Qualche foto a Covent Garden e poi via in albergo, a riposare un po’.

Covent Garden natural history museum londra

Covent Garden natural history museum londra

Per la cena abbiamo deciso di provare un pub nella nostra zona trovato su TripAdvisor che si chiama The Devonshire.

Premetto una cosa: io me la cavo con l’inglese, ma i nomi dei cibi non riescono proprio ad entrarmi in testa, molti li confondo o me li scordo proprio. Per questo motivo, dopo un quarto d’ora a fissare il menù, ho ordinato l’unico piatto che credevo d’aver capito e che iniziava con British burger with potatoes. Mi aspettavo un hamburger di carne con un contorno e invece m’è arrivato questo. Giustamente.

natural history museum londra

Buonissimo eh, per carità, però se avessi collegato meglio i neuroni avrei evitato di prendere un panino identico a quello del Burger King del giorno prima. Giusto per evitare di diventare più larga che lunga, ecco. Tutto qua.

E vabbe’.

 

[leggi la terza parte del diario di viaggio]