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Viaggio a Londra & Parigi (pt. 2)

Europa / Regno Unito

lafolle 23 Novembre 2015 0

Seconda parte, anzi, secondo giorno del viaggio di una settimana a Londra e Parigi.

Se ti sei perso la prima parte, clicca su → viaggio a Londra e Parigi

Londra 27 ottobre 2015, martedì

Per caso ho già detto che l’hotel a Londra era zozzo, e che non avevamo la colazione? Sì?

Ecco.

Quella mattina mi sono alzata dopo Massimo e lui, con molta calma, mi ha detto la seguente frase: “oh amo’, fai attenzione perché la doccia non scarica bene l’acqua.”

Donna che guarda male
Io: “Ah, pure?

Per fortuna almeno il Common Room, il localino di fronte all’albergo che ci aveva consigliato la receptionist per fare colazione, si è rivelato una buona scelta. Piccolissimo, colorato, col menù scritto sulla lavagna e tre lanterne turche appese in un angolo che mi hanno letteralmente mandato in pappa il cervello. Offre cappuccini decenti, spremute d’arancia appena fatte e soprattutto vari tipi di colazioni, tra cui due versioni di quella inglese, cioè quella normale e quella large per i wannabe Peppa Pig.

L’obiettivo principale della giornata era, però, il Natural History Museum, il museo delle scienze naturali di Londra. L’entrata è gratuita e gli interni con lo scheletro del diplodoco (per gli amici Dippy, e non me lo sono inventata io) mi avevano affascinata, quindi era entrato da subito nella lista dei posti da visitare a Londra.

L'edificio del Natural History Museum visto durante la settimana a Londra
Il Natural History Museum in tutto il suo splendore
L'interno del museo
L’interno del museo con lo scheletro del diplodoco

La fila per entrare al museo iniziava già uscendo dalla fermata South Kensington della metropolitana, ma siamo riusciti ad entrare dopo poco tempo, senza nessuno che spintonava o passava avanti, ah che meraviglia i Paesi civili. Poi siamo entrati e, cavolo, ‘sto Natural History Museum dentro è davvero bello. Mi fa tanto scuola di Harry Potter!

Al centro della sala c’è lo scheletro del diplodoco e ai lati ci sono delle stanzette con i resti di altri dinosauri. Il percorso prevede che si entri in un corridoio a serpente che gira intorno a Dippy e lì, al contrario della fila che fai fuori, ci metti davvero una vita per fare pochi metri. Oddio, non so se noi ci abbiamo messo tanto perché è così sempre, o perché c’avevamo un’esaurita davanti che ad un certo punto ci ha fatto pure incazzare.

Rapido identikit della tipa:

  • mora
  • mediamente gnocca
  • età stimata: 25-27 anni
  • nazionalità stimata: inglese con partner italiano della peggior specie (dopo capirai perché)
  • madre di due marmocchi di età compresa fra i quattro e i sei anni, e di un terzo più piccolo sistemato sulla pancia tramite porta bebè
  • proprietaria di uno smartphone perennemente incollato alla mano destra

La genia aveva portato le sue due furie e mezza in un cazzo di museo, all’interno di una cazzo di fila intorno a un dinosauro, e invece di tenerli per la collottola e/o fargli vedere o commentare il dinosauro, teneva incollata la faccia al suo cazzo di smartphone rallentando la gente in fila dietro a lei (cioè me, Massimo, un altro migliaio di persone) e lasciando i due pargoli a pascolare a caso in mezzo alla fila, limitandosi ad un Santinou! Lorenzou! ogni tanto, proprio con la u di chi si sente figo a chiamare il proprio figlio con un nome straniero che non sa nemmeno pronunciare. E già questo basterebbe per odiarla profondamente, però no, bisogna esagerare.

Lei, il suo amico smartphone e i suoi tre microumani sono arrivati davanti al dinosauro, dove il serpentone faceva una curva, sono praticamente usciti dalla fila, i marmocchi si sono messi a fare casino davanti al dinosauro e lei s’è messa a telefonare. Cosa fa una persona normale che vede ‘sta scena? Prosegue nella fila, sperando pure di toglierseli tutti e quattro dalle scatole. Lei invece, l’esaurita, è partita di testa: ha afferrato me per una spalla tirandomi indietro, poi ha afferrato Massimo e ha strillato “YOU’RE WALKING IN FRONT OF ME! FUCK!” (tradotto: mi stai passando avanti! Cazzo!).

Io e Massimo ci siamo guardati perplessi e l’abbiamo ignorata, come si fa in genere coi casi umani di questo tipo ma lei, ormai di nuovo in fila avanti a noi, che ha fatto? Ha continuato. Si è girata a guardarci con la faccia scioccata e ha rincarato la dose urlando: “CAZZO! VAFFANCULO!

Taylor Swift sotto shock
Imprecava facendo esattamente questa faccia

Sì, esatto: ha imprecato in italiano, ecco perché dicevo che sta con un connazionale. Roba che l’avrei pestata di mazzate anche subito, ma io sono una per bene e ‘sta gente è capace di far partire una rissa per niente.

Roba da matti.

A seguire abbiamo visitato due sale piene di scheletri di altri dinosauri, tra cui un triceratopo e vari pezzi di tirannosauro sparsi qua e là. Mi è piaciuta tanto una galleria con un tirannosauro animatronico: si muoveva e sembrava vero!

Una settimana a Londra: testa del tirannosauro nel museo

La sala blu del Natural History Museum è dedicata ai rettili e ai mammiferi e al suo interno abbiamo trovato le ricostruzioni di molti mammiferi terrestri e acquatici, tra cui quella di una gigantesca megattera, purtroppo coperta da impalcature.

La sala rossa invece è dedicata ai terremoti: al suo interno trovi l’unico fossile di stegosauro rimasto intero.

Dopo abbiamo visitato la sala verde che è una sala dedicata agli insetti, e quella l’ho girata molto molto velocemente perché c’erano le riproduzioni giganti di molti insetti, che mi fanno molta impressione, e mica vuoi che muoro?

Una farfalla gigante

La visita è proseguita in un’area del museo dedicata alla struttura del corpo umano e agli esperimenti coi cinque sensi. La parte che ci è piaciuta di più è stata senza dubbio quella degli specchi deformanti. Non ti dico le risate!

→ Leggi anche: visita al Cosmocaixa Museum di Barcellona

Specchio deformante al Natural History Museum di Londra
Specchio deformante nel museo di Londra
E’ bello essere alti e magri ogni tanto

Uscendo dal museo abbiamo trovato la fermata South Kensington chiusa, e così ci siamo avviati a piedi alla fermata più vicina, che onestamente non ricordo quale fosse (forse Knightsbridge), per raggiungere il secondo obiettivo della giornata: Covent Garden.

I motivi per cui volevo vedere Covent Garden erano due, il mercatino e gli artisti di strada, a cui se n’è aggiunto un terzo, ovvero pranzare (ed erano già le quattro del pomeriggio).

Un artista di strada a Londra
Covent Garden durante la settimana a Londra
Covent Garden

Il mercatino c’era, anche se saranno state dieci bancarelle in tutto. Di artista ne ho visto solo uno, un signore che cantava tra i tavoli di un ristorante, elegantissimo e bravissimo. Se escludiamo il tizio con le bolle di sapone, intendo.

Quanto al pranzo, dopo aver visto un paio di prezzi assurdi – in particolare quelli del ristorante italiano di Jamie Oliver – ci stavamo convincendo a comprare qualcosa al supermercato, ma abbiamo incrociato un posticino chiamato The Pie Station e ci siamo fermati lì. Il nome non ti sarà nuovo, visto che ne ho parlato nel post su come risparmiare a Londra.

The Pie Station è un fast food che serve le british pie, ovvero delle deliziose torte rustiche ripiene di carne. Una pie costava intorno alle cinque sterline, e ne abbiamo prese due: per me quella con pollo e funghi, per Massimo quella con manzo e cipolle. Erano davvero ottime. Non ho capito cos’era la salsa rossa che ci hanno dato da metterci sopra, però era buona!

Abbiamo scattato qualche altra foto a Covent Garden e poi siamo tornati in albergo, a riposare un po’.

Settimana a Londra: edifici di Covent Garden

Per la cena abbiamo deciso di provare un pub nella nostra zona trovato su TripAdvisor che si chiama The Devonshire.

Premessa doverosa: io con l’inglese me la cavo abbastanza bene, ma i nomi dei cibi non riescono proprio ad entrarmi in testa e molti li confondo. Dopo un quarto d’ora passato a fissare il menù, ho ordinato l’unico piatto che credevo d’aver capito e che iniziava con British burger with potatoes. Mi aspettavo un hamburger di carne con un contorno e invece m’è arrivato questo. Giustamente.

Panino con hamburger e patatine fritte

Buonissimo eh, per carità, però se avessi collegato meglio i neuroni avrei evitato di prendere un panino identico a quello del Burger King del giorno prima. Giusto per evitare di diventare più larga che lunga, ecco. Tutto qua.

E vabbe’.

[→ Leggi la terza parte del diario di viaggio]

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