Ciao. Mi chiamo Anna, ho ventotto anni e sono una brutta persona. Vado dicendo che sono una travel blogger ma non aggiorno il diario di viaggio di Londra e Parigi da due mesi. Dico sempre che prima o poi lo farò, ma i post passano, le settimane pure e niente, non lo faccio mai. Come dici? Un nodo al fazzoletto? Macché nodo. Damme ‘na chiodata in mezzo agli occhi, così magari rinsavisco e me do ‘na mossa.

[Se non ricordi più dov’eravamo rimasti, qui trovi il terzo giorno a Londra. Chiedo perdono per il ritardo.]

Diario di viaggio: Londra

Londra, 29 ottobre 2015, giovedì.

Ultima colazione al Common Room, osservando dei fantastici nuvoloni carichi di pioggia avvicinarsi alla città. Il giorno prima avevo rimandato il battello per Greenwich proprio perché le previsioni davano pioggia tutto il giorno, ma col cavolo che aveva piovuto.

Abbiamo preso comunque la metropolitana in direzione del Tower Bridge, sia per vedere il famoso ponte sul Tamigi, sia perché lì vicino c’è uno dei punti di racconta del battello che avevo scelto per la crociera che ci avrebbe portati a Greenwich via fiume e la speranza ancora non mi aveva abbandonata (link per acquistare il biglietto).

Il cielo continuava ad essere grigio, piovigginava e si era alzato pure un bel venticello freddo, e alla fine abbiamo lasciato perdere la crociera. In compenso ci siamo gustati il Tower Bridge come si deve.

Sapevi che è lì dal 1894 e che in cima alla torre nord c’è una mostra dedicata alla sua costruzione?

Tower Bridge

Un pennuto vicino al ponte

Tower Bridge

Il ponte mi è piaciuto un sacco, forse perché nell’immaginario collettivo è uno dei posti che più rappresenta Londra, e salirci sopra fa davvero uno strano effetto.

Solo una cosa mi ha lasciata un po’ perplessa, una cosa che sicuramente rende questa città originale e moderna, ma che faccio fatica ad apprezzare fino in fondo: salire su un ponte del 1894, girarsi e trovarsi davanti gli stravaganti grattacieli della City, come lo Shard.

Lo Shard e il City Hall

Grattacieli di Londra

Ora, parliamo di Greenwich, che non è solo l’omonimo meridiano: appena arrivati (in metropolitana) siamo andati a dare un’occhiata al Cutty Sark, un veliero risalente al XIX secolo che trasportava il tè tra Gran Bretagna e Cina. Ci siamo fatti un giretto al Greenwich Market, un piccolo mercato nel quale puoi trovare street food di tutti i tipi e un sacco di bancarelle di articoli vintage, e poi puntatina in un pub dove abbiamo gustato il nostro primo fish&chips inglese. Il pub si chiama The Coach and Horses.

Cutty Sark

Bancarelle del Greenwich Market

Un'altra bancarella del Greenwich Market

Cibo al Greenwich Market

The Coach and Horses

Fish&chips

A Greenwich c’è anche il National Maritime Museum, un museo ad ingresso gratuito che ripercorre la storia navale della Gran Bretagna.

National Maritime Museum

National Maritime Museum

Infine siamo andati a cercare il Royal Observatory, l’osservatorio dedicato al meridiano di Greenwich, che si trova in cima ad una collina del Greenwich Park, uno dei parchi più grandi di Londra.

Per salire ci sono due stradine, una più ripida e veloce da cinque minuti (c’è proprio un cartello con su scritto che ci metti cinque minuti, però non ti dicono che rischi l’infarto per la fatica) e una meno faticosa ma più lunga, adatta anche a bambini e disabili.

Quando arrivi su c’è una scalinata e una terrazza che permette, col bel tempo, di godersi una bella vista sulla città. Quel giorno purtroppo c’era foschia e quindi niente panorama da cartolina.

scoiattolo

Terrazza vicino all'Osservatorio di Greenwich

Te lo dico subito e a strappo: l’osservatorio per noi è stata una delusione. Il motivo principale è uno: per vedere il punto esatto in cui passa il meridiano zero bisogna entrare nel cortile dell’osservatorio pagando £6,35 a testa, e la mostra all’interno dell’edificio dedicata all’astronomia è un po’ noiosa.

Volevo vedere anche il planetario ma non accettavano più visitatori, non ricordo se per l’orario o cosa.

Quando siamo arrivati al fantomatico cortile mi sono messa ad aspettare che un branco di turisti asiatici impazziti finisse di instagrammarsi in tutte le pose possibili sopra alla riga del meridiano, ma dopo mezz’ora erano ancora lì a farsi il book fotografico e io ho perso la pazienza. Sono riuscita a portare a casa solo lo scatto del meridiano preso di striscio.

L’unica consolazione è che tra una chiappa asiatica e un selfie ho intercettato il punto con le coordinate geografiche della mia città.

Osservatorio di Greenwich

Planetario a Greenwich

Turisti sul meridiano

Meridiano di Greenwich

Se tornassi indietro probabilmente ci tornerei lo stesso, però per me rimane un po’ una sòla come attrazione turistica.

Anche la nostra ultima cena inglese è stata a base di porcherie del supermercato, e poi abbiamo preparato le valigie. Il giorno dopo saremmo andati a Parigi! \o/

 

[leggi la quinta parte del diario di viaggio]