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Diario di Viaggio: Londra & Parigi (parte 5)

Nuova puntata del viaggio tra Londra e Parigi, e stavolta ti parlerò davvero di Parigi: il quinto giorno è quello del trasferimento dall’Inghilterra alla Francia.

L’idea era di passare da Londra a Parigi con l’Eurostar che passa sotto il tunnel della Manica, e avevo visto pure i biglietti, solo che poco tempo prima della partenza c’erano stati un po’ di casini tra terrorismo e immigrati che assaltavano i treni per Londra e quindi AHAHAH, NO. Ho preferito prendere la mia fidata Easyjet.

[Quarta parte: giro a Greenwich.]

Londra, 30 ottobre 2015, venerdì.

Avevamo scelto il volo Londra – Parigi delle 13.55 per stare comodi col check-out e gli orari di metropolitane e bus, ma c’è poco da dire sulla nostra mattinata “libera”: sveglia alle 9, check-out inesistente visto che dovevamo solo uscire dalla porta principale lasciando le chiavi in una cassetta – ho già detto che l’hotel era zozzo, mo nemmeno il check-out mi fai fare? – metropolitana fino a Victoria e poi pullman fino a Londra Gatwick della National Express, lo stesso che avevamo preso all’andata.

Nella prima parte del diario di viaggio mi sono dimenticata un piccolo particolare: il pullman ci mette un’ora e mezza ad arrivare a Gatwick. Gioia e gaudio.

Non sono sicura che tutti i bus ci mettano così tanto, anzi in realtà spero che i bus non ci mettano davvero così tanto, quindi se conosci delle buone alternative lasciami un commento qui sotto.

Sul volo per Parigi m’è preso un colpo: mi sono accorta che uno degli assistenti di volo sembrava una faccia conosciuta, però mi sono detta che sono rimbambita e magari mi sbagliavo.

Siccome sono doppiamente idiota, con la faccia conosciuta c’ho pure fatto una figuraccia chiedendo se ci fosse un certo panino per pranzo: lui mi ha gentilmente ricordato che il volo durava solo un’ora (maledetto fuso orario, ero convinta fossero due) e che i paninozzi non erano previsti. M’ha lanciato un’occhiata e lì ho capito che avevo ragione: quel tizio mi dava ripetizioni alle superiori. Quello sguardo lì, lo sguardo da ma sei scema o ce fai? insieme al sorrisino da porella, me fai tanta tenerezza, me lo faceva quando non capivo una mazza di matematica.

Mi sono detta che aveva da fare e l’avrei salutato uscendo dall’aereo, ammesso che m’avesse riconosciuta, e invece arrivati a Parigi lui s’è piazzato in fondo e noi siamo usciti dal portellone anteriore. Che sfiga, maledetta me.

A Parigi ci aspettava l’hotel Ibis Montmartre 18eme, un albergo fantastico che si trova nell’omonimo quartiere parigino e che avevo scelto anche per il prezzo relativamente basso, considerando che ero a Parigi in una zona abbastanza conosciuta a pochi passi dal Moulin Rouge, che avevo prenotato durante il weekend e che volevo la cancellazione gratuita.

L’unico problemino è che in quella zona le strade sono piene di sexy shop, ma famo finta che non t’ho detto niente.

Abbiamo trascorso la serata a passeggiare per Montmartre, che col buio è uno spettacolo, cenando con una crêpe salata ciccionissima presa in un chioschetto all’angolo che ne offriva diversi tipi, dolci e salate. Il bello è che quella al pollo me sembrava la più leggera. C’era pollo, maionese, uovo ed erbe aromatiche. Leggera una beata mazza.

Parigi, 31 ottobre 2015, sabato.

La prima cosa che contavo di fare se mai fossi tornata una seconda volta a Parigi era salire sulla Tour Eiffel, quindi non potevo non includerla nel mio weekend in quella meravigliosa città. Lo dicevo che Parigi meritava una seconda chance, dopo una prima volta disastrosa. Sono sincera, mi ha emozionato più lei di Londra.

Abbiamo preso l’autobus che dall’hotel ci portava direttamente ai Jardins du Trocadéro, una terrazza di fronte alla Tour Eiffel che permette di ammirarla in tutto il suo splendore. Qualche foto e poi a piedi verso la Senna e la torre.

La cosa più bella è stata sentire Massimo dire che la Tour Eiffel è più bella e imponente di quanto sembrasse in foto. Anche a me la prima volta aveva fatto lo stesso effetto!

La Tour Eiffel vista dai Jardins du Trocadéro

Salire sulla Tour Eiffel è stato più semplice di quanto pensassi. Sì, la fila è lunghissima e appena la vedi ti strapperesti i capelli, specialmente se scegli di salire in ascensore (puoi salire anche a piedi, il biglietto costa 7 euro, ma secondo me ti fai un culo…), però scorre piuttosto velocemente. Noi siamo saliti nel giro di tre quarti d’ora, compresi i controlli di sicurezza, che sembra tanto, ma per la fila che c’era t’assicuro che non lo è.

La Tour Eiffel può essere visitata al secondo e al terzo piano, che è quello più in alto. Il biglietto per salire in ascensore fino al secondo piano costa 11 euro a testa, quello per il terzo 17 euro (io li ho comprati direttamente lì, ma si trovano anche in rete, per esempio sul sito italiano della Tour Eiffel) e vanno acquistati entrambi nella biglietteria sotto la torre.

Una cosa che non mi è molto chiara riguarda proprio il biglietto del terzo piano: mi è stato detto che, per vari motivi, gli addetti possono bloccare l’accesso al terzo piano, per esempio se c’è troppo vento o se c’è brutto tempo, ma anche se ci sono troppi visitatori; che succede se compri il biglietto per quel piano e poi ti bloccano al secondo per i motivi citati? Te lo rimborsano o t’attacchi al tram? Se lo sai mi lasci un commento qui sotto?

Tour Eiffel

Tour Eiffel

Comunque, anche in fila per salire sulla torre abbiamo avuto un caso umano del giorno, anzi quattro casi umani: quattro americani in fila davanti a noi, età media cinquant’anni, che hanno passato tutto il tempo a:

    • farsi i selfie
    • farsi i selfie con tutti e tre gli altri angoli della Tour Eiffel
    • farsi i selfie verso l’alto con le capocce sopra al telefono che fanno ciaaoone, noi siamo sotto la Tour Eiffel e ce la ridiamo tantiiiissimooo!
    • farsi i selfie con la fila alle spalle e la faccia da ommioddio, in Francia si fa la fiiiilaaa!
    • cacciare il tizio di colore che attraversava il serpentone a intervalli regolari per vendere bastoni per i selfie e mini Tour Eiffel di metallo e che aveva l’intero braccio pieno di Tour Eiffel di metallo che facevano din din ad ogni maledetto passo
    • richiamare il tizio di colore delle Tour Eiffel di metallo che facevano din din e comprare il bastone per fare i selfie
    • farsi i selfie col bastone per fare i selfie
    • richiamare ancora il tizio delle Tour Eiffel di metallo che facevano din din e comprare pure la Tour Eiffel di metallo che fa din din (e che io ho comprato a metà prezzo e più grande il giorno dopo, in un negozietto a Montmartre)

Insomma, due palle. Avanti così per tutto il giro. Più che altro perché per farsi ‘sti selfie rallentavano la fila, e non potevo neanche insultarli nella mia testa urlando che erano adolescenti di merda, ché io gli adolescenti li odiavo pure quando ero adolescente pure io, ma questi avevano cinquanta fottutissimi anni, MUOVI QUEL CULO!

Tornando alla Tour Eiffel: vale la pena di spendere 17 euro per salire fino in cima, di fare una fila di quasi un’ora sotto e una di un buon quarto d’ora al secondo piano?

ASSOLUTAMENTE SI’!

La vista è stupenda, anche se immagino ci sia sempre un po’ di foschia. Il secondo piano è su due livelli, c’è un negozio di souvenir (!!!) e dei telescopi; al terzo piano c’è una zona coperta con una piccola galleria fotografica dell’appartamento di Gustave Eiffel e dei suoi ospiti dell’epoca, e anche un microscopico bar che offre, anzi vende, champagne alle coppie più romantiche. Il piano è sempre un po’ affollato, ma merita davvero una visita.

La cima della Tour Eiffel vista dal secondo piano
Cima della Tour Eiffel fotografata dal secondo piano
Secondo piano della Tour Eiffel
Secondo piano della Tour Eiffel & l’uomo che ammiccava alle fotocamere

Panorama dalla Tour Eiffel

Senna e Trocadéro dalla Tour Eiffel

Il Trocadéro visto dal terzo piano della Tour Eiffel
Il Trocadéro visto dal terzo piano della Tour Eiffel

Galleria fotografica al terzo piano

 

Questo post finisce qui, altrimenti andiamo troppo per le lunghe. La sesta parte sarà l’ultima di questo diario di viaggio – sì sì proprio l’ultima, LO GIURO! – e lì ti racconterò il resto della giornata, la cena in un bistrot speciale e quello che abbiamo fatto nella mezza giornata della domenica, prima di ritornare in Italia.

 

[leggi la sesta e ultima parte]