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Diario di Viaggio: weekend a Monaco di Baviera (parte 2)

Secondo giorno a Monaco di Baviera.

Se non hai letto la prima parte, col primo assaggio dei mercatini di Natale e i vigili del fuoco che ci hanno buttati giù dal letto, ecco la prima parte del diario di viaggio.

Diario di viaggio: weekend a Monaco

Monaco 30 novembre 2014, domenica.

Prima frase della giornata:

“Bene, allora non siamo noi ad essere rincoglioniti. E’ proprio che non ci si capisce una mazza.”

Avevamo chiesto al receptionist crucco un aiutino per capire che biglietto dovevamo comprare per arrivare al campo di concentramento di Dachau, visto che si trova al confine tra due zone della città con tariffe diverse, e il simpaticone c’aveva fatto intuire che non c’aveva capito una mazza manco lui.  Cioè, capito? Prima se la tirano perché in Germania le cose funzionano meglio, e poi si incartano pure loro perché sono troppo complicate. Bravi eh, 100 punti.

L’obiettivo della giornata era il BMW Museum, il museo della nota casa automobilistica, cioè il mio regalo di compleanno per Massimo che è appassionato di motori.

La fermata della metropolitana è Olympiazentrum, che prende il nome dall’Olympiapark.

Gli edifici della BMW sono due: il primo che vedi uscendo dalla metropolitana è il BMW Welt, lo showroom della BMW (credo si dica così) ad ingresso gratuito. Ci trovi gli ultimi modelli della BMW, e spesso ci sono anche le dimostrazioni di motociclisti e piloti professionisti.

Dall’altra parte della strada invece c’è il BMW Museum, il vero e proprio museo della BMW. Lo riconosci perché la struttura ricorda la forma di quattro pistoni, e tipo perché c’è un logo BMW gigantesco. L’ingresso costa 9 euro a persona.

Prima di entrare nello showroom ci siamo fermati a comprare un hot dog alla bancarella accanto all’entrata, non so se per fame o solo per le mani congelate che avevano bisogno di calore. Il tizio ci ha mollato i due hot dog, poi ci ha indicato dei dispenser con le salse e delle vaschette con cipolla e altri condimenti per il panino. Panino fai da te, insomma. Ecco, io quando vedo ‘ste cose rincretinisco. Praticamente ricordo più questi dettagli che i monumenti della città. Puoi insultarmi se vuoi, ti autorizzo io.

Questo è quello che abbiamo visto tra salone e museo.

Uscendo dal museo ci siamo diretti al Sea Life, che è sempre lì vicino.

All’ingresso è successa una cosa che poi ho classificato come botta di cul fortuna. Un tizio inquietante ci si è avvicinato sventolando un foglietto e blaterando qualcosa riguardo il suo acquisto. Dopo un po’ che insisteva in tedesco, abbiamo capito che voleva rivenderci un biglietto scontato del Sea Life che aveva preso su Internet e che non avrebbe utilizzato. Il biglietto intero costava 16,80 euro a testa, il suo costava 9 euro e così alla fine l’abbiamo comprato.

Beh, meno male. Perché il Sea Life di Monaco è una cavolata e 16 euro non se li merita proprio. Vedo le stesse cose al Moby Dick – il negozio che vende roba per animali – e neanche pago l’entrata.

Uniche cose degne di nota: la galleria sotto una sorta di oceanario con razze, squali e una tartaruga marina, molto bello, e l’acquario delle meduse.

Era ancora presto per rientrare in hotel, così dopo un giro nel parco alla ricerca di un biergarten, un caratteristico giardino della birra – che non abbiamo mai trovato – siamo tornati a Marienplatz per un secondo giretto al mercato e, in teoria, per raccattare qualcosa di mangiabile per cena.

Stranamente al mercatino c’era molta meno gente del giorno prima, anche se era domenica.

Gironzolando tra le bancarelle abbiamo capito che non avremmo trovato niente di decente con cui cenare, quindi ci siamo messi a cercare un localino e siamo finiti al Zum Spöckmeier.

Il locale è veramente bellissimo, tutto in stile tipico bavarese e col personale in costume tradizionale. Alle 17 era pieno di gente che cenava, quindi ci siamo buttati nel mucchio pure noi. Io ho scelto il Bierkutschergulasch (quando ho letto gulasch non c’ho più capito niente, anche se lo sappiamo che il vero gulasch è ungherese, vero Anna?) che sul menù italiano viene tradotto come gulasch di manzo cucinato con birra bianca, crauti bianchi e Spätzle (sul menù dicono che Spätzle è una “sorta di pasta”). Massimo invece ha ordinato il Würstlplatte, un piatto con quattro diversi tipi di würstel, crauti e purè di patate. Il tutto innaffiato dalla mia prima birra Paulaner Salvator. Tutto buonissimo.

Bierkutschergulasch
Massimo e il suo Würstlplatte

Devo dire simpatico il cameriere. Il fenomeno prima mi ha mollato un menù in cinese – ma cinese sarai tu, brutto mangiacrauti – poi se l’è tirata tutto il tempo, che per rintracciarlo dovevi sbracciarti davanti a mezzo locale e lui comunque non ti filava, e a fine cena ha buttato lì due frasi in italiano di senso compiuto come se ci conoscessimo da una vita. Maledetto.

 

[leggi la terza parte]