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Diario di Viaggio: weekend a Monaco di Baviera (parte 3)

Riprendo il diario del weekend lungo a Monaco di Baviera. La seconda parte la trovi qui.

Lasciami un commento se anche tu ci sei stato e se hai visto i mercatini o assaggiato quello che ho provato io 🙂

Diario di viaggio: weekend a Monaco

Monaco 1 dicembre 2014, lunedì.

Il programma del terzo giorno prevedeva la visita al campo di concentramento di Dachau e la colazione a base di Schmalznudel, dei dolci ciccionissimi tondi e cotti nello strutto (Ciccia? Cellulite? Eh? Cooome? Non ti seeento!).

Siamo andati a Marienplatz e, sperando di trovare questi dolci, siamo entrati nel Cafè Rischart, una caffetteria gigantesca che si trova proprio accanto all’uscita della metropolitana, che vende una quantità spropositata di dolci, pane e torte. Tutto tranne gli Schmalznudel.

Allora che fai, rimani a digiuno?

AHAHAH, no. Massimo ha preso un megadolce a forma di girella grande quanto la mia testa, che secondo me sapeva di prosciutto e invece era alle noci – sì, lo so, a questo punto ho un problema serio coi cinque sensi – mentre io mi sono buttata su un coso simile alle ciambelle ma a forma di girella, un po’ più piccolo, che sapeva di crema al limone.

Altro giretto tra i mercatini di Marienplatz, durante il quale abbiamo pure scoperto una zona che si chiama come mio suocero. Mi controlla anche a Monaco, capito?!

Nella stessa zona c’è anche l’Hard Rock Cafè, e che te lo dico a fa’, ovvio che ci sono entrata. Ho puntato subito una spilla bellissimissima in edizione limitata, ma la ragazza non trovava la chiave della vetrina. Dopo s’è scoperto che la chiave ce l’aveva il collega sparito cinque secondi prima, e s’è scoperto anche che la MIA spilla in vetrina era pure l’ultima in vendita.

Mi sono messa lì ad aspettare e intanto sbavavo come un cane rabbioso e visto che c’ero ho scambiato due parole con la tipa, che poveretta non era a disagio, di più. E’ nata una conversazione del tipo:

Commessa: “Ahhh, sei di Roma! Bella Roma!”

Io: “Sì! Ci sei stata?”

Commessa: “No.”

Io: “Ah.”

Commessa: “…”

Io: “…”

Commessa: “Ti piace Monaco?”

Io: “Molto carina.”

Commessa: “Cosa ti piace di più?”

Io: “Mi piace molto quel coso, quel monument… ahm… come si chiama? Quella specie di municipio lì a Marienplatz. Non mi ricordo il nome.”

Commessa: “???”

Io: “Ma sì dai! E’ in stile gotico e c’è la gente che si affaccia e canta cose natalizie e c’è la torre…”

Commessa: “… il Neues Rathaus.”

Io: “Boh. Sì. Quello.”

Chissà perché alla fine ero io quella che si è sentita un po’ una cacca. Boh. Comunque spilla presa.

Per pranzo avevamo deciso di pranzare all’Hofbrauhaus, un locale di fronte all’Hard Rock Cafè che a detta di Massimo imita perfettamente l’atmosfera che si respira all’Oktoberfest, così siamo entrati lì.

C’era un bel casino, gente che tracannava litri di birra come fosse acqua, qualcuno che suonava in abito tradizionale, qualcun’altro che serviva i tavoli sempre in abito tradizionale. Molto bello, sì. Però non c’abbiamo capito una mazza perché non ci filava nessuno, ci siamo innervositi e alla fine siamo usciti mandando a quel paese tutti quanti.

Abbiamo attraversato la strada e siamo entrati in un altro locale che avevo segnato tra i posti in cui avrei potuto assaggiare il famoso stinco di maiale (Schweinshaxe), il Wirtshaus Ayingers.

Io, invece dello stinco, ho ordinato Schweinsbraten che è un altro piatto tipico, composto da arrosto di maiale, crauti e canederli; Massimo ha preso Hirsch Pflanzerl (credo che il nome sia questo), cioè un piatto a base di maiale, wurstel, salsiccia, cavolo e purè. Seconda birra crucca per me, stavolta la Radler che sa di limone. Per Massimo una scura, Altbairisch Dunkel.

Buono tutto, crauti compresi, ma porca miseria che porzioni! Taaaanta roba, sono praticamente uscita rotolando e neanche avevo finito tutto!

Dopo pranzo siamo ripartiti per Dachau, il primo campo di concentramento che visito.

E’ stata un’esperienza strana, inquietante, ma che consiglio a chiunque. Magari senza bambini, perché potrebbero spaventarsi.

Gli dedicherò un post prossimamente perché è un posto davvero particolare, le foto sono parecchie e c’è tanto da dire.

Siamo rimasti circa un’ora e mezza a visitare il campo di concentramento, e nonostante questo ne abbiamo visto solo una piccola parte, cioè la parte del museo e le ricostruzioni delle baracche dei deportati. Purtroppo il campo chiude alle cinque e mezza del pomeriggio.

Per cena siamo tornati nel fantastico supermercato e abbiamo rimediato altri due panini crucchi.



[leggi la quarta parte]