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Diario di Viaggio: novembre a Dublino (parte 1)

Eccoci qua. Sono tornata e finalmente sono stata a Dublino, così la pianto di stracciarti le palle con questa storia.

Ora mi metto qui col mio fantastico Barry’s Tea fregato alla guest house e ti racconto com’è andato il nostro weekend nella capitale irlandese. Stavolta sarò in grado di dirti qualcosa di più interessante rispetto a quello che ho raccontato del primo viaggio in Irlanda! 🙂

Diario di viaggio: novembre a Dublino

Roma, 22 novembre 2013, venerdì.

Mattina della partenza per Dublino. Avevo l’angoscia da una settimana perché sapevo che proprio quel giorno ci sarebbe stato lo sciopero generale di tutto il trasporto aereo. Se avessero cancellato il nostro volo non avremmo potuto raggiungere Dublino in un modo diverso dal circumnavigare mezza Europa in gommone, visto che Aer Lingus è praticamente l’unica ad avere il volo diretto Roma – Dublino e ne ha solo uno al giorno. L’altra compagnia irlandese sarebbe Ryanair, ma come ho già detto qualche post fa, piuttosto vado davvero col gommone.

Per fortuna lo sciopero è stato revocato, quindi siamo partiti e anche perfettamente in orario.

Siamo atterrati a Dublino alle 14 locali, le 15 per noi (l’Irlanda è un’ora indietro rispetto all’Italia) dopo tre ore di volo. Al nostro arrivo c’era anche bel tempo!

Appena usciti dall’aeroporto la scena è stata questa.

La mia reazione VS la reazione di Massimo
La mia reazione VS la reazione di Massimo

Massimo era partito con una misera felpetta e il giaccone, anche se gli avevo ripetuto a nastro che a mezzogiorno la temperatura media di Dublino, a novembre, era di 4°C, ma lui niente. De coccio. Girava con le stalattiti al naso ma non voleva darmi ragione. Io, invece, che te lo dico a fa’. Un lappone in confronto era in tenuta hawaiiana.

Ci siamo messi a cercare il bus Aircoach tra le settecentomila fermate degli autobus dell’aeroporto e stranamente abbiamo trovato subito anche il bigliettaio, che quando gli ho detto ciù tichèts tu Donnibrùc Ròd plis – Donnybrook Road era una delle fermate – m’ha guardato tipo così e m’ha stampato due biglietti per Leeson St. Lower, che ancora devo capi’ ndo sta. Mentre fissavo il biglietto come un ebete è arrivato l’autobus e nel giro di quindici secondi ho, nell’ordine:

– guardato l’autista con questa faccia qui

– mi sono fatta odiare perché non capivo se il trolley andava messo sotto il pullman o se lo potevo portare a bordo

– sono salita sull’autobus continuando a guardare Massimo così con l’atroce dubbio che il tizio non avesse capito dove caspita volessi andare, anche se Donnybrook Road e Leeson Street non sono proprio per niente simili nella pronuncia, cribbio, e Leeson Street non era nè un capolinea nè una fermata successiva alla nostra

Siamo arrivati a Donnybrook Road in circa mezz’ora, poco considerando che abbiamo attraversato tutta Dublino da Nord a Sud.

Come avevo scritto qualche commento fa, stavolta non avevamo prenotato una stanza in un classico albergo, ma ci siamo dati alle guest houses. La nostra si chiamava Donnybrook Hall (190 euro per due notti in camera doppia, ma abbiamo pagato 198 euro per avere la colazione compresa) e si trovava nella zona di Ballsbridge, vicino a Donnybrook Road, a sud-est di Dublino. Ci tengo a dire che prima di giungere a destinazione abbiamo girato Donnybrook Road in lungo e in largo per mezz’ora perché:

1. la beota qui presente aveva stampato le prenotazioni di corsa e si era dimenticata di includerci il piccolo particolare dell’indirizzo della guest house

2. la cartina di Dublino che avevamo NON includeva Ballsbridge

3. non si capiva dove cacchio si poteva attraversare la strada e quindi chilometri e chilometri a cercare un semaforo per pedoni

Alla fine ho approfittato dell’offerta che il mio simpatico gestore telefonico aveva deciso di attivarmi a cazzo una volta espatriata, con cui in pratica mi aveva tolto tutti i soldi che avevo per dire ai miei che ero arrivata viva e vegeta in terra gaelica. In cambio di tutti i soldi però oggi! e solo per oggi! hai! 50! minuti! verso tutti! e quindi tra un ve pozza pija’ ‘n corpo e l’altro sono almeno riuscita a chiamare mia mamma, che fortunatamente mi ha aiutata in diretta usando Google Maps. Bello eh?

Una volta arrivati siamo stati accolti da un ragazzo sulla trentina che se non sbaglio si chiama Harry – o Terry? Non lo capiremo mai – che ci ha fatto accomodare in un salottino piiiiccolo ma carinissimo, in pieno stile british, pieno di candele e con la stufetta accesa. Ci ha offerto un caffè con i biscotti (!!!) e ci ha fatto millemila domande per sapere del viaggio e di noi, se fosse la nostra prima volta in Irlanda e cose del genere. Infine ci ha dato una mappa di Dublino e qualche dritta per visitare i dintorni. Davvero carinissimo.

La nostra stanza affacciava sul giardino, era piccolina ma molto accogliente e con un tipico bagno anglosassone: lavandino con i rubinetti separati per acqua calda e fredda (non due pomelli, proprio due rubinetti separati) e doccia col pomello strano, che ancora devo capi’ come ho fatto ad aprirlo.

Erano le cinque e abbiamo pensato di iniziare ad avvicinarci alla zona del ristorante, tanto per capire quanto fosse lontano e pure per vedere un po’ cosa c’era nei dintorni. Dico solo questo: Ballsbridge è una zona splendida.

Ballsbridge

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Abbiamo trovato subito un supermercato Tesco, che sta in fondo alla strada e rimane aperto tutti i giorni fino alle 23, e siamo entrati dentro a dare un’occhiata, perché Massimo cercava le sigarette e io volevo vedere cosa trovavamo di strano in un supermercato irlandese. Abbiamo scoperto due cose:

1. le sigarette costano più di 8 euro al pacchetto (il doppio rispetto all’Italia) e le vendono in diversi supermarket, però non sono esposte. Devi andare lì e chiedere se ce l’hanno

2. in generale i prezzi sono più alti dei nostri, spero lo siano anche gli stipendi

Vuoi sapere cosa ho trovato di strano?

Maccheroni al formaggio e tortellini al ragù in barattolo o addirittura in bustina di plastica e parmigiano in barattolino tipo quelli delle spezie, con tanto di istruzioni. Mi pare ci fosse proprio scritto che si deve usare sulla pasta!

Siamo arrivati in zona ristorante (Pembroke Street, non troppo lontano dal centro di Dublino) più o meno in tre quarti d’ora a piedi. Non molto, alla fine.

Avevo prenotato un tavolo per le 20.30 ed era troppo presto, quindi abbiamo deciso di dare un’occhiata alle vie vicine per perdere un po’ di tempo.

Siamo arrivati a Grafton Street, una delle vie del centro che preferisco, famosa per i negozi e soprattutto per la presenza degli artisti di strada. C’erano anche le luci natalizie e un albero di Natale gigantesco tutto illuminato! ♥

Grafton Street

Siamo rimasti imbambolati a sentire un gruppo di ragazzi bravissimi che suonavano e che poi ho trovato anche su Youtube, si chiamano The Fitzafrenic. In questo video si esibiscono proprio a Grafton Street!

Qualche passo dopo abbiamo sentito il richiamo odoroso delle crepes al cioccolato, che ci stavano tutte visto che faceva un freddo assurdo: ci siamo fiondati da Gino’s, un negozio italiano coattissimo che vende crepes con nomi italiani e mette le canzoni di Pavarotti a palla per tutto il tempo. Ha anche il coraggio di vendere il gelato artigianale a novembre, eh. Un genio, un genio!

Crepes a Grafton Street

Ci siamo presentati alla steak house alle otto, temendo che non ci avrebbero fatti entrare in anticipo, invece non ci hanno fatto problemi. Il posto in questione si chiama F.X.Buckley e a Dublino ce ne sono cinque, di cui uno a Temple Bar. L’ho trovato su TripAdvisor, è considerato uno dei posti migliori dove mangiare bistecche e simili a Dublino. Sul sito F.X.Buckley trovi i menù, gli indirizzi, le foto e puoi prenotare un tavolo. Io ho fatto così.

Abbiamo approfittato del menù a prezzo fisso che comprendeva tre piatti a scelta e abbiamo preso come antipasto un piatto che credevo fosse fegato di qualcosa. Era buono, sapeva proprio di fegato e funghi e c’era anche del bacon (quello vicino alla ciotolina dovrebbe essere pane nero integrale e credo ci fossero funghi dentro) ma ho appena scoperto che si trattava di reni di montone. Reni. Di. Montone. Il nome del piatto è “Flambéed Kidneys with whole-grain mustard cream and bacon” e io ero convinta che kidneys significasse fegato. Che rimbambita.

Antipasto

Come piatto principale volevamo assaggiare un po’ di carne fatta bene e abbiamo preso il “F.X.Buckley 32 Day Dry-Aged Rump Steak“, che dovrebbe essere bistecca di girello (comunque io di carne non ci capisco una cispa e per me il girello è un’altra cosa), insieme a burro all’aglio e patate al forno. La carne era fantastica, la fine del mondo. Dopo abbiamo chiesto due espressi e fine, senza neanche prendere il dessert che era compreso nel menù, perché eravamo sazi. Totale 65 euro.

Fortuna che poi siamo tornati a piedi, altrimenti ero ancora qui a digerirla.

[leggi la seconda parte]