Primo giorno di vera e propria visita di Varsavia. In questa parte ti mostrerò un altro po’ di cibo polacco, qualche localino, ti parlerò di un museo e di Stare Miasto.

Se non hai letto quello che è successo prima: prima parte del viaggio a Varsavia.

Capodanno a Varsavia: diario di viaggio

Varsavia, 31 dicembre 2016, sabato.

La prima tappa della giornata era il Charlotte Bistro, per fare un’ottima colazione a base di brioche, e poi il Museum Powstania Warszawskiego, per gli amici il Museo dell’Insurrezione Polacca. Solo che il bistrot era pieno zeppo e non si entrava manco pregando, quindi siamo tornati indietro sulla via che si chiama Twarda in direzione Rondo ONZ, la fermata della metropolitana.

Sulla strada abbiamo incontrato una chiesa, la Kościół Wszystkich Świętych. Non provare a ripetere il nome ad alta voce ché ti esce il demonio dal pc.

kosciol wszystkich swietych

Kościół Wszystkich Świętych

Bellissima statua di Papa Giovanni Paolo II che pareva dirmi ma vedi d'annattene, va'

Bellissima statua di Papa Giovanni Paolo II che pareva dirmi ma vedi d’annattene, va’

Di fronte alla chiesa c’era uno spiazzo pieno di ghiaccio, così io e Massimo ne abbiamo approfittato per testare le potenti scarpe snow contact che avevamo comprato apposta per il viaggio (maggiori dettagli ne Il mio bagaglio per Varsavia).

E niente, dopo aver rischiato la morte un paio di volte siamo giunti alla conclusione che snow contact non vuol dire ice contact.

Cretinetta a ore dodici.

Cretinetta a ore dodici.

Sulla strada per Rondo ONZ abbiamo trovato una minuscola caffetteria che non avevamo notato all’andata. Si chiama Cukiernia A. Cieślikowski e fa parte di una catena, ce ne sono altre in giro per Varsavia.

Abbiamo preso due caffé accompagnati da due pączki, dolci fritti polacchi identici ai krapfen riempiti con confettura di rosa o di frutta, buonissimi. Totale: 19 PLN, circa 5 euro.

paczki polacchi

Pączki

La fermata della metropolitana del museo si chiama Rondo Daszyńskiego, ad una fermata da Rondo ONZ. Per arrivarci abbiamo comprato un biglietto da 3,40 PLN (0,78 euro) a testa, valido per venti minuti.

Il biglietto del Museum Powstania Warszawskiego costa 18 PLN (4,11 euro) e si può acquistare anche l’audioguida a 10 PLN. Prima di entrare ricordati di lasciare l’eventuale zainetto negli armadietti, servono 5 PLN che poi ti verranno restituiti.

Prima di entrare nelle sale del museo c’è anche una piccola sala dove degli addetti ritirano gratuitamente cappotti e giacche. Ti conviene lasciargli tutto quello che puoi, fidati. Ti renderà la visita più agevole.

Museo dell'Insurrezione di Varsavia

Il museo è distribuito su tre livelli. Al suo interno c’è la ricostruzione, attraverso documenti, testimonianze, filmati e suoni, di Varsavia durante la Seconda Guerra Mondiale. Nello specifico, si racconta Varsavia durante la Rivolta contro i nazisti che avevano occupato abusivamente la città, poi la sconfitta e il mancato soccorso dell’Armata Rossa.

[Le foto seguenti sono state scattate con lo smartphone. Mi scuso per la pessima qualità di alcune.]

Qui puoi alzare il telefono ed ascoltare le testimonianze delle persone in foto

Qui puoi alzare il telefono ed ascoltare le testimonianze delle persone in foto

Museo dell'Insurrezione di Varsavia

Museo dell'Insurrezione di Varsavia

Museo dell'Insurrezione di Varsavia

Museo dell'Insurrezione di Varsavia

La cosa che mi ha colpito di più è stata un muro. Sì, un muro. Un muro che riproduce un cuore che batte, dedicato tutti a coloro che si sono battuti durante la Rivolta e sono morti. Accostando l’orecchio puoi ascoltare le canzoni della guerra, gli spari, stralci di conversazioni, comunicazioni via radio agli insorti. Dà i brividi.

C’è anche un aereo. Un aereo con un simbolo sul fianco: un’aquila, simbolo della Polonia, che afferra una svastica. Purtroppo non sono riuscita a fotografarlo per intero.

Ok, devo dirtelo: il Museum Powstania Warszawskiego è un museo da vedere se vai a Varsavia, però non esiste un percorso e si va in giro senza seguire un filo logico, totalmente a caso. Questo non mi è piaciuto molto.

Autobus 190 fino a Stare Miasto, e proseguendo verso la piazza abbiamo incrociato una delle panchine di Chopin: si tratta di 15 panchine che commemorano i 200 anni del compositore e pianista polacco. La particolarità? Un pulsantino ti permette di ascoltare l’opera di Chopin composta – o “pensata” – in quel luogo.

Su ogni panchina si trova la mappa per trovare le altre 14 sparse in tutta la città. Inoltre c’è un codice che, se fotografato e inviato al numero indicato, ti dà accesso ad un database per scaricare foto, documenti e altre composizioni!

Fotografare panchine: lo stai facendo male.

Fotografare panchine: lo stai facendo male.

Stare Miasto, la “Città Vecchia”, insieme al Castello Reale è il simbolo di Varsavia ed è stata interamente ricostruita dopo la guerra. I combattimenti l’avevano totalmente rasa al suolo, nel 1944 non era altro che un cumulo di macerie.

Il magnifico Castello Reale, con la torre barocca rossa, fu abitato dai duchi di Masovia e poi dai re di Polonia. Di fronte c’è la colonna di Zygmunt III (mi sa che pure lui stava antipatico alla madre, come Sigismondo), il re che trasformò Varsavia in capitale della Polonia.

Stare Miasto Warszawa

L’albero di Natale accanto al Castello Reale

Stare Miasto a Natale, Varsavia

Devo dirti la verità, pensavo che Varsavia fosse tutta come Stare Miasto. Un po’ romantica e un po’ decadente come Praga, per capirci, e io sono follemente innamorata di Praga.

Invece, mmm, nnnno. Per niente.

Varsavia è tutto tranne che romantica. E’ una città ferita che ancora sanguina, che è stata ricostruita ma fa fatica ad andare avanti. E non serve un museo per capirlo, per percepirlo. Si sente nell’aria. Si vede nella gente che non sorride, neanche con gli occhi.

Fuori da Stare Miasto e Nowe Miasto è tutta palazzi grigi e tristi, qualche grattacielo buttato lì, il Palazzo della Cultura che da solo basta e centri commerciali ovunque. Un mucchio di elementi messi insieme che non c’azzeccano niente l’uno con l’altro, e che francamente non mi hanno fatto impazzire.

Ma lo vedrai anche tu, andando avanti col viaggio e con le foto.

Grattacieli a Varsavia

Concludo questa parte del diario prima di parlarti dei mercatini natalizi di Stare Miasto, perché ho già scritto un sacco. Però ti racconto il nostro pranzo.

Il locale si chiama Zapiecek e fa parte di una catena di trattorie tipiche polacche caratterizzate da ambienti rilassanti, personale in costume polacco e pierogi, pierogi in tutti i gusti possibili, anche dolci.

Sinceramente volevo evitare Zapiecek, per un semplice motivo: tutti vanno da Zapiecek. Chiunque sia stato in Polonia negli ultimi mesi non fa altro che parlare di ‘sto Zapiecek. Io volevo trovare un’alternativa, solo che ce n’era uno a pochi passi dalla Stare Miasto e noi avevamo una fame tremenda, quindi amen, ci siamo fermati lo stesso. E bisogna dirlo, abbiamo fatto bene.

Zapiecek Varsavia

Per me un piatto di pierogi (ravioli polacchi) lessi agli spinaci e formaggio con salsa di panna acida, accompagnati da una tazza di kompot freddo. Massimo invece si è buttato su una birra e sui pierogi fritti con carne, funghi e salsa al formaggio e ha vinto tutto. I suoi erano più buoni.

Il kompot è una bevanda, fredda o calda, a base di acqua in cui è stata fatta macerare della frutta. Prugne, mele e pere se non ricordo male. Non è male, ma sa di succo di frutta e berlo per pranzo mi ha fatto un po’ strano!

Totale: 77,96 PLN (17,58 euro). Non male, no?

Pierogi da Zapiecek, Varsavia

 

[leggi la terza parte]