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Erasmus a Jyväskylä in Finlandia: com’è studiare in mezzo ai boschi?

Cultura finlandese / Finlandia

lafolle 8 Febbraio 2021 10

Mi capita spesso di ricevere domande in privato da persone che desiderano fare un Erasmus in Finlandia, domande a cui puntualmente non so rispondere perché io sto all’università come Salvini sta alle risposte chiare e coerenti. Perciò potrai capire la mia gioia quando Giulia M. del gruppo Finlandia e lingua finlandese si è proposta per raccontarmi la sua esperienza Erasmus a Jyväskylä, in Finlandia. Finalmente ho l’opportunità di capire come funziona!

Qualche info a gratis su Jyväskylä

Jyväskylä è una città della Finlandia centrale nota soprattutto come città universitaria, tanto che esiste anche un museo dedicato. E’ la settima città più grande del Paese per numero di abitanti ed appartiene alla regione del Keski-Suomi, Finlandia centrale appunto.

Non solo: a Jyväskylä si trovano anche il museo dell’architetto Alvar Aalto (di cui una parte si trova a Helsinki, capitale della Finlandia); il museo dell’artigianato finlandese; quello dell’aeronautica e due musei della Finlandia centrale, oltre a diverse mostre d’arte.

La città si trova nel bel mezzo della Regione dei laghi e affaccia sul lago più lungo della Finlandia, il lago Päijänne. Dai un’occhiata al sito Visit Jyväskylä per saperne di più!

Prima di proseguire con l’Erasmus in Finlandia di Giulia, ti invito a dare un’occhiata anche all’articolo studiare in Finlandia: la mia esperienza dove ho raccontato com’è andato il mio corso di lingua finlandese fatto a Helsinki. Non sono andata a studiare in mezzo alle fratte come Giulia, ma… è stato interessante! Soprattutto perché ci sono andata a Ferragosto e pareva ottobre, in tutti i sensi.

Vista dall'alto di Jyväskylä
Jyväskylä vista dall’alto [foto di Suomen Ilmakuva Oy/Visit Finland]

Erasmus a Jyväskylä, Finlandia: l’esperienza di Giulia

Nel 2012, durante il mio terzo anno di università, decisi di andare in Erasmus e trascorrere un semestre all’estero, per la precisione a Jyväskylä, in Finlandia. Non è che si trattasse della mia terza o quarta scelta dopo mete più popolari: al contrario, la mia passione per alcuni gruppi metal e i paesi nordici mi portavano a desiderare proprio il Paese dei laghi.

Il “semestre” presso la Jyväskylän Yliopisto (Jyväskylä University) era inteso dai primi di settembre a metà dicembre, dunque atterrai a fine agosto in un aeroporto immerso nei boschi, dove l’aria era già decisamente frizzantina. Inutile dire che conservo tutt’oggi ricordi meravigliosi di quell’esperienza, tanto che è davvero difficile scegliere da dove cominciare a raccontare! Tutto per me era nuovo e, paradossalmente, la prima cosa che più mi spiazzò fu l’incredibile efficienza dell’intero sistema universitario. Ancor prima di arrivare, l’Ufficio Relazioni Internazionali locale mi aveva aiutata a trovare un alloggio e creare il mio piano di studi. Mi aveva spedito un’infinità di informazioni utili, tra cui varie brochure sulla città e sull’università, e fornito i contatti della mia futura tutor.

Le prime differenze tra le università italiane e quelle finlandesi

L’ateneo di Jyväskylä è davvero enorme e suddiviso in numerose sezioni, ovviamente sparse tra boschi e laghi. Ciò che mi colpì fu che a strutture modernissime si affiancavano costruzioni tradizionali in legno o mattoni, che facevo davvero fatica ad associare ad un ambiente universitario.

Tanto per fare qualche esempio: questo è un edificio universitario…

Edificio moderno dell'università di Jyvaskyla

… ma anche questo…

Edificio antico dell'università di Jyväskylä nel bosco

… e questo!

Edificio di pietre nel bosco a Jyvaskyla

L’elemento forse più emblematico dell’Università di Jyväskylä è il ponte bianco e moderno (Ylistön silta) che collega due aree dell’università, separate dal lago principale di Jyväskylä, lo Jyväsjärvi.

Inutile dire che per districarsi in questo dedalo di edifici era necessaria una mappa dettagliata (prontamente fornita dall’università) con tutti i vari blocchi ben numerati. Avete fatto orienteering alle medie? Ecco, andare a lezione era un po’ un’esperienza simile.

Il ponte bianco dell'università di Jyväskylä di giorno
Il bellissimo Ylistön silta by day
Il ponte dell'università nel pomeriggio
L’Ylistön silta by night (dove per “by night” si intende circa le 14:30)
Interno di un'aula con grandi tende alle finestre
L’interno di un’aula

Talvolta gli interni erano bianchi e moderni, altre volte in legno ed estremamente eleganti. Ricordo però anche che alcune aule fossero decorate in modo… come potrei dire? Decisamente singolare. Presto ho dimenticato i miei preconcetti sui finlandesi come persone sempre serie, formali e musone!

Disegno di Paperino (Aku Ankka) sul muro dell'università di
Sono pronta a giurare che questi quadri decisamente creepy erano appesi all’interno di un’aula universitaria
Altro disegno di Paperina sul muro dell'aula
In Finlandia sembrano avere una strana predilezione per Aku Ankka (Paperino, ndA)

Corsi universitari e digitalizzazione

Tornando all’efficienza del sistema universitario, altri elementi di sorpresa per me furono la personalizzazione e soprattutto la digitalizzazione del percorso di ogni studente. Era possibile richiedere l’iscrizione a più corsi, anche appartenenti a facoltà differenti, che venivano salvati sul proprio profilo virtuale in modo da costruire una sorta di agenda elettronica. Date, orari, aule, materiale di studio e altre informazioni sui corsi venivano aggiornati automaticamente.

Unica pecca: per molti corsi i posti erano limitati, e se non si era abbastanza veloci a prenotarsi, bisognava rassegnarsi ad entrare a far parte di una lunga lista d’attesa.

Schermo elettronico con indicazioni delle prossime lezioni all'università di Jyväskylä
Tra i corridoi dell’ateneo era possibile imbattersi in schermi come questo, su cui erano indicate le aule e gli orari delle lezioni del giorno

La biblioteca dell’Università di Jyväskylä

La biblioteca mi lasciò altrettanto a bocca aperta: oltre ad essere davvero grande e accogliente, con un ampio bar dove era possibile sorseggiare del kahvi (caffè) accompagnato da deliziosi dolcetti finlandesi, era anche all’avanguardia in ciò che riguardava i servizi per gli studenti. Dal sistema di ricerca dei libri, alla chiavetta personale di ogni studente con la quale era possibile utilizzare stampanti e fotocopiatrici distribuite tra i vari piani dell’edificio.

Gli spazi dedicati allo studio erano moderni e confortevoli: oltre ai tavoli, erano presenti divanetti sui cui potersi sedere e anche sdraiare a leggere, dimenticando la formalità a cui siamo forse abituati nelle università italiane.

Ah, lo davo quasi per scontato: andarsene in giro in calzini era quanto di più normale si potesse fare! Ho sentito dire da più studenti finlandesi che studiare scalzi, a quanto pare, favorirebbe la concentrazione. Del resto, anche nelle case private è assolutamente buona norma togliere le scarpe all’ingresso. Chi avrebbe mai voglia di inzaccherare i pavimenti con i propri stivali carichi di neve?

Gli esami universitari

I corsi avevano una durata variabile, ma di solito breve, da cinque settimane a due mesi circa, e l’esame conclusivo, il cui voto andava da un minimo di uno a un massimo di cinque, non era mai orale. Poteva trattarsi di una presentazione, di una serie di domande scritte, o addirittura di un test a crocette.

Questo punto è un po’ controverso: da molti amici italiani ho sentito commenti negativi riguardo al fatto che gli esami fossero troppo semplici, o che la mole di studio fosse molto inferiore rispetto a ciò a cui siamo abituati in Italia.

Sono d’accordo solo in parte. È vero che lì non fossero contemplati i classici “tomi” di mille pagine a cui siamo abituati, e la metodologia di studio è senz’altro molto differente. Ciò non significa, tuttavia, che fosse tutto semplice o che i professori fossero sempre accomodanti: questo era un aspetto assolutamente soggettivo e che variava in base alla singola materia. Addirittura una professoressa di un corso di tedesco incluso nel mio piano di studi decise di escludermi dal corso dopo la terza lezione, poiché per lei non raggiungevo il livello minimo richiesto per frequentare le sue lezioni. Non mi venne data nemmeno la possibilità di assistere senza partecipare, nonostante non ci fossero studenti in lista d’attesa per quel corso. Quindi… tutt’altro che dei bonaccioni!

Alloggi per studenti ed eventi

Le iniziative della Jyväskylä University rivolte agli studenti stranieri erano davvero tante, a partire dai preziosissimi tutor che ci accoglievano direttamente al nostro arrivo. Ci aiutavano a gestire le pratiche burocratiche legate agli alloggi studenteschi (impossibile dimenticare il Kortepohja, enorme complesso residenziale per studenti che contava una decina di palazzine, ciascuna con la propria sauna, e poi un supermercato, una chiesa, una discoteca, e addirittura un mercatino dell’usato) e, in generale, a prendere confidenza con il nuovo ambiente.

Ad ogni tutor erano affidati solamente quattro o cinque studenti, così che potessero seguirci in modo davvero attento (ed erano pagati per questo!)

Il Kortepohja
Kortepohja

Occorre menzionare anche l’organizzatissimo ESN (Erasmus Student Network), che pianificava settimanalmente eventi di ogni tipo. Feste in discoteca? Troppo scontate! Molto meglio una bella sauna di gruppo con annesso tuffo nel lago (già gelido a inizio settembre, scontato dirlo), l’irrinunciabile tandem settimanale al bar universitario, oppure un bel viaggio di cinque giorni in Lapponia, tra sci di fondo, renne e pesca sul ghiaccio. Ho partecipato a due viaggi con loro, e devo dire che ogni dettaglio era organizzato in modo impeccabile. Ah, l’efficienza nordica!

La mensa

Vale la pena spendere due parole per descrivere anche le pulitissime mense universitarie, dove il pranzo veniva servito a partire dalle undici, orario “normale” del pranzo per i finlandesi, fino addirittura alle sedici per accontentare anche gli studenti stranieri abituati a mangiare più tardi.

Ogni mensa (ne ricordo almeno tre) era preceduta da una grande anticamera riempita da file di appendiabiti, dove era considerato assolutamente normale lasciare le giacche, magari voluminose e bagnate di neve o pioggia, e anche i propri oggetti personali, in modo da potersi godere in tranquillità il proprio pranzo senza avere troppi ingombri tra le mani. Ricordo che quando domandai se ci si potesse fidare a lasciare le proprie cose incustodite, ricevetti delle occhiate perplesse di chi non ha ben capito la domanda. Ben presto compresi che l’idea che qualcuno potesse sottrarre un portafogli dalla tasca di una giacca era ridicola e inconcepibile.

La stanza successiva era la mensa, un locale ampio e confortevole con una grande vetrata sui boschi. Qui per soli due euro e cinquanta era possibile ottenere un pasto squisito con vasta scelta e accedere ad un buffet di svariati tipi di pane, come il classico ruisleipä accompagnato dal loro delizioso burro salato. Alcuni giorni venivano organizzati dei buffet speciali a tema, ad esempio a base di dolci (dopotutto, le basse temperature richiedono un maggiore apporto calorico… giusto?).

Area dell'università con un lago, al tramonto
Un’area dell’università

Il Friendship Family Programme

Infine, non posso non raccontare di un altro progetto dell’Università di Jyväskylä che per me rappresentò una delle esperienze migliori di tutto l’Erasmus: il Friendship Family Programme.

Questa iniziativa era aperta a tutte le famiglie residenti a Jyväskylä desiderose di entrare in contatto con studenti Erasmus che a loro volta ne avessero fatto richiesta. Lo scopo era quello di far conoscere a noi “ospiti” le tradizioni, la cultura, l’autentica vita quotidiana finlandese in modo ancora più diretto e coinvolgente.

L’università si occupava di associare uno studente ad ogni famiglia e di inviare a entrambe le parti i rispettivi contatti. Dopodiché, si poteva decidere in modo assolutamente libero ogni quanto incontrarsi, e che tipo di attività svolgere insieme.

Per quanto riguarda me ed altre persone che hanno partecipato a questo progetto, l’esperienza è stata più che positiva: ho avuto la fortuna di conoscere ben due famiglie meravigliose, con cui ho potuto creare un rapporto di forte amicizia che ci lega ancora oggi. Sono stata ospite a casa loro innumerevoli volte a gustare autentiche prelibatezze della cultura finlandese, preparandole talvolta insieme e facendo tesoro delle loro ricette, sdebitandomi la volta successiva con un bel tiramisù o altro. Abbiamo visto partite di hockey insieme, fatto infinite saune, mangiato makkara cotte sul falò, e proprio in loro compagnia ho deciso di trascorrere l’ultima sera del mio bellissimo Erasmus, scivolando con lo slittino su una collina innevata e divertendoci come bambini. È anche grazie a loro che, a distanza di anni, conservo la Finlandia nel cuore.

Cena a lume di candela con karjalanpiirakka e pulla a Jyväskylä
Una classica “cena” finlandese, ore 17 circa: karjalanpiirakka e pulla, rigorosamente a lume di candela

Potrei ancora raccontare tanti piccoli dettagli che ricordo, dalle locandine di imminenti concerti metal appesi alle bacheche degli androni dell’università, agli spettacoli teatrali inscenati per strada, alle innumerevoli gaffe che la me ventenne, ingenua e appena approdata in Finlandia per la prima volta, riusciva a commettere davanti ai locali (abbracciare qualcuno appena conosciuto? Sconveniente e vietatissimo! Se solo avessi letto prima il blog di Anna…) ma temo che potrei scrivere a non finire. Posso solo dire, in estrema sintesi, che questa esperienza relativamente breve ha fatto guadagnare a questo meraviglioso luogo che è la Finlandia un posto speciale nel mio cuore, motivo che mi spinge a sognare il Nord e visitarlo nuovamente ogni volta che posso.

A chiunque sia curioso, consiglio fortemente di visitare l’incantevole Paese dei mille laghi. Agli studenti che stanno facendo un pensierino sul fare l’Erasmus in Finlandia, non posso fare altro che raccomandare vivamente di vincere ogni paura, informarsi bene e poi andare!

Vi posso assicurare che nonostante le iniziali difficoltà, i panorami che vedrete, le persone che conoscerete e le esperienze che vivrete vi accompagneranno per sempre.

Jyväskylä e la natura

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10 Commenti
  • Ammetto che su instagram ho sbagliato la domanda relativa al ponte… XD ma a mia discolpa non avevo ancora letto questo post! Mi è venuto subito in mente, però, che anche dove ho studiato io a Catania (sede: ex Monastero dei Benedettini) c’è un ponte che collega due aree della struttura! Non è paragonabile a quello finlandese, anche perché è interno (lo so, strano!), ma era uno dei nostri posti preferiti per studiare (ci sono alcune postazioni per gli studenti, tutte davanti a delle finestre da cui poter godere di una meravigliosa vista sul chiostro interno) e lo ricordo con immenso piacere.
    Per il resto, quest’università è davvero figa! Ma ammetto anche che, ai tempi, non credo l’avrei scelta per un ipotetico Erasmus… anche perché mi sarei concentrata sulla seconda lingua che avevo scelto (lo spagnolo).
    Comunque oh lo dico sempre, prima o poi devo andare in Finlandia! In estate, però…! 😀

    1. Adoro l’idea di un’università con degli spazi simili per studiare 😍 sì, in Finlandia devi andarci assolutamente!

  • Ma che esperienza magnifica! leggendo di come è ben organizzata l’università mi sembra quasi di leggere un romanzo di fantasia, un racconto di come vorremmo che fossero le cose… è vero che i finlandesi sono in pochi rispetto ai noi e quindi possono avere più spazio a disposizione ma studiare in un ambiente così gradevole, rilassante e organizzato mi sembra davvero un sogno. per non parlare della possibilità di lasciare i propri oggetti personali incustoditi, se penso che nello spogliatoio della piscina a me hanno rubato le scarpe e sono uscita in infradito in pieno inverno…..

    1. Ti confesso che anche io sono rimasta impressionata dalla faccenda degli oggetti incustoditi. Da questo punto di vista, purtroppo, la Finlandia è davvero un altro mondo 😞

  • Un pò di invidia per questa esperienza. Leggendo il racconto di come è strutturata l’università finlandese ho notato che è completamente l’opposto di quella che ho frequentato in Italia!

    1. Eh lo so, anche io provo tanta invidia 😐

  • I programmi Erasmus sono subentrati parecchio tempo dopo la mia data di laurea, purtroppo!

    Si tratta di ottime opportunità di integrazione per i giovani e quindi, trovo molto utile il tuo articolo! Grazie mille!

    A presto! Mimì

  • Che bell’articolo, Anna!
    Anche io come te ho partecipato al programma Erasmus durante il terzo anno di università. A differenza tua, però, sono stata via tutto l’anno e ho scelto un Paese decisamente più caldo: la Spagna (mi sono laureata in lingua e cultura spagnola).
    Comunque la Finlandia, proprio per la sua natura, mi incuriosisce moltissimo!
    Incredibili alcune strutture dell’università… molto particolari e caratteristiche!

    1. Ciao, ti ringrazio! Mi sarebbe piaciuto un sacco farlo, ma l’esperienza del post è quella di Giulia 🙂 l’Erasmus è senza dubbio un’esperienza pazzesca, se si ha la possibilità di farlo bisogna approfittarne!

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