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Hotel da incubo: quando neanche le recensioni possono salvarti

Sono appena tornata dalle ferie – quelle dal blogging sono state più lunghe del previsto, chiedo perdono – e finalmente posso raccontarti di Ischia e Procida. Ho diversi post in programma, ho un sacco di cose da raccontarti! *__*

Ischia però ha fatto anche da sfondo alla mia prima volta in un hotel da incubo, un hotel sòla. Oggi parlerò proprio di questo.

C’hai presente quando me la tiravo di brutto dicendo che il mio metodo per trovare l’hotel perfetto era infallibile? Ecco, questa è l’eccezione che conferma la regola. Spero. Perché se piglio un’altra sòla come questa giuro che butto trolley e passaporto e ciao raga’, avemo scherzato.

Sì, il mio è stato un epic fail gigantesco. Oppure sono semplicemente stata vittima di albergatori furbi. Perché quello che mi è stato venduto come un bellissimo hotel a due passi dal borgo di Sant’Angelo d’Ischia, in realtà era una pensione per vecchi, un vero e proprio ospizio in mezzo al nulla. E stavolta non sto esagerando per rendere la cosa più divertente.

La prima strana sensazione l’ho avvertita quando ho ricevuto il numero della prenotazione via mail. Non ho ricevuto un numero lunghissimo come succede solitamente quando prenoti una camera in un hotel normale, ma un semplice numero 8. Sì, la mia era la prenotazione n°8 e quella di mia madre la n°9. Saranno le prenotazioni n°8 e 9 di quella settimana, ho pensato. O forse le riazzerano ogni mese, io parto a metà settembre, ci sta.

Poi siamo arrivati a Ischia: quattro persone, due trolley giganti e due cani. Sul sito suggerivano di prendere un determinato autobus fino al capolinea e poi di proseguire per circa venti minuti a piedi. Nessuno però mi aveva detto che i venti minuti dovevi farli arrampicandoti lungo le strettissime stradine di Sant’Angelo, che percorrono la scogliera con una serie di saliscendi a volte assurdi. Carino il posto eh, molto caratteristico, ma quella è roba da capre di montagna, mica da turisti con due trolley da venti chili.

Come se non bastasse, siamo scesi al capolinea e proprio in quel momento s’è scatenata ‘na bufera che manco l’uragano Katrina. Siccome davanti a noi c’era, appunto, la scogliera con le sue graziose stradine e non c’era l’ombra di un hotel raggiungibile a fette, abbiamo ceduto alle avances di un tassista che ci ha offerto un passaggio fino all’albergo. Ecco, ho detto fino all’albergo. Invece dopo trecento metri siamo arrivati in una piazzola di fronte ad una salitona ancora più ripida, ci siamo fermati e il tassista qua inizia la ztl e dovete proseguire con le macchinette. Dieci euro per due minuti di taxi.

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Le “macchinette” non sono altro che golf cart, i mezzi che gli ischitani usano per salire e scendere lungo le stradine di Sant’Angelo. Chiaramente tocca pagare pure quelle, ci sono dei tassisti apposta. Altri venti euro per due golf cart, una per noi e una per i bagagli. Oltre alla pioggia, mi sono presa pure uno spavento non indifferente, perché stavo seduta sul retro, la macchinetta faceva una fatica immane a salire con tutta quell’acqua e l’unica cosa che mi teneva ferma al mio posto era una stupidissima sbarra di metallo che stringevo con una mano sola.

In golf cart a Ischia
Qui c’era bel tempo e stavamo facendo la strada in senso contrario, ma stavo sempre sul retro del golf cart.

Arrivata di fronte all’hotel mi sono trovata davanti un’insegna. Quello che sul sito ufficiale si chiamava Hotel San Gennaro (ho usato un nome di fantasia, il vero nome è un altro) veniva indicato come Pensione San Gennaro.

Siamo entrati dentro e la sensazione è diventata una certezza. Odore di vecchio ovunque, mobili di forse cinquant’anni fa, arredamento da casa di un’ottantenne.

La camera, che sul sito sembrava grande e ariosa, era invece claustrofobica e decisamente discutibile: porta che si bloccava a metà, vetri delle finestre che vibravano ad ogni minimo movimento e infissi in legno di, boh, un secolo fa, bagno angusto e decorato da un fantastico buco nel soffitto, ragnatele, odore di vecchio everywhere.

Il bagno
Il bagno.

La ciliegina sulla torta? Sentivo qualunque cosa dicessero i miei genitori, che alloggiavano nella stanza di fianco.

I corridoi
I corridoi.

Dopo cena siamo usciti per vedere se almeno riuscivamo a raggiungere il centro di Sant’Angelo, cioè uno dei motivi per cui avevo scelto la struttura, ma abbiamo lasciato perdere subito: dovevamo percorrere la stradina fatta coi golf cart in senso contrario, al buio, senza sapere cosa avremmo trovato.

Abbiamo dormito lì per una sola notte. Io l’ho passata svegliandomi di soprassalto ogni paio d’ore, sognando di ritrovarmi coperta dalle bed bugs e dalle lumache che avevo visto per strada. Un incubo dopo l’altro.

La mattina dopo, oltre a continuare la ricerca spasmodica di un altro hotel, l’ho passata a chiedermi come cavolo avessi potuto scegliere un posto del genere.

Sono tornata su TripAdvisor e su Booking, i due siti che spulcio ogni volta che scelgo un hotel, e ho letto le recensioni della pensione. Sono quasi tutte positive, anche su Booking. Quest’ultimo gli dà addirittura un voto Ottimo, dall’8 in su.

[Aggiornamento: qualche giorno dopo il mio soggiorno ho notato che sulla pagina TripAdvisor dell’hotel, che è questa, le tre stelle sono diventate una. Su Booking invece la pagina dell’hotel è misteriosamente scomparsa!]

Come è possibile?

Io mi sono data due possibili risposte.

La prima: recensioni comprate. Ho sentito parlare, forse in un servizio in tv, di veri e propri pacchetti di recensioni positive vendute su TripAdvisor ad albergatori e ristoratori poco onesti. In effetti chiunque sul sito può aprirsi un account e dire quello che vuole, e ne parlavo proprio qualche tempo fa nel post No TripAdvisor. Ma le recensioni di Booking? Booking, che ti permette di recensire una struttura solo se hai usato il sito per prenotare il tuo soggiorno lì?

Seconda ipotesi: la struttura è stata sempre venduta come pensioncina a chi non ha usato il sito ufficiale, quindi chi l’ha scelta sapeva a cosa andava incontro. Non che ci sia qualcosa di male nello scegliere pensioni e ostelli eh, intendiamoci, ma io avevo scelto un’altra cosa! E comunque, pensione o no, continuo a chiedermi come mai nessuno si sia lamentato almeno della puzza.

Esiste anche una terza ipotesi eh, cioè la mia distrazione. In effetti non ci sono foto delle camere fatte dai viaggiatori su TripAdvisor, e su Booking la descrizione verte soprattutto sul fatto che l’hotel abbia una bella vista sul mare – quella c’era – mentre si dice poco del resto. Avrei dovuto farci caso.

Che ne pensi? Ti è mai successa una cosa simile?