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Hotel da incubo: quando neanche le recensioni possono salvarti

Sono appena tornata dalle ferie, e finalmente posso raccontarti di Ischia e Procida! L’unico problema è che Ischia ha fatto da sfondo alla mia prima volta in un hotel da incubo, un hotel sòla. Un hotel che rimarrà a lungo nei miei incubi peggiori, perché dovevo rimanerci per una settimana da sogno e invece sono scappata a gambe levate dopo neanche un giorno.

C’hai presente quando me la tiravo di brutto dicendo che il mio metodo per trovare l’hotel perfetto era infallibile? Ecco, questa è l’eccezione che conferma la regola. Spero. Perché se piglio un’altra sòla come questa giuro che butto trolley e passaporto e ciao raga’, avemo scherzato.

La prima strana sensazione l’ho avvertita quando ho ricevuto il numero della prenotazione via e-mail: non ho ricevuto un numero lunghissimo, come succede solitamente quando prenoti una camera in un hotel normale, ma ho ricevuto un semplice numero otto. Sì, la mia era la prenotazione numero otto e quella di mia madre la numero nove. Saranno le prenotazioni numero otto e nove di quella settimana, ho pensato, o forse le riazzerano ogni mese.

Poi siamo arrivati a Ischia: quattro persone, due trolley giganti e due cani. Sul sito dell’hotel suggerivano di prendere un determinato autobus fino al capolinea, e poi di proseguire per circa venti minuti a piedi. Nessuno però mi aveva detto che i venti minuti dovevi farli arrampicandoti lungo le strettissime stradine di Sant’Angelo, che percorrono le scogliere dell’isola con una serie di saliscendi a volte assurdi. Carino il posto eh, mooolto caratteristico, ma quella è roba da capre di montagna, mica da turisti con due trolley da venti chili!

Come se non bastasse, siamo scesi al capolinea e proprio in quel momento s’è scatenata ‘na bufera che manco l’uragano Katrina.

Siccome davanti a noi c’era, appunto, la scogliera con le sue graziose stradine, e non c’era l’ombra di un hotel raggiungibile in breve tempo, abbiamo ceduto alle avances di un tassista che ci ha offerto un passaggio fino all’albergo. Ecco, ho detto fino all’albergo, vero? Invece dopo trecento metri siamo arrivati in una piazzola di fronte ad una salitona ancora più ripida, ci siamo fermati e il tassista “qua inizia la ztl e dovete proseguire con le macchinette“.

Dieci euro per due minuti di taxi.

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Le “macchinette” non erano altro che golf cart, i mezzi che evidentemente molti ischitani usano per salire e scendere lungo le stradine di Sant’Angelo. Chiaramente toccava pagare pure quelle: altri venti euro per il passaggio con due golf cart, una per noi e una per i bagagli.

Ricordiamoci l’uragano Katrina in atto, e la golf cart che con l’acqua e le salite faceva una fatica bestiale a muoversi, in più la sottoscritta era seduta sul retro della golf cart appesa ad una sbarra di metallo. Allego prova fotografica della suddetta sbarra, fotografata durante la nostra fuga dall’hotel e col bel tempo.

In golf cart a Ischia

Arrivata di fronte all’hotel mi sono trovata davanti l’insegna, e manco quella corrispondeva a ciò che mi aspettavo: quello che sul sito ufficiale si chiamava Hotel X (il vero nome è un altro) veniva indicato come Pensione X.

Siamo entrati dentro e la sensazione è diventata una certezza. Odore di vecchio ovunque, mobili di forse cinquant’anni fa, arredamento da casa di un’ottantenne.

La camera, che sul sito sembrava grande e ariosa, era invece claustrofobica e decisamente discutibile: la porta si bloccava a metà; i vetri delle finestre vibravano ad ogni minimo movimento; gli infissi in legno saranno stati quelli di un secolo fa; il bagno era angusto e decorato da un fantastico buco nel soffitto; a questa meraviglia aggiungiamo ulteriori decorazioni di ragnatele sparse ovunque e un odore di stantio perenne.

La ciliegina sulla torta? Sentivo qualunque cosa dicessero i miei genitori, che alloggiavano nella stanza di fianco. Praticamente non avevamo i muri.

Il bagno
Il bagno.
I corridoi
I corridoi.

Dopo cena siamo usciti per vedere se almeno riuscivamo a raggiungere il centro di Sant’Angelo, cioè uno dei motivi per cui avevo scelto la struttura, ma abbiamo lasciato perdere subito: dovevamo percorrere la stradina fatta coi golf cart in senso contrario, completamente al buio, senza sapere cosa avremmo trovato.

A cena ci è stato servito un malloppo di pasta scotta con un mucchietto di sugo appoggiato sopra, una roba che non ho visto nemmeno nei peggiori ristoranti italiani visti all’estero.

Abbiamo dormito lì per una sola notte. Io l’ho passata svegliandomi di soprassalto ogni paio d’ore, sognando di ritrovarmi coperta dalle cimici e dalle lumache che avevo visto per strada.

La mattina dopo, mentre continuavo nella ricerca spasmodica di un altro hotel, mi sono chiesta come cavolo avessi potuto scegliere un posto del genere. Così sono tornata su TripAdvisor e su Booking, i due siti che spulcio ogni volta che scelgo un hotel, e ho letto le recensioni della pensione. Le recensioni sono quasi tutte positive, anche su Booking. Quest’ultimo gli dà addirittura un voto Ottimo, dall’8 in su!

[Aggiornamento: qualche giorno dopo il mio soggiorno ho notato che sulla pagina TripAdvisor dell’hotel le tre stelle sono misteriosamente diventate una. Su Booking, invece, la pagina dell’hotel è misteriosamente scomparsa!]

Come è possibile?

Io mi sono data due possibili risposte.

La prima: recensioni comprate. Ho sentito parlare, forse in un servizio in tv, di veri e propri pacchetti di recensioni positive vendute su TripAdvisor ad albergatori e ristoratori poco onesti. In effetti chiunque sul sito può aprirsi un account, e dire quello che vuole. Ma le recensioni di Booking? Booking, che ti permette di recensire una struttura solo se hai usato il sito per prenotare il tuo soggiorno lì? Sarà davvero possibile comprarsi le recensioni pure lì?

Seconda ipotesi: la struttura è stata sempre venduta come pensioncina a chi non ha usato il sito ufficiale, quindi chi l’ha scelta sapeva a cosa andava incontro. Non che ci sia qualcosa di male nello scegliere pensioni e ostelli eh, intendiamoci, ma a me quel posto è stato venduto come hotel e descritto diversamente! E comunque, pensione o no, continuo a chiedermi come mai nessuno si sia lamentato almeno della puzza…

Esiste anche una terza ipotesi, cioè la mia distrazione. Su TripAdvisor non ci sono foto delle camere fatte dai viaggiatori, mentre su Booking la descrizione verte soprattutto sul fatto che l’hotel abbia una bella vista sul mare, mentre si dice poco del resto. Forse avrei dovuto farci caso.

Che ne pensi? Ti è mai successa una cosa simile?

Tags : Campania
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