Chiacchiere

5 motivi per i quali odio viaggiare

In questo post ti parlerò, rispondendo ad un’iniziativa, di quelle cose che scatenano l’istinto omicida che è in me quando si tratta di viaggiare. Quei motivi che talvolta mi portano a dire io odio viaggiare!

Io amo girare il mondo, e questo penso sia abbastanza chiaro. Però odio il contatto col genere umano a fasi alterne, e a volte i picchi di queste adorabili fasi vengono raggiunti proprio mentre sto raggiungendo o visitando un posto nuovo.

Non che a Roma non succeda, eh. Però viaggiare ti costringe a stare fianco a fianco con uno o più sconosciuti per più ore di volo/treno/pullman, ti rende un forestiero più o meno gradito, ti fa stare in coda per un museo.

Dicevano che l’uomo è un animale sociale? Ecco, io no. I miei antenati preistorici probabilmente erano quelli che, pur di non chiedere delucidazioni agli altri del gruppo, la ruota di pietra la trascinavano di piatto.

L’iniziativa #WorstInTravel

L’idea è di Beatrice del blog Il Mondo secondo Gipsy, ma io sono stata invitata da Silvia di The Food Traveler e Daniela di L’Orsa nel Carro.

Le regole sono semplici:

  • Citare l’ideatore
  • Citare chi ti ha taggato
  • Rispondere con almeno due cose che proprio non sopporti quando sei in viaggio
  • Taggare almeno due persone/blog, non c’è un massimo

E ora andiamo avanti con le cose che odio di più quando viaggio.

Odio viaggiare quando… oh, stai facendo una foto? E chi se ne frega.

Questo accade, il più delle volte, quando cerco di fotografare qualcosa che anche altri stanno guardando, e c’è un botto di gente. Un concerto in piazza o l’esibizione di un artista di strada, per esempio.

Io son lì che circumnavigo la mandria di persone, dopo mezz’ora mi fermo perché ho trovato il punto giusto per scattare la foto della mia vita, inquadro con lo smartphone o la fotocamera… e poi arriva lui. Lui che si avvicina, mi vede lì immobile con lo strumento del potere davanti alla faccia e zac, mi si piazza davanti tranquillo. Magari tira pure fuori il telefono e fa la foto che avrei dovuto fare io.

E se lo chiamo per chiedergli di spostarsi, lui mi ignora o fa finta di non capire che cacchio voglio.

fammi fare una maledetta foto

Odio viaggiare quando… ehi, sono straniera, non ritardata!

Il più delle volte mi capita in alcuni hotel, specialmente se fanno parte di catene internazionali, oppure al check-in in aeroporto e nei musei, ma è più difficile.

Parlo di quell’addetto all’accettazione che, dall’alto del suo inglese perfetto e velocissimo, mi guarda come una cacca sul ciglio della strada perché gli chiedo di ripetere l’ultima cosa che ha detto, o di parlare più lentamente. Poi le cose sono due: o parla veloce come prima, o inizia a trattarmi come una ritardata.

Ecco, devi sapere che io sono una persona estremamente empatica quando incontro qualcuno che lavora nel turismo. Mi ricordo le cavolate che sentivo quando facevo la hostess di terra, quindi evito di fare domande strane.

Però chiederti di parlare più lentamente, caro signor Oxford, non mi pare una domanda assurda. Anzi, credo sia una richiesta all’ordine del giorno in un hotel. C’è bisogno di fare quella faccia scocciata? NO. NON ce n’è bisogno. Perché dal “buona giornata” al “vai a cagare” il passo diventa brevissimo.

 

Guarda, ti do un consiglio. Se ti stanno sui maroni i turisti stranieri, perché invece di lavorare in un hotel non vai a giocare a mosca cieca sull’autostrada lì vicino? Eh? Vai Ciccio, vai.

Odio viaggiare quando… sei al gate un’ora prima

Mi sono sempre chiesta perché la gente si mettesse in fila al gate molto prima dell’imbarco quando i posti sull’aereo erano già assegnati. Poi ho scoperto – a mie spese – che, quando gli aerei sono pieni, alcune compagnie aeree low cost accettano solo un certo numero di bagagli a mano e fanno stivare gli altri.

Bene, questo concetto l’ho capito.

Ma c’è davvero bisogno di piazzarsi davanti al gate appena arrivano le hostess? E c’è bisogno di lamentarsi, dopo, perché stai in piedi da mezz’ora come un carciofo e l’imbarco deve ancora iniziare?

Perché poi si alza uno e si alzano tutti, e me devo alza’ per forza pure io perché se no finisco a fare la fila al terminal vicino, accanto ai bagni.

Ma aspettali ‘sti quaranta minuti, mannaggia a te!

 

E quelli che, mentre sei in fila al gate o al check-in, ti si mettono di fianco? Lì mi parte proprio l’embolo.

Quali sono le tue intenzioni, eh? Vuoi sorpassarmi facendo finta di non vedermi? Credi di essere invisibile, tu e i tuoi cento chili per un metro e ottanta di infamia? Non ti hanno mai spiegato che le file si chiamano file perché ci si mette uno dietro l’altro? Non ti hanno mai messo in fila per uno alle elementari? Eh?

odio viaggiare quando c'è la fila

Odio viaggiare quando… ti prego, parla più forte. Non ho sentito l’ultima frase.

Viaggiare in aereo mi rilassa moltissimo. Dopo il decollo in genere mi sistemo bella comoda sul sedile – nei limiti del possibile – e mi sparo un sonnellino, o leggo un giornale, o penso al destino dell’umanità. Tutte attività che preferirei praticare nel silenzio.

E invece.

Invece c’è quello – o quella – che proprio non ce la fa a stare zitto. Non solo parla ininterrottamente, ma lo fa pure ad alta voce. Se c’ha pure qualcuno vicino che gli dà corda e chiacchiera peggio di lui, allora ciaone. Posso pure dire addio al mio volo rilassante.

Se è uomo in genere parla del motivo per cui viaggia o degli altri viaggi che ha fatto. Un volo o centomila voli, parla ‘na cifra lo stesso.

Se è donna caccia fuori, a nastro, le vicende della sorella non sposata che si è fatta il marito della cugina di quinto grado dello zio del sindaco. Poi parla di lei, che invece è sposatissima con tre figli, di cui uno che vuole fare l’avvocato divorzista anche se ha appena compiuto tre anni e sa a malapena stare in piedi. E’ talentuoso, dice. A seguire ma perché le hostess non parlano in italiano, eh? E’ una vergogna, e come glielo dico che voglio un caffè? Ah, ma questo caffè fa davvero schifo e poi comunque Antongiulia ha quarant’anni e fa ancora la lavapiatti.

Se invece è adolescente, ed è accompagnato da almeno un altro adolescente, di solito voglio sopprimerli tutte e due entro i cinque minuti dal decollo. Perché non solo parlano, ma parlano e ridono e ridono e parlano e si fanno i selfie e ridono e parlano e poi altro selfie e poi tirano il sedile e poi ridono e poi parlano e poi selfie e poi ihihih uhuhuh hihihi (se sono femmine) ohohoh eheheh *rutto* (se sono maschi) e PERCHE’ NON MORITE TUTTI E DUE ADESSO? EH? Il mondo non ha bisogno di voi.

Odio viaggiare quando… ti fai il selfie inopportuno

Non è sempre il momento buono per farsi un selfie. Perché se te lo fai in aereo e non disturbi il prossimo va benissimo, ma il selfie in posa davanti ad un monumento che ricorda tragedie, morti o sofferenza NON TE LO DEVI FARE.

Vuoi fare una foto alle baracche di legno del campo di concentramento di Dachau? Va bene, fai la foto, ma falla alle baracche, non alla tua faccia da imbecille col sorriso a cinquantadue denti.

Cosa diavolo c’è da ridere? Eh? Ma lo sai dove sei o no? Pensi di essere simpatico o sexy in un posto dove c’è stata gente che ha sofferto? Ti funziona il cervello o il cranio ti serve solo a separare le orecchie?

selfie inopportuno

I nominati

Devo taggare almeno due persone che possono dire la loro sui #WorstInTravel, quindi scelgo:

 

Non dimenticare che ho scritto anche altri post acidelli sui viaggiatori: hai già letto “i peggiori compagni di viaggio” e “i peggiori compagni di viaggio in aereo“?

Ma soprattutto: quali sono le cose che ti mandano in bestia quando viaggi? Scrivimelo in un commento!