Viaggiare da sola: gioie e dolori (e quello che succede dopo)
12 Agosto 2024
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Iniziare a viaggiare da soli non è mai facile. E se sei anche una donna, viaggiare da sola è ancora più complicato per una serie di motivi che, credo, conosciamo tutti e tutte.
La sicurezza del posto in cui si va è sicuramente il primo motivo.
Le aspettative di una famiglia dalla mentalità più o meno retrograda, che negli scenari più rosei ti vede “andare a perdere tempo all’estero”, e in quelli meno rosei ti impedisce proprio di partire, per proteggerti da una delle esperienze più belle che la vita può regalarti.
Le aspettative di un fidanzato o di una fidanzata, di un marito o di una moglie, che non sempre capiscono l’esigenza di fare un’esperienza di viaggio in solitaria, se la relazione va bene. A volte è difficile far capire che se io sto bene con me stessa, e mi lascio la possibilità di fare anche queste esperienze, sto meglio anche con te. Come se non si potesse tradire anche col vicino di casa, poi.
Infine l’organizzazione pratica di tutto il viaggio, che deve garantirti il massimo comfort e di tornare a casa con un’esperienza positiva in saccoccia.
Quando io ho iniziato a viaggiare da sola, dove per viaggiare da sola intendo solamente l’atto dello spostarmi in una città diversa dalla mia senza alcun accompagnatore, non è che fossi proprio incline a farlo. Era il gennaio del 2010, frequentavo Massimo da tre mesi, e l’azienda che mi aveva appena assunta decise di mettermi sotto all’albero di Natale un trasferimento all’aeroporto di Napoli. Avevo ventidue anni, un contratto a tempo indeterminato in mano, e a Napoli non ci ero mai stata. Fu un incubo, ma fu anche l’inizio di un percorso che mi ha portata ad andare regolarmente in Finlandia da sola, stavolta per dei veri e propri viaggi in solitaria.

Viaggiare da sola: la paura, l’ansia, i timori
Come ho detto, io a Napoli non ci ero mai stata.
Lo so, sto iniziando da un viaggio in solitaria che non fu un vero viaggio di piacere, con annessi e connessi, ma un banale trasferimento per lavoro. Il punto, però, è che per me è cominciato tutto da lì, dal ritrovarmi da sola in una città che – non me ne vogliano i napoletani e le napoletane – è considerata una delle città meno sicure d’Italia. Sto parlando per luoghi comuni.
La mia impressione di Napoli era strettamente legata ad un’esperienza lavorativa che, per i successivi tre anni, non fu una delle migliori. Vissi quel trasferimento come un’enorme ingiustizia, non legai fino in fondo con i miei colleghi, ricevetti persino una minaccia dal gestore dell’hotel che frequentavo perché avevo osato lamentarmi della pulizia delle camere. Questo mi portò a non mettere mai il becco fuori dall’aeroporto se non per tornare a Roma, e a non godermi mai Napoli dal punto di vista turistico. Ci tornai solo dopo il trasferimento a Roma, qualche anno dopo, e lei non mi deluse. Ne ho parlato in un post dove ti racconto anche cosa puoi vedere a Napoli.
Dopo Napoli arrivò il primo vero viaggio da sola a Firenze, nel 2017. Rimasi per una notte nel capoluogo toscano per testare il servizio di Weekendesk, un portale di prenotazione degli hotel di cui poi ho scritto qui sul blog. In quell’occasione provai un misto di emozioni di cui ho un ricordo principalmente negativo. L’hotel che avevo prenotato mi assegnò una camera su due livelli, con la camera da letto nel piano superiore, e un salottino col bagno nel piano inferiore. La camera era bellissima, eppure ricordo chiaramente la sensazione di angoscia a dormire in quell’enorme letto da sola senza poter vedere il resto della stanza al piano di sotto, soprattutto la porta.
La mia prima volta da sola in Finlandia fu nell’estate 2018. Vinsi una borsa di studio al corso di finlandese, e la usai per pagarmi una settimana di corso intensivo dell’Università estiva di Helsinki. Rimasi una settimana. Helsinki era già la mia città preferita da un po’, ci ero già stata nel 2014 con Massimo, eppure non mi sentii per niente a mio agio. Mi mancava Massimo, le persone mi sembravano tutte ostili, e scoprii che la mia idea di prenotare un hotel decentrato e senza personale in reception mi faceva sentire vulnerabile. Avevo pianificato di trascorrere tutti i pomeriggi liberi a rivoltare Helsinki come un calzino, invece visitai solo posti che avevo già visto, pur di rientrare presto la sera. Per pranzo rimanevo dentro l’Università, e per cena acquistavo dei panini al supermercato, evitando accuratamente i ristoranti. La skill della cena in solitaria l’ho acquisita solo successivamente, lol.

Mi ci vollero tre anni (e una pandemia) per riprovarci. Il mio legame con la Finlandia e il bisogno di vederla era più forte della paura di viaggiare da sola. Ci tornai nell’agosto 2021 per visitare Rovaniemi. Massimo passò giorni a dirmi che dovevo approfittare di quel viaggio per rilassarmi un po’, e che avrei dovuto godermelo fino in fondo. Quel gesto fu fondamentale, e il viaggio a Rovaniemi andò benissimo. Ero a 3600 chilometri da casa, e non mi ero mai sentita così energica e indipendente. Potevo fare quello che volevo, quando volevo. Ero serena, e fu una vera conquista.
Viaggiare da sola: tu e le tue aspettative
Ritrovarsi su un treno, su un aereo, o in una camera d’albergo da sole, fa paura. Spesso non fa paura la cosa in sè, ma il pensiero di non saper gestire un imprevisto e di dover contare solo sulle proprie forze.
Il problema vero, in realtà, è essere all’altezza delle tue aspettative. Perché quando decidi di provare a viaggiare da sola, sai già che sarà una vera e propria sfida. Immagini di avere problemi pratici, di riuscire a superarli, e di tornare a casa con una personalità nuova di zecca. La sfida che dovrai affrontare, invece, avrà ben poco a che fare con una prenotazione d’albergo o con un aereo da prendere, e non sai quanto ci metterai a vincerla.
E’ una sfida resistere a quella vocina interiore che ti ordinerà sempre di lasciar perdere, ripetendo che non sei all’altezza, trovando qualsiasi escamotage per annullare la partenza.
“Se annulli adesso fai in tempo ad avere il rimborso.“
“Oh, se perdi il volo pazienza, non era destino.“
“Se parti davvero, lui/lei ti lascerà.“
E’ una sfida accettare che quel viaggio saprà destabilizzarti e turbare il tuo equilibrio mentale. Non nel senso che tornerai a casa con la camicia di forza, eh. Nel senso che non sai mai come reagirai psicologicamente, una volta arrivata a destinazione. Non conosci nel dettaglio il contenuto del tuo bagaglio emotivo, e di quello che uscirà fuori da là dentro. Non sai mai come elaborerai quello che ti succederà intorno, neanche quando viaggi da sola da un pezzo. Eppure è proprio quello lo scopo del viaggiare in solitaria: imparare qualcosa su te stessa, passando attraverso tutto questo.
Ti racconto quello che è successo, e continua a succedere, a me.
Quando partii per il corso a Helsinki del 2018, Massimo mi accompagnò in aeroporto e ci salutammo piangendo a dirotto. Non stavo partendo per andare a combattere in Vietnam, stavo andando a fare una cosa bellissima. Eppure la presi malissimo. Mi sembrava di tradire il mio compagno, allontanandomi da lui per una settimana. L’esperienza di studio mi piacque moltissimo, ma la sensazione di “tradire” Massimo mi perseguitò per tutto il resto del viaggio, e mi impedì di godermi quei pomeriggi come avrei desiderato. Piansi quasi tutte le sere, tanto da valutare di abbandonare il corso e tornare prima in Italia.
Quando partii per Rovaniemi, tre anni dopo, ebbi un forte mal di stomaco per tutta la mattina e piansi per metà del volo. La mattina dopo, però, stavo meglio. Massimo mi mancava, ma mi aggrappai a quel “rilassati e goditi il viaggio” che mi aveva ripetuto per giorni. Per la prima volta, tornai a casa soddisfatta di come erano andate le cose.
Ho riflettuto moltissimo sull’impatto di quelle parole sul mio umore, e su come ho interpretato tutto quello che accadeva intorno a me in quei due viaggi.
A Helsinki avevo fatto amicizia con diverse persone del mio corso, persone molto simpatiche e con grandi storie da raccontare. Il corso di finlandese era un sogno diventato realtà, perché finalmente toccavo con mano quel fantomatico sistema scolastico finlandese. Ero nella mia città preferita al mondo, frequentavo persone con cui facevo grandi chiacchierate, imparavo cose nuove. Ma a me importava solo tornare in Italia, il mio cervello era in loop su quell’unico pensiero, e tornai a casa con una sensazione di sconfitta appiccicata addosso.
Nella Rovaniemi post pandemia c’eravamo solo io, gli abitanti di Rovaniemi, e un Babbo Natale stanco che non vedeva l’ora di andare a farsi una birra. Incontrai Alex, il proprietario del Santa’s Salmon Place, che ascoltava Vasco Rossi mentre mi preparava il salmone sulla brace. Dormii nel mio primo ostello. Noleggiai una bici con cui per poco non mi ammazzo, sfracellandomi giù dalla discesa dell’Arktikum. Entrai in un ristorante chic in felpa, rimanendo in piedi per dieci minuti ad aspettare che qualche cameriere si accorgesse di me, e cenai da sola per la prima volta. Io e la mia sindrome dell’impostore andammo a visitare i musei di Rovaniemi con un bel pass gratuito offerto dall’ente del turismo, in un misto di vergogna e orgoglio che ancora mi perseguita. Ma il momento più bello fu quando mi fermai in un parchetto di Rovaniemi: mangiai un voisilmäpulla seduta su una panchina al sole, mentre ero ancora fradicia di pioggia. Lì realizzai quanto fossi felice per l’esperienza che stavo facendo, e quanto ero cambiata sapendo che avevo il supporto di chi mi aspettava a casa.

All’inizio del 2023 partecipai alla fiera del turismo finlandese, un evento che aspettavo da un paio d’anni. Partii per un paio di giorni. Era gennaio, Helsinki era cupa e fredda, e la fiera era una cosa pazzesca. Prenotai una serata al Löyly, un ristorante di cucina tipica con un paio di saune super #aesthetic, e la serata successiva al Konstan Möljä, una trattoria tradizionale nota per i suoi pasti a buon prezzo. Scendendo dal tram per arrivare al Löyly, però, mi trovai davanti ad una strada secondaria completamente buia. Mi guardai intorno perplessa: erano le sette o le otto di sera, e c’ero solo io. Mossi qualche passo in direzione del ristorante, poi tirai fuori il telefono dalla tasca ed annullai la prenotazione. Non mi piaceva quella situazione. Non mi piaceva l’idea di uscire dal ristorante al buio, e passeggiare per quella strada alle dieci di sera. Salii sul tram successivo e tornai in hotel con la cena presa al Burger King. La sera dopo, assaporando la zuppa di renna del Konstan Möljä, iniziai a sentirmi osservata dai due uomini seduti al tavolo accanto. Mi sforzai di pensare che ero davvero paranoica, che vedevo pericoli dove non ce n’erano. Ma lasciai la zuppa a metà, andai a pagare e percorsi il paio di chilometri verso l’hotel in videochiamata con Massimo, guardandomi continuamente alle spalle. Al ritorno ne parlai con la mia psicoterapeuta che diede, in parte, la colpa al mio stato d’animo. Forse quegli uomini mi stavano fissando davvero, forse no. Fatto sta che stavo passando un momento molto stressante al lavoro e in famiglia, e quel viaggio sembrava aver preso quello stress per sbattermelo in faccia tutto insieme, amplificando la mia percezione del pericolo.
Era come se le emozioni che avevo trattenuto per mesi avessero incontrato le mie paure più remote, per fare combriccola e pigliarmi a calci. Pensandoci, era già successo ma con altre modalità.
Non a caso, a Helsinki ci sono tornata un mese fa, a luglio 2024, in piena estate e col sole bello alto nel cielo. Sono stata in un appartamento, una sistemazione che di solito evito perché mi fa sentire particolarmente sola, e ho provato un alloggio ecosostenibile letteralmente in the middle of nowhere, dove però ho dormito da dio. Ho preso il treno e sono andata a vedere Hanko, poi Hämeenlinna. Ho chiacchierato per ore con la mia nuova guida Elena, mi sono goduta un gelato e svariati caffè in solitudine. Ad Hanko ho attraversato un sentiero chiamato Love Path, che conduce a dei punti panoramici. C’era anche una spiaggetta, dove mi sono fermata a riposare e a pensare a dov’ero, a cosa stavo facendo, a fermare i pensieri. Ho provato emozioni contrastanti, ed è stato interessante analizzarle. La prima emozione infatti è stata il senso di colpa, perché non stavo condividendo quel momento con nessuno. Con persone fisiche, intendo. Mi sentivo in difetto per il solo fatto di trovarmi in un posto così bello da sola. Così ho provato a lasciare spazio alla serenità, mi sono detta “guarda ‘sto gabbiano quant’è felice, e tu stai qua a farti le pippe mentali? “, e sono rimasta lì ad ascoltare il rumore delle onde sulla spiaggia.
… Poi me so’ persa il microfono dell’iPhone.

Viaggiare da sola: tu e le aspettative degli altri
Quando una donna prende una decisione che va fuori da ciò che è convenzionale e socialmente accettato, tutti si sentono in diritto di scegliere per lei. Tutti si sentono parte della scelta, autorizzati a dare la propria opinione.
All’inizio di questo post ho parlato di famiglie dalla mentalità chiusa, di fidanzati e fidanzate diffidenti. Ecco, questa è un’altra cosa che probabilmente ti ritroverai a gestire.
Quando nel 2018 ho annunciato di aver vinto una borsa di studio per studiare all’estero, seppure solo per una settimana, la prima frase che è uscita dalla bocca di mia nonna (ottant’anni di ansia feroce concentrati in un donnino di un metro e mezzo che si tiene insieme a shot di Xanax) è stata:
“E con chi ci vai? Mica andrai da sola!”
E giù sensi di colpa, insicurezza, mi sono chiesta se non fossi davvero così scema da partire da sola. Finché non ho iniziato a pensare al mazzo che mi ero fatta per vincere quella borsa di studio, a quanto mi rendesse orgogliosa il fatto di poter andare a studiare quello che mi piaceva (quasi) gratis, a quanto mi avrebbe dato quell’esperienza.
La soluzione è stata la seguente:

Le dissi che andavo con un’amica.
Glielo dico tutt’ora, ogni volta che parto da sola. Lo dico alla parente che da sola non va neanche al supermercato. Lo dico al conoscente che, quando parlo dei miei viaggi in Finlandia, storce la bocca e mi dice che vado a buttare soldi. C’ho una sfilza di amici immaginari che non hai idea, ognuno col proprio curriculum e un’accurata descrizione fisica, ognuno col preciso compito di proteggere la mia libertà di fare il cacchio che voglio. Ho quasi quarant’anni, ne avrò pure il diritto!
Questa soluzione, dunque, va applicata a chiunque tenti di sotterrare la tua indipendenza utilizzando un “ma dove vai da sola?” come pala. Perché se lo merita, per quanto le intenzioni siano buone. Perché forse non capirebbe l’importanza della questione. E perché probabilmente non avrebbe il coraggio di imporre lo stesso pensiero ad un uomo.
Circondati di persone che ti supportano in questa scelta, e lascia indietro le altre. Raccontando palle se è necessario.
Domandati se tu vieteresti a qualcuno che ami la possibilità di fare questa esperienza di crescita interiore, e agisci di conseguenza.
In viaggio da sola: come organizzarsi nel pratico
Parliamo, infine, di quello che ho imparato su come si organizza nel pratico questa faccenda del viaggiare da sola.
La prima scelta da fare è quella della meta, che deve essere sicura e farti sentire al sicuro. Il Nord Europa, in questo, è più o meno una garanzia. Consulta Google, i blog, le guide cartacee, e dai un’occhiata al sito della Farnesina per conoscere la situazione attuale politica e sanitaria. Chiedi a chi c’è già stato, soprattutto da solo o da sola. Ascolta le tue sensazioni in merito a quel particolare posto, fai caso a come ti fa sentire. Prenditi tutto il tempo che ti serve per capire se fa per te.
Puoi iniziare da posti vicino casa, magari stando fuori una sola notte, e vedere come va. Ti assicuro che già quello fa tanto. Questo è un percorso a tappe, e le tappe le decidi tu.
Una volta scelto il posto, individua i quartieri da evitare e scegli l’hotel in una zona sicura. Controlla bene le recensioni, anche di altri hotel della zona, per capire se gira brutta gente o se è fattibile. Personalmente preferisco stare in centro per evitare di trovarmi a girare di sera in luoghi desolati, ed è meglio se è c’è una reception aperta 24 ore su 24.
Riguardo al volo o al mezzo di trasporto che sceglierai, cerca di evitare di arrivare di sera tardi o di notte per non trovarti in situazioni spiacevoli da gestire, e per non ridurti al taxi. Tra l’altro ho da poco scoperto Uber, e devo dire che, quando si tratta di viaggiare da sola, lo preferisco ai taxi. Ogni tassista è recensito, il percorso è monitorato dall’inizio alla fine e si può condividere con qualcuno su Whatsapp, tramite un link. Se c’è un problema, si può segnalarlo.
Per le cose da fare durante il viaggio, una buona idea può essere quella di studiare (anche orientativamente) il percorso che farai, cercando di fare un percorso omogeneo senza saltare da una parte all’altra della città. Dopo puoi segnarne le tappe su Google Maps, o su un foglio Word, per tenerlo come guida e mandarlo a qualcuno di cui ti fidi, che in caso di problemi sappia sempre dove sei. Io di solito scrivo sul foglio anche l’indirizzo e i contatti dell’hotel in cui dormirò, le informazioni su voli e altri mezzi di trasporto che prenderò (volo, treno, traghetto o numero dell’autobus, orari di partenza e arrivo, eventuali alternative se li perdo…) ed altre informazioni utili nel caso succeda qualcosa.
Prendi nota dei numeri da chiamare in caso di emergenza e, se vai all’estero, stipula un’assicurazione sanitaria che in caso di bisogno ti assicuri assistenza immediata e in lingua italiana, o col supporto dei medici italiani. Io mi trovo bene con Heymondo, ti lascio il link affiliato con uno sconto del 10%.
Cerca caffetterie e ristoranti esteticamente appaganti, negozietti che ti piacerebbe spulciare con calma, e creati dei momenti per assaporare l’esperienza. Viaggiare da sola significa poter scegliere come gestire il proprio tempo e infilarsi in qualsiasi negozio, se ne hai voglia. Oppure camminare, camminare, camminare, se è quello che ti piace fare.
Stabilisci anche dei momenti per chiamare i tuoi cari e far sapere che stai bene, per sentirti un po’ meno lontana da casa. Ovviamente assicurati di poter fare chiamate verso l’Italia col tuo gestore telefonico, e di avere la linea Internet.
Se hai paura di sentirti sola e vuoi fare amicizia, una buona idea può essere quella di aggregarti ad un free walking tour. Visiti la città in compagnia, e magari ci scappa un aperitivo con qualcuno. Puoi farlo anche con altri tipi di escursioni eh, però i free walking tour sono famosi per essere un po’ alla buona con gente simpatica, e il compenso da lasciare alla guida può essere relativamente economico.
La cosa fondamentale è che devi fare solo quello che ti fa stare bene e non ti crea ansia. Nei viaggi successivi, poi, potrai alzare un po’ l’asticella e provare a metterti in una situazione nuova, come per me è stata la cena da sola, per vedere come va. E’ anche questo il bello di andare in un posto dove nessuno ti conosce, o no?
→ Leggi anche come funzionano i treni in Finlandia
Spero che questo articolo-sfogo ti sarà utile. Soprattutto spero di non averti spaventata, ma solo resa consapevole delle gioie e delle sfide di un viaggio da sola 🙂 non dimenticare di dare un’occhiata al servizio di consulenza per creare il tuo viaggio perfetto in Finlandia, se non te la senti di organizzare da sola, e seguimi su Instagram e Facebook per rimanere sempre aggiornata sui nuovi articoli del blog!
I COMMENTI
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Ciao, io sono Anna!
Sono una travel blogger di Roma, sul web con Profumo di Follia dal 2012. Organizzo viaggi in piena autonomia da sempre, soprattutto nel weekend e nelle capitali europee.
Ho una passione per la Finlandia che mi ha portata a studiare la lingua finlandese per un anno e mezzo e a progettare di esplorarla in lungo e largo.
Sono una travel blogger di Roma, sul web con Profumo di Follia dal 2012. Organizzo viaggi in piena autonomia da sempre, soprattutto nel weekend e nelle capitali europee.
Ho una passione per la Finlandia che mi ha portata a studiare la lingua finlandese per un anno e mezzo e a progettare di esplorarla in lungo e largo.


Diletta 13/08/2024 09:13
Ciao Anna,
ho letto tutto d’un fiato! Hai riportato esattamente le sensazioni e le emozioni contrastanti che si provano quando si viaggia da sole… ormai anche io di esperienze da sola ne ho avute parecchie: sono andata a fare trekking a Madeira e in Norvegia, ho girato in bici tra i campi di tulipani in Olanda, ho preso il traghetto da Helsinki per visitare Tallinn 😍 e molto altro!
Anche se mi sento quasi una “veterana” dei viaggi in solitaria, quei pensieri non mancano mai. “Ma chi me lo ha fatto fare” “Viaggiare da soli è roba da 20enni, che ci faccio qui a 34 anni” “Quasi quasi rinuncio” ecc… ne passano tante per la testa alla vigilia della partenza, e anche quando sei sul posto. Un fastidio poi i commenti di conoscenti/colleghi/famigliari che hanno sempre qualcosa da dire: “ma che ci fai da sola?” “ma hai fatto amicizia con qualcuno?” ecc ecc. Tocca inventarsi fantomatici amici immaginari in loco a volte, per fare stare tranquilla la gente e far sì che non rompa le scatole 😮💨
vabbè niente, questo sproloquio per dire che capisco ogni singola parola che hai scritto e le difficoltà di cui hai parlato… ma allo stesso tempo spero di non farmi mai fermare da certe paure o certi commenti, come lo spero anche per te!
un abbraccio
Anna 13/08/2024 18:48
Ciao Diletta, grazie per il commento! Non so se trovare consolante o meno il fatto che anche tu, dopo svariati viaggi in solitaria, continui ad avere quei pensieri fastidiosi e a sentire gente che ti chiede chi te lo fa fare. Comunque no, non mi faccio fermare! Al massimo mi fermo ma solo se sono io a deciderlo 🙂
Elena 10/09/2024 09:20
Ciao Anna,
mi sono presa un po’ di giorni (un mesetto) perché ho letto l’articolo in vacanza e volevo invece rispondere con calma, dal PC e non dallo smartphone. Soprattutto volevo riflettere bene su quanto dici, anche perché è molto lontano dalla mia esperienza.
Purtroppo so che quello che racconti è ciò che vivono molte donne, sia nelle pressioni sociali di ambiente familiare, amici e partner sia nelle sensazioni interiori (in parte relazionate a quanto si vive all’esterno).
Fortunatamente siamo portate, in quanto appartenenti al genere umano, a cercare di superare i nostri limiti e fortunatamente sempre più persone (anche on line) raccontano cose belle del viaggiare sole e questo porta sempre più donne a farlo. Perché poi tra i bassi che ben descrivi, si arriva a provare anche gli altri – come tu racconti perfettamente – che donano tanta consapevolezza di sé.
La mia esperienza, come dicevo, è diversa. Vengo da una famiglia dove eri strano se non volevi fare le valigie, che tu fossi donna o uomo importava poco (anzi, la mia famiglia è piuttosto matriarcale). Quando ho iniziato a lavorare e mi sono potuta permettere i primi viaggi senza la famiglia avevo quasi 30 anni. A quell’età molte delle mie amiche aveva già compagni/e oppure mire di viaggio molto diverse dalle mie. E così mi sono ritrovata a organizzare tour per l’Europa in solitaria e l’ho adorato. Io però sono una persona un tantino asociale di mio, che ama moltissimo vivere la propria solitudine ed è più che abituata a mangiare da sola, andare a mostre / cinema o simili in solitaria. Non erano cose strane per me. Anzi, ho anche potuto vedere come all’estero il fatto che fossi sola interessasse le persone molto meno che in Italia (dove anche durante i pranzi di lavoro se non esci coi colleghi ti guardano storto).
In più quelle esperienze mi sono servite perché un po’ mi hanno “costretta” ad aprirmi, dato che capitava qua e là che qualcuno mi parlasse o che avessi bisogno di aiuto per farmi fare una foto o cose del genere (e per me era già un traguardo riuscire ad avere quei piccoli contatti). Insomma, serve a tutte: quelle più estroverse e sociali che troveranno nel viaggiare sole un momento di introspezione e quelle più asociali e introverse che in qualche modo riusciranno ad uscire dalla loro comfort zone e aprirsi un po’ di più.
Grazie per questo articolo che è un’altra goccia nel mare per cercare di smuovere un po’ le acque e portare più donne ad avere il coraggio – e superare le pressioni sociali – di viaggiare da sole e aprirsi al mondo.
Anna 19/09/2024 21:40
Ciao Elena! Grazie mille a te per aver condiviso la tua esperienza, sono davvero felice di vedere che tantissime donne stanno provando questa esperienza, o che hanno intenzione di farlo e si stanno informando. Io ne ho ricavato un bel po’ di autostima.
Valentina 26/12/2025 18:51
Ciao Anna, grazie davvero per questo bellissimo post!
Condividiamo la passione per il nord Europa, che ho appena iniziato ad esplorare. Per me il grande traguardo è stato iniziare a viaggiare da sola con mio figlio di 10 anni, ma ho adottato le accortezze di cui parli anche tu: ho scelto una città tranquilla e sicura (Budapest), un hotel in centro servito benissimo e altrettanto recensito, orari comodi, un volo dalla nostra città che ha dimezzato i tempi di attesa e gli spostamenti… ed è stata una esperienza bellissima per entrambi, decisamente da ripetere molto presto, probabilmente a Copenaghen. 🙂
Il senso di solitudine, smarrimento e tristezza che si prova talvolta pernottando da sole lontano da casa lo capisco e l’ho vissuto (mi capita di spostarmi per lavoro): col tempo si supera, ma la nostalgia e il “chi me l’ha fatto fare?” sono sempre in agguato. Credo vadano accettati, fanno parte del viaggio, che d’altronde serve a capire meglio noi stessi, attraverso la scoperta del mondo che ci circonda.
Un abbraccio, e grazie per il tuo utilissimo blog!
Anna 27/12/2025 19:49
Ciao Valentina, grazie a te per il feedback! 🙂
Martina 17/02/2026 04:16
Ciao! É bello sapere che anche quando partiamo da sole, in realtà sole non lo siamo mai! Leggere la tua esperienza e quella delle altre ragazze è stato rassicurante. Io non ho mai viaggiato da sola, ho sempre deciso e organizzato i miei viaggi in autonomia ma alla fine qualcuno era sempre pronto ad aggregarsi. Adesso mi trovo per la prima volta ad affrontare il “rischio” reale di partire da sola, sogno di vedere la Lapponia e l’aurora boreale da tutta la vita, ho deciso di prenotare un weekend inconsciamente convinta che qualcuno come sempre avrebbe detto “vengo anche io”, ma stavolta non è stato così e ora mi trovo incastrata tra la spinta interiore che mi dice “vai da sola é la tua occasione” e le tante paure che mi aggrovigliano lo stomaco. Spero di avere il coraggio di fare questo enorme passo, me lo devo. Ma intanto grazie per aver condiviso l’esperienza perché ho capito che é normale avere paura. Spero di avere il coraggio di tutte voi e partire. Grazie
Anna 08/03/2026 21:28
Ciao Martina, ti posso dire che la Lapponia è un’eccellente meta per un viaggio da sola perché è molto sicura, e la pace che vi regna è un balsamo per lo spirito. Non farti frenare dala paura, non te ne pentirai!