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#LaMagiadelRicordo: Praga, Vienna e l’importanza di una fotografia

Ti sei mai chiesto perché scatti una foto?

Sì, ok, con l’arrivo dei social network e dei blog la risposta più facile è “per caricarla su Instagram o sul blog”, ma escludendo i like? Cosa ti spinge a tirare fuori la macchinetta fotografica e a premere quel tasto? Come ti fa sentire?

A volte ne parlo con Massimo, perché a lui non piace scattare foto quando siamo in viaggio o da qualche parte. Pensa sia una perdita di tempo, e pensa che io non mi goda il momento che sto fotografando. Io invece in alcuni momenti ne scatterei duecento al minuto, tipo i giapponesi che fotografano ogni singolo sampietrino di Roma.

Col tempo mi sono accorta di una cosa: odio non avere fotografie di una cosa particolare che ho vissuto. Una foto tra le mani (o sul pc) in qualche modo mi dice che quella cosa l’ho fatta davvero, è reale. Di solito mi ricordo anche le emozioni che provavo, o che provavano gli altri intorno a me mentre le scattavo: rabbia, tristezza, gioia.

Ti sei mai accorto che parlo spesso di Praga, ma le ho dedicato a malapena un post? Eppure ci sono stata tre volte, e ho sempre detto di amarla alla follia.

Il problema è proprio quello: non ho molte foto. E non avendo molte foto i ricordi mi appaiono confusi, sbiaditi, perdo pezzi della storia.

#lamagiadelricordo
La mia prima volta a Praga. Avevo 17 anni.

La seconda volta che sono stata a Praga, in particolare, è quella di cui conservo meno foto fra le tre. E’ stato un viaggio che ho fatto coi miei genitori, in macchina perché mio padre aveva paura di volare, e passando prima una settimana a Vienna. Qualcosa come diciotto ore all’andata e dodici al ritorno, perché all’andata ci siamo persi nei meandri del Nord Italia.

Quello a Praga e Vienna è stato il primo viaggio all’estero che ho fatto con la mia famiglia, e ci è piaciuto talmente tanto che l’anno dopo ne abbiamo fatto un altro a Parigi. Però ci siamo andati in aereo, minacciando di lasciare mio padre da solo a Roma se non fosse venuto con noi.

Com’è andata? Diciamo che mio padre era convinto che il decollo somigliasse a quello dello Shuttle: pensava di decollare praticamente in verticale. Una volta superato quello è andata liscia come l’olio. Pensa che al ritorno non faceva che parlare di quanto fosse stato bello e rilassante andare in aereo.

Le uniche foto che possiedo di Praga e Vienna, ma anche di Parigi, sono state scattate con la mia passione dell’epoca: una di quelle macchinette usa e getta della Kodak, che compravo nei negozi di souvenir direttamente sul posto. Mi pare costassero l’equivalente di 5000 lire o giù di lì.

#lamagiadelricordo
La seconda volta a Praga, in piena estate.

Anche della settimana a Vienna ricordo molto poco. Sì, sempre perché ho pochissime foto. Ricordo mia madre fissata con i palazzi della principessa Sissi, io che mi sono comprata un souvenir di Mozart per farle dispetto, i sei giorni ininterrotti di pranzo e cena a base di kebab (all’epoca ancora non ci buttavamo sulla cucina locale), le carrozze coi cavalli sparse un po’ ovunque e la sacher torte che non ci era sembrata chissà che.

#lamagiadelricordo
Vienna e le sue carrozze
#lamagiadelricordo
Sarà Schönbrunn?

Ti dico una cosa ovvia: se potessi tornare indietro a quei momenti scatterei centinaia di foto. Tante, tante, tante foto. Vorrei vedere dov’è che ho mangiato quella sacher torte mediocre, fare una foto col tizio del kebab e capire se oltre al palazzo di Sissi e alla Cattedrale di Santo Stefano (perché quella me la ricordo) ho visto qualcos’altro.

Perché in fondo è vera quella frase sui viaggi che mi piace tanto:

“Un viaggio si fa tre volte: quando lo sogni, quando lo vivi, e quando lo ricordi.”

E se non hai fatto le foto e c’hai la memoria di un pesce rosso come me non te ricordi una mazza. Viaggi solo due volte e mezza e rimani fregato.

Oggi invece fotografiamo tutto, davvero tutto. Invece di viaggiare tre volte viaggiamo quattro, cinque, sei.

Prima lo facevamo troppo poco, in molti casi anche male, aspettavamo un mese per vedere il risultato stampato dal fotografo e se uscivamo storti con gli occhi rossi, beh, pazienza. Adesso invece fotografiamo troppo, in ogni momento, e frequentiamo decine di corsi per farlo bene. Perché possiamo farlo sempre, grazie ai cellulari e alle macchine fotografiche sempre più piccole e moderne.

Fotografiamo tramonti, albe, montagne, persino i sassi. Siamo come i turisti giapponesi, ma in modalità digitale.

E la domanda è: lo facciamo ancora per ricordare? O lo facciamo per avere il giudizio positivo di gente che non conosciamo, e che probabilmente non incontreremo mai? 🙂

 

Questa riflessione è nata dalla collaborazione col sito Fotoregali, che ha lanciato un’iniziativa davvero carinissima chiamata #LaMagiadelRicordo attraverso il quale chiunque – blogger e non – può condividere un ricordo al quale è particolarmente legato, che sia di un viaggio o di qualsiasi altra cosa che lo emoziona.

E ora dimmi: c’è un viaggio o un’occasione passata in cui ti penti di non aver scattato abbastanza fotografie? Che ne pensi della mania di fotografare tutto e sempre?