Oggi ti parlo, più che di un ristorante, di un’osteria dei Castelli Romani dove mangiare un’ottima pasta alla carbonara.

Sì, ho detto osteria, quelle di una volta. Quelle in cui ti siedi, mangi ‘na favola, te fai ‘na bevuta e nel frattempo te fai due chiacchiere con l’oste.

pasta alla carbonara oste della bon'ora

Devi sapere che la pasta alla carbonara è, a mio parere, il piatto che secondo me rappresenta di più Roma. Quella che consiglio di provare a chiunque voglia visitare la mia città. Quella che, in un buon ristorante romano, deve essere perfetta.

Non deve esserci la pancetta, non deve esserci la panna, non deve esserci ASSOLUTAMENTE il parmigiano al posto del pecorino. Deve essere cremosa al punto giusto e deve essere abbastanza, ché se mi dai due spaghetti in croce ti rispondo come Checco Zalone: sì è pronta, la puoi scolare.

Se mi sbagli la pasta alla carbonara hai toppato.

A tal proposito forse ricorderai quando, mesi fa, sono stata invitata a provare un ristorante tradizionale per parlarne qui sul blog, e mi sbagliarono questo piatto alla grande.

La pasta era sciapa. E c’era la pancetta. Ed era salata, la pancetta. Molto salata. Troppo salata.

Non lo dico per atteggiarmi a critica gastronomica de ‘sta ceppa eh, lo dico perché ogni romano sa come deve essere fatto questo piatto, e non posso di certo consigliarti un ristorante tradizionale che non sa la fare.

Tutta ‘sta manfrina per dire che la Massimo, l’oste di cui sto per parlarti, mi ha stupito.

Ma partiamo dall’inizio.

Sono stata invitata a provare la cucina dell’Oste della Bon’Ora ad agosto, durante una trasferta temporanea di tutto lo staff all’Eataly di Roma Ostiense. Perché all’Eataly ospitano periodicamente gli chef di un sacco di ristoranti, tu lo sapevi? Ecco, io no.

Comunque niente, sono entrata, mi sono persa in mezzo agli scaffali del cioccolato, poi ho ritrovato la retta via e al secondo piano ho seguito il cartello che indicava l’osteria.

Ad accogliermi c’era un vero e proprio personaggio: camicia e bermuda, barbetta, faccia simpatica di uno che attacca bottone pure coi muri. Seduto al bancone della cucina e armato di megafono, invitava chiunque capitasse a tiro a provare la sua pasta alla amatriciana, o la pasta alla carbonara, o la porchetta dei Castelli Romani (minchia che fame), in un dialetto romano così coatto che io in confronto sembro cresciuta a Oxford.

Appena mi sono seduta al tavolo, lui mi ha raggiunta e mi ha raccontato la storia della sua famiglia. L’Oste della Bon’Ora infatti è un’osteria a gestione familiare: ci lavorano l’oste Massimo, la moglie e chef Maria Luisa, e i due figli.

oste della bon'ora famiglia al completo

Porchetta per antipasto e la famiglia al completo!

La cucina di Maria Luisa arriva dritta dritta dal quartiere Monti (centro di Roma) e dalle ricette della nonna, e alcune sono state rielaborate in chiave moderna per piacere pure a chi cerca sapori nuovi.

Non a caso nel menù ho trovato un mix di piatti della tradizione romana (cacio e pepe, amatriciana), piatti tradizionali rivisitati (presumo che “che fico il fegatello” sia uno di questi) e piatti che per me sono avanguardia pura (“tonnarelli con pomodoro, basilico, pecorino e melanzane sabbiate alla menta”, alla facc ro’ cazz).

Non solo: qua e là ho visto anche il simbolino indicante presìdi slow food, cioè piatti preparati con ingredienti dei piccoli produttori locali.

Insomma, dopo tutte ‘ste spiegazioni era ora di mettere sotto i denti qualcosa, così Massimo si è alzato ed è partita la seguente conversazione:

Massimo:Allora principe’, che te faccio assaggia’ oggi?

Anna: (Minchia, principessa addirittura) “Senti Massimo, io te confesso che c’ho un problema.

Massimo:Eh.

Anna:Io non ho ancora trovato un ristorante a Roma che me fa una pasta alla carbonara fatta bene.

Massimo, sgranando gli occhi come se gli avessi detto che ho un piede nella fossa:Principe’ non te preoccupa’, mo te ‘o risolvo io er problema!

E m’è arrivata quest’opera d’arte. Perché questa pasta è un’opera d’arte, non posso considerarla diversamente.

pasta alla carbonara osterie romane

Il cremoso c’era, il guanciale c’era, il pepe c’era, il pecorino PER FORTUNA c’era.

Quella che mi ha sorpreso di più però è stata la pasta: il menù diceva che tutti i primi sono fatti con pasta fresca “Michelis”, che è un piccolo laboratorio di pasta fresca artigianale. Ora, io di pasta capisco più o meno quanto capisco di fisica quantistica, ma la differenza con altri tipi di paste l’ho sentita, eccome se l’ho sentita. Mi viene il dubbio di non aver mai assaggiato una carbonara fatta con pasta fresca, a questo punto. Minchia, cosa mi sono persa per trent’anni…

Poi volevo provare qualcos’altro, ma la carbonara m’aveva già steso e mi sono data a qualcosa di piccolo. Un dolce, per esempio. E prima che tornasse Massimo m’è partito il dito sulla voce del menù che diceva “crema Maria Luisa con millefoglie sbriciolato“.

Tie’, guarda che sveglia. Un millefoglie affogato in una crema deliziosa. Altro che qualcosa di piccolo.

spaghetti alla carbonara

Sono uscita da Eataly che ero di nuovo una persona felice. E sazia, soprattutto.

Poi magari la prossima volta mi porto via pure un camion di pasta Michelis, sia mai che viene così buona pure a me.

Dove si trova l’Oste della Bon’ora

Il ristorante ha appena riaperto dopo la pausa estiva e si trova a Grottaferrata (RM), in zona Castelli Romani. L’indirizzo è Viale Vittorio Veneto 133, telefono 06.9413778 oppure 339.2325158 .

Li trovi su Facebook e Instagram, e sul sito ufficiale che è → www.lostedellabonora.com/ .

 

Questo post è frutto di una collaborazione con la Foodda Communication. Sappi che non accetto collaborazioni che mi impongono pareri positivi: questo post, come tutti i precedenti, riporta il mio sincero parere su ciò che ho assaggiato e sull’esperienza che ho vissuto. 

Bene, è tutto! Ora aspetto i tuoi commenti: sei mai stato da Massimo? E sei mai stato in una vera osteria romana? Cosa ti piacerebbe assaggiare?