Chiacchiere

Riflessioni di una viaggiatrice a digiuno

Oggi ti propongo una riflessione personale sul viaggio, su ciò che mi porta a viaggiare. Una serie di pensieri random messi insieme in un periodo di tempo piuttosto lungo, buttati giù tra il mio rientro dall’ultimo viaggio a Londra e Parigi, un vecchio post di Ciccola che parla di viaggiatori e qualche pensiero dell’ultima settimana, cioè nel pieno delle mie facoltà mentali del mio periodo di digiuno viaggereccio.

Il post di Ciccola parla delle dieci fasi del viaggiatore e descrive quello che succede a molti travellers tra una partenza e l’altra: la smania che ti piglia quando vuoi fare un viaggio, la carica che ti dà sapere che hai un biglietto aereo prenotato, l’ansia pre-partenza, la tristezza del rientro. E’ un post simpatico, e dice la verità. Nel mio caso però ha fatto partire l’embolo, perché ‘sta smania tante volte non mi viene e sto andando in paranoia.

 

Mi sta capitando spesso di chiedermi perché voglio partire.

Mi dico che parto per conoscere il mondo, per mollare tutto per qualche giorno, per conoscere altri modi di vivere la vita, per aprire la mente, per mettermi alla prova. Già, mettersi alla prova. E’ proprio questo il punto.

Forse non è un caso che io scelga sempre e solo l’Europa per i miei viaggi.

Siamo d’accordo che ogni Paese europeo è diverso dall’Italia, e che il nostro continente è il più adatto se vuoi fare un viaggio per poracci di pochi giorni, come quelli che faccio io. Ma quanto è grande la differenza tra ciò che impari visitando l’India o il Tibet e ciò che impari andando, non so, a Parigi? Enooorme. Quanto è diverso visitare quei Paesi in cui la vita è davvero diversa dalla nostra? E io, soldi e tempo a parte, non riesco nemmeno a pensarlo di visitare questi posti. Non mi sento in grado di capirli.

Forse un viaggiatore esperto non si farebbe tante pippe mentali. Io, invece, sì. Sento che avrei problemi ad adattarmi, farei la figura dell’italiana imbranata che sta bene solo a casa sua, potrei offendere qualcuno che ha un modo di vivere e pensare diversi dai miei.

Forse l’Europa è la mia comfort zone, il mio luogo sicuro.

Forse non sono la viaggiatrice che credo di essere. Forse la mia mente non è sufficientemente aperta per affrontare Paesi troppo diversi dal mio. O forse deve essere una cosa graduale.

Ricordi il famoso viaggio a Londra e Parigi?

Ti dico la verità, avevo davvero voglia di vedere entrambe, ma a un certo punto non vedevo l’ora di rientrare. Non perchè le due città non mi siano piaciute, anzi. E’ una sensazione strana, non so se riesco a descrivertela. Dopo qualche giorno inizio a sentirmi fuori posto, quando sono all’estero. Mi è successo anche in Germania due anni fa (diario di viaggio del weekend a Monaco), e non è una cosa bella per una viaggiatrice. Forse è per questo che ho iniziato a desiderare posti più particolari, esperienze più forti. La Lapponia, per citarne una.

Forse ho solo bisogno di sorprese vere.

“Chi torna da un viaggio non è mai
la stessa persona che è partita.” [proverbio cinese]

Per esempio, secondo un’interessante articolo dell’Huffington Post, la voglia di viaggiare proverrebbe addirittura da un gene, presente nel 20% della popolazione. C’è chi ce l’ha e chi non ce l’ha, non ce stanno cazzi. Sarebbe lui a renderti più o meno curioso, più o meno sensibile agli stimoli esterni, più o meno esploratore. Massimo, per esempio. Secondo me non ce l’ha il gene del viaggio. Quando parlo di andare da qualche parte e gli chiedo un parere, lo trovo sempre abbracciato al muro nel tentativo di mimetizzarsi con l’ambiente domestico. Forse sta cercando di dirmi qualcosa.

Nella mia famiglia io sono l’unica che ama viaggiare. Ogni volta che dico di essere in partenza per un determinato posto mi viene chiesto il motivo esatto per cui dovrei andarci, e non sono mai stata in quel Paese non attacca.

L’unica volta che ho ricevuto approvazione è stata per lo stage in Tunisia, ma mica perché era la Tunisia. E’ che mio nonno è un fan di Benito Mussolini. Cito testuali parole: “in Tunisia? Da sola? Ma che stai a scherza’? In Tunisia c’è stato Mussolini, so’ persone serie, vai tranquilla!“. Adorabile, mio nonno. Per la stessa logica, in teoria avrei il via libera pure per la Libia. Tanto per dire.

Io ‘sto gene del viaggio lo vedo un po’ male. Ce l’avrò o no? Boh. Forse il mio è semplicemente lunatico, va a periodi. O forse è solo leggermente rincoglionito, come tutto il resto. Questo in effetti spiegherebbe molte cose.

Tu che ne pensi? Secondo te esiste il gene del viaggio? Esiste una connessione tra i viaggi in Paesi particolari e il sentirsi veri viaggiatori? E chi è il vero viaggiatore? 

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