Finalmente è finito. Non ce la facevo più.

Di che parlo? Di quello stronzo di febbraio, e di che se no.

Le canzoni più ascoltate del mese

Meno male che esiste Spotify. E meno male che esistono i Daily Mix, i mix di canzoni proposti dalla app secondo i tuoi gusti musicali.

I miei mi sa che li crea totalmente a caso, visto che mi ci infila Justin Bieber e a ‘sto punto perché non i Teletubbies, però ogni tanto qualcosa di carino ce lo trovo.

Le canzoni più ascoltate di febbraio sono state due, entrambe piuttosto movimentate. Si tratta di Sweater Weather dei The Neighbourhood, e Handclap dei Fitz and The Tantrums. E meno male che le ho trovate, altrimenti qualcuno mi trovava spiaggiata di faccia su qualche marciapiede.

Serie tv e film del mese

Niente di nuovo da queste parti, a parte che è ricominciato Grey’s Anatomy dopo la pausa natalizia.

Sono arrivata alla 13×13 e, senza spoilerare, posso solo dire una cosa. Voglio la testa di Bailey e Minnick. Ora. Piazzatele su un aereo pilotato da Amelia e Jo e fatelo esplodere per aria. Grazie.

Ecco, brava, quindi perché non te ne vai?

Libri del mese

Nada.

Viaggio del mese

Il nulla cosmico.

Però ho visto due cose di Roma che mancavano all’appello: Ponte Milvio (senza lucchetti) e il Chiostro del Bramante, che fino a domenica ha ospitato la mostra di arte contemporanea “Love”.

Se sei di Roma ne hai sentito parlare sicuramente, anche se non sei appassionato d’arte. La foto con le zucche di Yayoi Kusama ha intasato Instagram per settimane.

Trovi altre foto della mostra sulla pagina Facebook di Profumo di Follia

Belle le opere eh, però il prezzo intero è 13 euro e con mezz’ora te le guardi tutte, il che già mi fa pensare che il biglietto sia un po’ altino rispetto all’esperienza. Nella famosa stanza delle zucche puoi starci 20 secondi cronometrati, pure se non c’è la fila. Roba che entri, scatti una foto e manco riesci a capire che cavolo hai visto, perché già devi uscire. E poi hashtag ad hoc e postazioni per farsi i selfie.

Una mostra creata solo per finire sui social, in pratica.

Figura di cacca del mese

Ieri sono andata a fare un esame adorabile, la gastroscopia. Era la prima volta che mettevo piede in un ospedale per fare una cosa del genere, e quando dico che la cosa mi terrorizzava a morte sto usando un eufemismo. Erano mesi che cercavo di non farla, ma alla fine non c’è stato niente da fare.

E niente, l’unico modo per farmi accettare l’idea di farmi infilare un tubo fino allo stomaco è stata l’accoppiata di parole “sedazione profonda”. Dormi profondamente e non senti una cippa, m’ha detto la dottoressa. Mi spareranno da lontano come si fa per sedare gli ippopotami, ho pensato, ma mi va bene.

Ho passato un mese terrificante contando i giorni che mi separavano da ieri, e poi io e il mio carico di nervosismo accumulato siamo andati a farci ‘sta gastroscopia.

Al mattino mi sono svegliata tranquilla, mi sono fatta portare in ospedale ancora tranquilla, ho chiesto tranquillamente dove fosse il reparto per quelli che gradivano un tubo nello stomaco. Tutto bene finché non mi hanno risposto guarda, devi andare giù dove sta la sala operatoria.

Sala operatoria. Ciao proprio. Anni e anni di Grey’s Anatomy e di gente che entrava in sala operatoria per un singhiozzo e usciva co’ li piedi innanzi.

Mentre aspettavo il mio turno ho visto uscire un tizio in camice verde e cuffietta, con l’ago ancora attaccato alla mano, che camminava come Robocop. C’avevo il sorriso a 52 denti ancora incastrato in faccia mentre facevo dietrofront e risalivo le scale per uscire dall’ospedale, ripetendo a nastro col cacchio che ce vado là dentro.

La faccio breve, alla fine la gastroscopia l’ho fatta. Col camice e tutto, già.

E dov’è ‘sta figuraccia? mi dirai.

Eh, proprio lì. Mi hanno fatta accomodare in sala operatoria, ho fatto il sorriso confortante di Jack Nicholson in Shining all’anestesista, e tempo venti secondi dormivo che era un piacere. Quando mi sono svegliata, neanche mezz’ora dopo, ho scoperto dall’infermiera che, pur dormendo profondamente, ero riuscita a fare un casino perché di farmi fare la gastroscopia non volevo proprio saperne, pure da addormentata.

“Hai fatto il diavolo a quattro nonostante l’anestesia” mi ha detto lei divertita. Ma non c’è stato verso, non ha voluto darmi altri dettagli. Li avrò picchiati? Avrò lanciato il tubo in testa all’anestesista? Non lo saprò mai.

Fatto sta che faccio figure di cacca pure mentre dormo. Non ce posso crede.

Riassunto del mese

Forse è la prima volta che commento così un mese da quando c’è questa rubrica, ma febbraio è stato proprio un mese faticoso. Anzi, oserei dire proprio un mese di merda.

Ho avuto l’influenza due volte e ancora non me passa, mi sono preoccupata tanto per varie cose familiari, e ho avuto spessissimo l’umore sotto le scarpe.

E’ finito nel cestino un viaggio che avevo in mente.

E poi ho richiamato un’amica che si fa viva in media una volta ogni anno bisestile (strano, il 2017 non lo è) perché a gennaio mi aveva chiesto di rivederci. Quando ho finito di incastrare i miei turni alla Tetris le ho fissato la data (perché non so te, ma io se mi dici “vediamoci” prima o poi propongo un giorno) e lei all’ultimo s’è tirata indietro. Tanto per cambiare. La prossima volta che mi chiama mi organizzo per il 2020, tanto più o meno saremo lì.

E per concludere, ho passato parecchi giorni liberi tappata dentro casa. Non per essere più produttiva del solito sul blog, o perché avessi cose interessanti da fare, ma semplicemente perché non avevo letteralmente la forza di fare niente.

Sai quando hai paura di qualcosa che sta per arrivare – nel mio caso la gastroscopia – ma al tempo stesso non vedi l’ora di affrontarlo per levartelo dai piedi e non pensarci più? E sai quando quella paura ti immobilizza e ti fa solo stare ferma ad aspettare che le ore passino? Ecco, febbraio è stato così.

Le cose positive però ci sono state. Ho rivisto la mia amica Chiara e siamo andate a provare un locale carinissimo vicino a Ponte Milvio. E la settimana scorsa sono tornata al capello rosso. Daje.

Scoperte web del mese

Come ho già detto nel Mese in 8 Punti di gennaio, questa voce è dedicata ad account social, blog post, contenuti scaricabili, app e qualsiasi altra “cosa web” interessante.

Francesca la conosco da un bel po’ di tempo, quindi questa non è una vera e propria scoperta, ma mi è piaciuto un sacco il post Libri che ispirano ricette: il tortino al cioccolato . In caso non la conoscessi, il suo è un “comfort blog” e si chiama The smell of friday.

Le sue foto mi hanno fatta ingrassare di almeno un chilo in dieci minuti, e nel post si parla anche di un libro sulle parigine. ♥

Commento del mese

Nel post della terza parte del viaggio a Varsavia mi chiedevo come mai avessimo trovato dei trdlo in una bancarella gestita da ungheresi. Daniela di Tradurre il Giappone ha svelato l’arcano e tolto ogni dubbio!

 

E meno male che ‘sto mese ne ha solo ventotto, di giorni. A te è andata meglio?