Se hai letto il mio #GuardaComeViaggio, la mia iniziativa dedicata alle abitudini in viaggio dei blogger (hai già partecipato?), forse ricorderai che non torno mai a casa senza almeno un souvenir in valigia.

Oggi approfitto dell’iniziativa di Martinaway #InValigia per parlarti di quei meravigliosi oggettini e raccontarti la loro triste, triste storia.

Le spille degli Hard Rock Cafe’

Tre fra le più belle della mia collezione: Londra, Bruxelles e Helsinki.

So che conosci già questa mia abitudine, ma non posso non menzionarle tra i miei souvenir preferiti.

C’è stato un tempo in cui mi fiondavo al negozio dell’Hard Rock Cafe’ e compravo semplicemente la cosa che mi colpiva di più. Orecchini a forma di chitarra, maglietta (costosissima) col logo del locale, bracciali, spille.

Poi deve essere successo qualcosa all’interno del mio armadio. Forse hanno litigato fra loro, non so. Fatto sta che la maglietta ha iniziato a perdere pezzi e gli orecchini hanno divorziato. Il bracciale probabilmente è scappato in Messico e, secondo alcune mie fonti, ora si fa chiamare tobillera ed è diventato femmina.

Solo le spille sono sopravvissute alla strage. L’ho preso come un segno del destino, e ora colleziono solo quelle.

Ho l’abilità di scegliere sempre l’ultima della serie, chiusa nell’unica vetrina a doppia mandata del negozio e pure in edizione limitata. Le chiavi di solito sono in mano ad un certo Julio, un immigrato messicano che proprio quel giorno è scappato a casa col cagotto. Sospetto sia lo stesso che ha aiutato il mio braccialetto a cambiare identità.

Purtroppo per lui, Julio è sempre costretto a tornare in negozio quando vedono che continuo ad indicare la MIA spilla col ditino sulla vetrina, senza muovermi, per venti minuti di fila.

Ora sto cercando un posto degno in cui sistemare tutte le spille, tipo un quadretto o qualcosa di simile. Non solo per tirarle fuori dalla scatola in cui le tengo adesso, ma pure per tirarmela a dovere quando qualcuno viene a casa mia. Sono così belle!

Cosmetici di marche locali

Io ho un problema: mi piacciono i cosmetici, e mi piacciono ancora di più quelli difficilmente reperibili in Italia. Se poi mi trovo all’estero e pesco una marca del Paese che sto visitando, godo il doppio.

In realtà amo più comprarli che utilizzarli fino alla fine. O meglio, se non sono miracolosi – e io mi aspetto che qualsiasi crema o rossetto provenienti dagli altri Paesi lo sia – smetto di usarli quasi subito, e li tengo lì sul como’ per simpatia. Almeno finché non iniziano a puzzare di morte.

Ogni tanto però trovo qualcosa che valeva la pena di provare.

Per esempio uno shampoo della marca tedesca Sante Naturkosmetik, comprato durante il weekend a Monaco di Baviera, mi ha decisamente salvato i capelli. Sì perché ho scoperto, a scoppio ritardato, che i viaggi in aereo mi seccano terribilmente la chioma. Entro Anna, esco Losanna.

Non chiedermi perché non mi porto uno shampoo miracoloso direttamente da casa. Continuo a chiedermelo pure io.

In Polonia invece mi stavano cascando a pezzi le labbra e le mani per il freddo. Per un euro a puzza ho comprato una crema mani che trovo davvero ottima, e che stranamente uso ancora adesso, e un burrocacao della Carmex. Pare di spiaccicarsi una caramella gommosa al limone sulle labbra eh, ma funziona. 

Non posso dire lo stesso di due prodotti Herbina che ho comprato in Finlandia. Il balsamo per capelli alla fragola si fa ridere dietro dalle mie doppie punte, mentre uno scrub corpo al cioccolato e avena sapeva di cioccolato sì, ma in decomposizione allo stato avanzato. Ha fatto una brutta fine, pace all’anima sua.

Le cartoline… che mi mando da sola

Questa sembra una cosa alla #foreveralone, lo riconosco. Che tristezza.

Le cartoline sono un mio chiodo fisso da un po’, e non è una novità.

Prima me le compravo e basta collezionandole vuote, poi ho iniziato a metterci i francobolli locali e a scriverci la data del viaggio.

Quando sono stata in Polonia ne ho comprata una, ci ho messo i francobolli e le date del viaggio e l’ho spedita a casa mia. Ci ha messo un mese ad arrivare eh, ho pure pensato di averla persa per sempre e stavo iniziando a rosicare di brutto, ma alla fine è arrivata tra le mie manine.

Mi piace avere anche il timbro postale e il francobollo del Paese visitato.

Di recente poi ho scoperto una cosa fantastica: un tizio qui a Roma che vende cartoline vintage. Cartoline che sono state spedite a Roma dall’Australia, dal Messico, da Brighton, ai tempi in cui viaggiare rappresentava davvero un lusso che pochi potevano permettersi. Sono bellissime e ho intenzione di scovare altre bancarelle simili nella capitale. Magari prima o poi ci farò un post.

 

E tu? Quali souvenir collezioni, e quali sono le cose più particolari che ti porti a casa?