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Roma incontra il mondo: info, costi e… vale la pena?

Questo è il quarto anno che vado al Festival dell’Oriente di Roma, che tra l’altro ha pure cambiato nome in “Roma incontra il mondo“. Pensavo di aver già scritto un post in proposito e invece non c’è, quindi oggi rimediamo.

Roma incontra il mondo è, per chi ancora non ne avesse sentito parlare, una fiera che è partita dedicandosi all’Asia e con gli anni sta via via evolvendosi in una vera e propria ammucchiata di padiglioni tematici su tutto il mondo.

Roma incontra il mondo: stand Thailandia
Lo stand thailandese

La prima volta che ci sono andata mi pare che ci fossero solo padiglioni asiatici e uno piuttosto smilzo sull’Irlanda, dove in pratica ci si sfondava di carne di Angus e basta.

La fiera di quest’anno conta la bellezza di sei padiglioni, aree esterne, esibizioni, l’Holi Festival, e per non farsi mancare niente pure ‘na mongolfiera. Sì, quelle tonde che volano. No, non domandarmi cosa c’entri. Non ancora.

Roma incontra il mondo: i padiglioni

Ora famo le cose fatte bene: cosa ce trovi a ‘sto Roma incontra il mondo e, presumo, nel Festival dell’Oriente che viene ormai proposto in tutta Italia? Te dico solo che mi sono fregata un volantino per non dimenticare nulla.

Dicevo che i padiglioni sono sei, ma vediamo quali:

  • Padiglione Festival dell’Oriente, che comprende l’area Spiritualità e Benessere. Ci trovi una mostra fotografica di Gandhi, la sala olistica, lo spazio conferenze (ogni giorno ci sono presentazioni e documentari), lo spazio yoga e meditazione, l’ayurveda e i corsi di massaggi. C’è anche una sala per la cultura indù.
  • Padiglione Festival dell’Oriente col Sushi Village. Questo padiglione è ampiamente rivolto agli appassionati di Giappone: ci sono ricostruzioni di monumenti giappi, kimono (veri e finti), stand di gadget manga e le esibizioni. Il Sushi village è la novità di quest’anno: stand di sushi e sashimi, ramen, gyoza, birra e dolci giapponesi. Di questa parlerò dopo nel dettaglio.
Roma incontra il mondo: Sushi Village
  • Padiglione Festival dell’Oriente e Festival delle Arti Marziali. Il padiglione ha due palchi delle esibizioni agli opposti dell’edificio, un’area culturale tibetana e una thailandese, e dei tatami dove si danno dimostrazioni e lezioni di arti marziali o difesa personale.
  • Padiglione Festival Irlandese. Qua c’abbiamo: una ricostruzione di Stonehenge (che sta in Inghilterra, ma sorvoliamo), l’area ciccioneggiamento selvaggio (la carne di Angus di cui ti parlavo prima), il palco delle esibizioni dove spesso ci sono musicisti, e quattro o cinque stand di gadget ispirati, più che all’Irlanda, a Harry Potter e alla magia.
  • Padiglione Festival Country e Festival dei Nativi Americani. Qui ci hanno piazzato un simil accampamento indiano, una pista per il ballo country e un tizio che vende cannoli siciliani. Boh.
Roma incontra il mondo: padiglione dei nativi americani
  • Padiglione That’s America. Mostra di macchinoni ammerigani e furgoni hippie, un’area wrestling, un toro meccanico, venditori di chiodi di pelle e luci strobo qua e là. Lo stereotipo americano fatto padiglione.

In più abbiamo ‘na secchiata di aree esterne con altrettanti “festival”, ovvero:

  • Area esterna American Motor Village + Stuntmen Show + Festival del Vento (nel senso che corrono con le macchine e ce sta la mongolfiera, ma non se c’è cattivo tempo)
  • Area esterna Festival dell’America Latina
  • Area esterna Grecia, Sardegna e Spagna (la Sardegna non l’ho capita, ma si sarà imbucata insieme a quello dei cannoli), Festival Argentino e Tango
  • Holi Festival e Cupido Festival
  • Area Artisti di Strada
  • Area esterna Africa e Brasile
  • October Festival, chiaramente ispirato all’Oktoberfest
  • Area esterna Mille e una notte

Roma incontra il mondo: cosa ne penso, pro e contro

Partiamo col dire che se son quattro anni che ci vado, il motivo è che ‘sta fiera in generale non mi dispiace.

Trovo bella l’idea di ricreare in un spazio varie fette di pianeta, in particolare quello asiatico, e di diffondere un minimo di cultura e tradizioni di diversi Paesi. Qui a Roma non ci sono eventi simili, almeno che io sappia.

Belle le mostre con i costumi tradizionali e le foto di posti spettacolari, che però sono sempre poche.

Trovo splendide anche molte esibizioni. L’altro giorno mi sono goduta un’esibizione di suonatori di tamburi giapponesi (taiko) che ho mostrato in parte anche sulle mie Storie Instagram (→@profumodifolliablog). Quattro ragazzi sorridenti ed instancabili, quattro o cinque tamburi tra cui un kodō, quello enorme a forma di barile, e un’energia pazzesca. Ora muoio dalla voglia di scoprire se esiste la possibilità di vederli in Giappone, durante qualche evento dove i turisti non creino imbarazzo. Se sai indicarmene qualcuno, in particolare in autunno, i commenti qui sotto sono tutti tuoi.

Anche il cibo in vendita alla fiera, in generale, è ottimo. L’anno scorso ho avuto modo di provare degli assaggini thailandesi, l’anno prima ho pranzato nel ristorante indiano e quello ancora prima nel vietnamita. Ed è stato sempre al Festival dell’Oriente che ho assaggiato il mio primo dorayaki, il dolcetto di Doraemon ai fagioli azuki.

Ora passiamo a cosa non mi piace, perché ormai mi sono fatta un’idea abbastanza chiara.

Se leggi l’elenco che ti ho fatto sopra, ti fai l’idea di un posto gigantesco dove praticamente hai la possibilità di “visitare” mezzo mondo, o almeno farti un’idea di come siano questi posti. Il problema è che molti “festival” esterni della fiera – i nomi li ho copiati pari pari dal volantino che ho preso lì – in realtà sono due bancarelle di gadget, intendo proprio due, e che la fiera in generale è un posto in cui gente cerca di venderti cose ispirate a questo o quel Paese.

Roma incontra il mondo: oggetti vari
Roma incontra il mondo: album in vendita al Festival dell'Irlanda
Qui ho comprato due album realizzati a mano, stupendi, ma che non c’entravano una sega col padiglione Irlanda che li ospitava!

Io, personalmente, nel padiglione Irlanda non vado a comprarci la collanina di Harry Potter. Vado a cercare, semmai, come organizzare un viaggio irlandese e purtroppo non c’è nessuno che dia quel tipo di informazioni. Se c’è, devo dire che si è imboscato proprio bene. Mi pare che l’unico stand che dia informazioni sui viaggi nel proprio Paese sia quello della Thailandia.

L’area esterna Africa/Brasile non è altro che un chiosco di caipirinha, uno di picanha brasiliana (è carne, l’ho scoperto mo) con qualche tavolo, e un poraccio col telo sul marciapiede che vende oggetti di legno simil africani. L’area spagnola è costituita da un ristorante spagnolo e un palco dove qualcuno dovrebbe ballare. Idem quella argentina, greca e sarda.

Il senso dell’aggiunta del Festival del Vento, quello della mongolfiera, mi sfugge completamente.

Aree Artisti di Strada, Mille e una notte e Cupido Festival: non pervenute.

Altra cosa che non mi piace: la riproduzione dell’esercito di terracotta cinese sono due anni che me la piazzano non nelle aree asiatiche, ma di sotto, al buio, fra i piloni che sorreggono la passerella che collega i padiglioni. Qualcuno mi spieghi cosa hanno fatto di male quei poveri soldati per meritarsi una posizione simile. Ti ci escono male pure i selfie!

Parliamo anche del Sushi Village. Minchia quanto ero gasata per questo Sushi Village, non hai idea. Non a caso mi sono fiondata immediatamente ai padiglioni asiatici per trovarlo.

Il Sushi Village è un’area al centro del padiglione 10 con un’unica cassa e vari stand bianchi tutti intorno, ognuno dedicato ad un piatto della cucina giapponese. Io sono stata venti minuti a fissare il tizio che cucinava i gyoza prima di scoprire che non potevo dare i soldi direttamente a lui. Non c’è un cartello che lo dica, manco un foglio scritto a penna. Poi ho trovato la cassa, ho pagato cinque euro di gyoza al maiale, e ciò che mi hanno consegnato è stato un cestinetto con due gyoza al maiale e un gyoza vegetariano “in omaggio”. In pratica con cinque euro ci paghi due ravioli.

Roma incontra il mondo: i gyoza del Sushi Village
Ma WTF

Con nove euro ti danno otto pezzi di uramaki, con quattro ti prendi un dorayaki. C’è anche il ramen, ma visto quello che avevo messo nello stomaco con sedici euro, non me la sono sentita di rischiare.

Se dovessi descrivere il Sushi Village in una sola parola: costosetto. Secondo me è meglio farsi un giro in un ristorante giapponese buono, ché con tre euro in più nel mio preferito ci prendo l’all you can eat. L’ultima volta io e Massimo ci siamo fatti fuori quattordici portate, altro che otto uramaki.

Roma incontra il mondo: Sushi Village

Quindi, riassumendo, secondo me vale la pena fare un giro alla fiera Roma incontra il mondo se:

  • non hai mai visto una danza indiana o un suonatore di kodō
  • ti piacerebbe indossare un vero kimono giapponese, o vedere una geisha dal vivo
  • vuoi provare la cucina thailandese, spagnola, indiana o vietnamita
  • vuoi farti un selfie con la statua di un buddha, in attesa di vederne una vera in Asia
  • adori le ciotole da meditazione tibetane in tutte le loro forme e grandezze
  • vuoi farti fare un massaggio, o scoprire qualcosa in più su yoga o ayurveda
  • ti piacciono le auto americane o vuoi farti un chiodo di pelle

Non vale la pena di andarci se:

  • cerchi informazioni su un ipotetico viaggio in Asia, America o Africa, o idee su cosa vedere
  • ti aspetti di apprendere qualcosa in più su storia e cultura asiatici, irlandesi, americani e africani
Intendo qualcosa più di questo!
  • vuoi provare per la prima volta la cucina giapponese, perché a Roma c’è di meglio e a prezzi migliori
  • ti aspetti di comprare gadget giapponesi o vere stoffe indiane
  • ti aspetti di trovare oggetti tipici americani, sudamericani o irlandesi

Prezzo del biglietto, date 2019 e come arrivare

Le date: Roma incontra il mondo (aka Festival dell’Oriente) sarà alla Nuova Fiera di Roma nei giorni 25-26-27-28 aprile e 1-4-5 maggio 2019, orario 10.30-22.30. Successivamente la fiera si sposterà a Napoli, a Perugia e in altre città italiane, ma per essere sempre aggiornati su date e città interessate consiglio di seguire la pagina Facebook “Festival dell’Oriente”. C’è anche un sito Internet, che è www.festivaldelloriente.it

→Prezzi dei biglietti: 13 euro il biglietto intero, 8 euro il biglietto ridotto valido anche per bambini tra i 5 e i 10 anni compiuti. I bambini sotto i 5 anni entrano gratis. Non si può prenotare online.

→Come arrivare a Roma incontra il mondo: fermata del treno “Fiera di Roma” sulla linea FL1 da/per l’aeroporto di Roma Fiumicino, oppure in auto prendendo il GRA, uscita 30 direzione aeroporto di Fiumicino e segui le indicazioni per “Fiera di Roma”.

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